I fatti di Bronte, Leonardo Sciascia: uno scheletro nell’armadio di cui non si doveva parlare

1 gennaio 2021

Il grande scrittore siciliano era un profondo conoscitore della storia della nostra Isola. La sua riflessione sulla strage perpetrata dai garibaldini a Bronte

Sui fatti di Bronte dell’estate 1860, sul­la verità dei fatti, gravò la testimo­nianza del­la letteratura garibal­dina e il com­pli­ce silenzio di una storio­gra­fia che s’av­vol­ge­va nel mito di Gari­bal­di, dei Mille, del popolo sici­liano libera­to: fin­ché uno stu­dioso di Bronte, il profes­sor Bene­detto Radice, non pub­blicò nel­l’Ar­chivio Stori­co per la Sicilia Orien­tale (anno VII, fasci­co­lo I, 1910) una mo­no­grafia inti­tolata Nino Bixio a Bron­te; e già, a dar ragione delle cause remote della rivolta, aveva pub­blicato (1906, Archivio Sto­rico Siciliano) il saggio Bron­te nella rivolu­zione del 1820.
E non è che non si sapesse della ingiustizia e della ferocia che contrassegnaro­no la repressione: ma era come una specie di «scheletro   nel­l’armadio»; tutti sape­vano che c’era, solo che non biso­gnava par­larne: per pru­den­za, per deli­catezza, perché i panni spor­chi, non che lavar­si in famiglia, non si lavano addirit­tura.

Leonardo Sciascia, Nino Bixio a Bronte, 1963

Foto tratta da Vesuvio Live

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