Come liberare la Regione siciliana dal disavanzo: 1,7 miliardi + i 5 miliardi di euro già ‘spalmati’ negli anni futuri

24 gennaio 2021

 

di Massimo Costa

C’è un modo per azzerare il disavanzo della Regione siciliana? Sì, lo illustra il professore Massimo Costa, docente universitario di Economia

Abbiamo già scritto e detto che ‘impiccare’ la Sicilia fino al 2043 per un disavanzo contabile che è stato creato dall’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, nella remissione allo Stato di tutti i crediti che la Regione vantava verso lo stesso Stato, oltre ad altri errori commessi dell’attuale Governo di Nello Musumeci. Abbiamo già scritto che, a fronte di questo disavanzo, il vero debito è minimo: si tratta di una posta contabile cui non corrispondono residui passivi ancora da pagare. Abbiamo già scritto che la Regione non ha perso la propria potestà legislativa in materia di contabilità pubblica, nonostante il Decreto Legislativo 118 del 2011 e potrebbe benissimo azzerare al prossimo bilancio questo disavanzo senza nulla ferire. Ma… Poi si scatenerebbe la violenta reazione dello Stato, forse anche della Corte dei Conti per la Sicilia, istituita per difendere la Regione, ma con procedimenti di nomina diversi da quelli disposti dallo Statuto e raramente dalla nostra parte. Insomma, se noi azzeriamo il disavanzo come ci ricattano? Si profila una dura contesa, meglio evitare.

L’attuale disavanzo della Regione è farlocco: è un disavanzo a cui non corrisponde un vero debito

E allora? E allora l’UOVO DI COLOMBO. Seguitemi un attimo. Poniamo che il disavanzo cui non corrisponde alcun debito sia pari a 6 miliardi (faccio cifra tonda, il ragionamento vale lo stesso). Finché non lo copriamo accumuliamo avanzo di amministrazione “indisponibile” presso la tesoreria unica. Quando finiremo, nel 2043, potremo farne di questo avanzo ciò che vogliamo, perché a quel punto diventerà disponibile. Di colpo 6 miliardi, nel 2043 però…. E allora? E allora, visto che è un disavanzo farlocco, azzeriamolo immediatamente. Andiamo a parlare con una banca d’affari di quelle globali e facciamo un bel patto: mi presti 6 miliardi di euro per un anno, l’interesse te lo pago anticipato. Quanto vuoi? 100 milioni? Per dire… Ok, versami 5,9 miliardi di euro e fra un anno te ne do 6. Che facciamo con questi 5,9 miliardi che entrano? Non ne spendiamo neanche un centesimo. Li facciamo andare tutti in avanzo. Avremo un avanzo di amministrazione di 5,9 miliardi (ora, non nel 2043) indisponibile sul conto intestato alla Regione presso la Tesoreria unica.

Con il prestito della banca d’affari si copre il disavanzo teorico

Bene. A questo punto anziché “spalmare” di qua e di là, usiamo tutto l’avanzo indisponibile a copertura del disavanzo teorico. Il disavanzo si azzera (certo, restano 100 milioni, ma raschiando di qua e di là li troviamo e chiudiamo il disavanzo). Nell’anno t + 1 il disavanzo è azzerato e ci troviamo un avanzo di amministrazione, questa volta disponibile, pari a 6 miliardi. Che ne facciamo? Lo restituiamo pari pari alla banca d’affari secondo contratto, e abbiamo azzerato il disavanzo (non il debito, ma quello non c’entra niente con il cappio di ora).

A un cornuto (lo Stato) un cornuto e mezzo

Un’operazione contabile, di un anno solo, toglie il cappio dal collo alla Sicilia. Volere e potere. A un cornuto (lo Stato) un cornuto e mezzo. Questo risolve tutti i problemi della Sicilia? No, ma risolve quello più urgente, per il quale non si possono chiudere i bilanci. Ne resta un altro, il più importante è insolubile: lo Stato ha accollato alla Regione tutte le funzioni pubbliche ma solo una frazione delle entrate pubbliche necessarie a coprirle. In queste condizioni si creeranno in futuro nuovi disavanzi, a meno di non tagliare selvaggiamente i servizi pubblici. Ma questo è un altro problema, che se avessimo un Governo regionale potremmo iniziare seriamente ad affrontare. Ma intanto leviamoci di dosso il disavanzo farlocco.

P.s. L’operazione che ho descritto è ovviamente lecita e possibile. Ma il Governo della Repubblica, dal giorno che la annunciamo, dovrebbe diventare rosso porpora per la vergogna, e non consentirla dicendo: “Va bene, abbiamo capito, non c’è nessun debito, lo azzero io il disavanzo”. Far superare il disavanzo con l’ostruzionismo dello Stato, pagando un ‘pizzo’ a una banca d’affari è una cosa troppo enorme forse anche per Roma. Ma anche per fare questo ci vuole un Governo regionale. Il nostro è Nullo.

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