La repressione in Sicilia dopo la rivolta del 1866: fucilazioni di massa e religiosi arrestati

La repressione in Sicilia dopo la rivolta del 1866: fucilazioni di massa e religiosi arrestati
13 gennaio 2021
  • Quando i Savoia soppressero oltre mille corporazioni religiose
  • La Sicilia dopo la Rivolta del Sette e mezzo
  • Le fucilazioni di massa
  • Poi arrivò pure il colera portata da una nave

La Sicilia dopo la Rivolta del Sette e mezzo

“Il principale bersaglio di Cadorna (Palermo 1866, n.d.r.) furono gli ecclesiastici. Ritenne i frati di Sant’Antonio complici della rivolta e accusò le suore di Santa Maria la Nova di essersi fatte scortare dai ribelli. Anche stavolta, francesi e inglesi rimasero in attesa degli eventi, ma il console di Parigi, con gran parte della stampa del suo paese, invitò il governo italiano a non infierire sui rivoltosi che si erano arresi. Ma gli appelli non trovarono ascolto. Furono soppresse ben 1027 corporazioni religiose, fino ad allora scampate agli espropri disposti dopo l’unificazione. La mano della repressione si allungò sui religiosi: 47 in carcere a Palermo, 46 a Siracusa, 40 a Girgenti, 26 a Caltanissetta, 18 a Messina. Tra loro anche il vescovo novantenne di Monreale, Benedetto D’Acquisto. Ma se il generale addossava molte colpe ai religiosi, a Firenze si preferiva accusare soprattutto delinquenti e facinorosi, che non avevano seguito alcuna strategia politica.

Le fucilazioni di massa

Come in Abruzzo, il generale piemontese si comportò da conquistatore in una città ostile. Ordinò molte esecuzioni: solo il capitano Antonio Cattaneo del 10° granatieri fece fucilare ottanta prigionieri. Poco prima furono costretti a scavare una fossa comune, che doveva raccogliere i loro corpi. Un testimone di quei giorni, Gian Luigi Bozzoni, dichiarò al Giornale di Sicilia che ‘nella caserma di San Giacomo erano state trucidate 300 persone’ e che ‘300 furono anche le fucilazioni nei cimiteri di Sant’Orsola, dei Rotoli e dei Cappuccini’. Fucilazioni e anche domicilio coatto. Decine di uomini in catene furono trasportati sulle isole di Ustica e Lipari. La repressione, senza andare tanto per il sottile, andò avanti per tre mesi. Poi si annunciò un’amnistia: concedeva l’impunità a chi era stato sorpreso senza armi. Era il 31 gennaio 1867. In quel momento, solo tre persone si trovavano nelle condizioni di poterne beneficiare.

Poi arrivò pure il colera portato da una nave

E i morti della rivolta? Il calcolo non risultò semplice. Secondo stime ufficiose, tra i militari le vittime erano state 3-400 con un migliaio di feriti. Tra i rivoltosi, invece, i morti furono non meno di un migliaio, ma molti corpi vennero sepolti in fosse comuni e così non furono mai ritrovati. A confondere i calcoli contribuì il colera, diffuso in Sicilia dai soldati sbarcati dalla Tancredi. Una fonte parlò di 65.000 vittime dell’epidemia, altri stimarono 61.380 decessi. Fu comunque una strage.

Gigi Di Fiore – Controstoria dell’Unità d’Italia, Focus Storia Edizioni, pag. 330, 331.

Foto tratta da Sicilia tra storia e mito – Altervista

Tratto da Regno delle Due Sicile.eu

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