Rapine in banca, la Sicilia al secondo posto in Italia dopo la Lombardia

7 gennaio 2021

E’ quanto si legge in uno studio della FABI di Palermo. Le rapine nelle banche sono in calo, ma il dato non è uniforme in tutto il territorio nazionale 

Dalla FABI di Palermo
riceviamo e pubblichiamo 

Uno studio della FABI di Palermo sulla scorta del Rapporto Intersettoriale sulla Criminalità Predatoria 2020 dell’Ossif (il Centro di ricerca ABI sulla sicurezza anticrimine), evidenzia un calo delle rapine a danno delle banche, ma con forti distinguo sui territori.

I dati recentemente diffusi nel report 2020 dell’Ossif fanno riferimento al 2019 ed evidenziano una diminuzione dell’87% dal 2009 al 2019 (da 2.108 rapine a 272) con un calo delle rapine più significativo rispetto alla diminuzione degli sportelli che, nel periodo analizzato, è stato del 28%.

Ma ci sono grosse differenze territoriali – afferma Gabriele Urzì Segretario Provinciale FABI e Responsabile Salute e Sicurezza FABI Palermo – e la Sicilia è al secondo posto per numero di rapine (35) dopo la Lombardia (52) e, purtroppo è al primo posto se si considera il livello di rischio con un valore di 2,8 rapine ogni 100 sportelli (rispetto al 2,3 del 2018).

Entrando nello specifico dei territori, con un occhio all’Isola, dopo Milano (27 colpi) e Roma (17), troviamo al terzo posto Palermo con 16 rapine (erano state 10 nel 2018) e al decimo Catania e Siracusa con 6.

Brutte notizie per Siracusa, Palermo e Catania anche osservando l’indice di rischio (rapine ogni 100 sportelli): al primo posto troviamo Siracusa (6,1 rapine ogni 100 sportelli, con sei rapine rispetto alle due del 2018), seguita al secondo posto da Palermo (5,5 colpi ogni 100 sportelli – da 3,2 del 2018) e Catania (2,5 rapine ogni 100 sportelli).

Riguardo agli orari, nell’anno 2019, il 15% degli eventi criminosi sono avvenuti tra le 10 e le 11, il 17,5% tra le 12 e le 13 e il 19% tra le 15 e le 16 mentre, tenuto conto del numero di malviventi, i colpi sono stati effettuati da un rapinatore nel 39,5% dei casi, da due nel 39,1%, da tre nel 14,% e da più di tre nel 7,4% dei casi. Il 57,3% delle volte è stata utilizzata un’arma da taglio e il 18,1% armi da fuoco.

Le rapine sono durate circa 3 minuti nel 55,8% dei casi e da 4 a 10 minuti nel 24% e nell’84% degli episodi criminosi l’accesso in Banca dei malviventi è avvenuto dall’ingresso principale. Da sottolineare che nel 35,2% dei casi le rapine sono fallite.

“Colpisce negativamente – continua Urzì – il dato delle città siciliane. Occorre una migliore organizzazione della sicurezza, interventi mirati ad attuare una più efficace strategia antirapina, sistemi difensivi sempre più sofisticati, aumento del budget da destinare alla sicurezza, maggiore formazione del personale, apprestamento di strutture e apparati di controllo sempre più al passo con i tempi. E, nei casi di filiali particolarmente esposte per allocazione logistica e/o per livelli di business, è insostituibile la guardiania armata che costituisce il deterrente principe per i malintenzionati, soprattutto (e non si creda che siano i meno pericolosi) quando i rapinatori sono “non professionisti”. Ringraziamo sempre l’ottimo lavoro delle Forze dell’Ordine, sia sul versante della prevenzione che nella fase investigativa.

“Inutile – conclude Urzì – sbandierare da parte di ABI che il sistema bancario spende quasi 600 milioni di euro all’anno in Sicurezza: sono tante le voci di spesa più consistenti e, forse, meno importanti della sicurezza che sostengono i banchieri”.

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