Brexit, raggiunto un accordo che non piacerà all’Europa del Nord (soprattutto sulla pesca)

Brexit, raggiunto un accordo che non piacerà all’Europa del Nord (soprattutto sulla pesca)
24 dicembre 2020

Il Regno Unito rimane titolare – e non poteva essere che così – del proprio mare che negli anni è stato tutelato (cosa che non è stata fatta nel Mediterraneo). I pescatori del Nord Europa avranno accesso limitato (non potranno pescare oltre certi quantitativi di pesce) per altri 5 anni e mezzo. I controlli li farà il Regno Unito. La Magistratura europea non avrà più giurisdizione nel Regno Unito. Che si chiama fuori dal programma Erasmus  

Brexit: raggiunto l’accordo economico e commerciale tra Gran Bretagna e Unione europea. Già c’è chi parla di vittoria e di sconfitta, ma forse la formula linguistica più giusta è un’altra, ovvero un compromesso. la realtà ci dice che dal primo Gennaio il Regno Unito lascerà il mercato unico e l’unione doganale europea. Le politiche Ue e gli accordi internazionali che vincolano i 27 Paesi dell’Eurozona non si applicheranno più al Regno Unito.

Ribadiamo: per molte cose si andrà avanti con compromessi, altre cose rimarranno in piedi ancora per qualche anno e altre cose ancora rimarranno, sebbene ‘rivisitate’ secondo le esigenza dei due soggetti. Ma è bene guardare alla realtà: la libera circolazione delle persone, di beni e servizi e di capitali tra il Regno Unito e Ue è finita.

Unione europea e Regno Unito, a partire dall’1 Gennaio del prossimo anno, daranno vita a due mercati separati e a due distinti spazi normativi e legali. Il Regno Unito, con un referendum popolare, ha deciso di staccarsi dall’Unione europea: e così sarà. Di fatto, l’accordo sancisce la creazione di barriere alle attività commerciali di beni e servizi, alla mobilità delle persone e agli scambi tra quelle che ormai sono due aree diverse.

Di fatto, è un accordo di recesso che punta comunque a tutelare i diritti dei cittadini dell’Unione europea e dei cittadini del Regno Unito, salvaguardando gli interessi economici e finanziari di entrambi i soggetti e la pace e la stabilità dell’Irlanda.

L’Irlanda è sempre stato un punto debole del Regno Unito: punto debole che la Ue ha cercato in tutti i modi di sfruttare. Ma vuoi per l’abilità degli inglesi nel condurre la trattativa, vuoi per la serietà degli stessi irlandesi, che non hanno fatto da ‘sponda’ all’Unione europea, alla fine l’idea di fomentare in modo strumentale la libertà degli irlandesi, per la Ue, si è rivelata inutile.

L’accordo raggiunto – circa 2000 pagine che affronta tante questioni, in parte definite, in parte ancora da definire – allontanano lo spettro di un ‘no deal’ che nessuna delle due parti voleva. C’è chi ha fatto già fatto un primo conto: secondo il QUOTIDIANO.NET, “su 65 temi nodali presi in considerazione, il Regno porterà a casa un 43% di ‘vittorie’ negoziali, contro un 40% di compromessi reciproci e solo un 17% di ‘sconfitte’ nette dinanzi alle richieste Ue”.

Ora la parola passerà al Parlamento del regno Unito e i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione europea. Le previsioni? Impossibile sbilanciarsi. Soprattutto sulla pesca non sarà facile capire come l’accordo verrà ‘digerito’ (se verrà ‘digerito’…) da Paesi come Olanda, Danimarca, Belgio, Germania. Perché scriviamo questo? Perché sulla pesca è passato un principio che i Paesi del Nord Europa potrebbero anche non ‘digerire’ bene.

In pratica, l’accordo – e non poteva che essere così – conferma la titolarità del regno Unito nelle proprie acque che questo Paese ha conservato nel rispetto degli equilibri ecologici, a differenza – ad esempio – del Mediterraneo dove i fondali sono stati in buona parte distrutti dalla pesca a strascico e dalle folli ricerche di idrocarburi.

Per non parlare della pesca del Tonno Rosso del Mediterraneo, dove le multinazionali che fanno business con il Giappone hanno relegato i Paesi europei in una posizione marginale con le politiche delle ‘quote’ di pesca che tutelano le multinazionali, non certo gli equilibri del Mediterraneo!

Di fatto, sulla pesca, è passata la linea del Regno Unito: i pescatori dei Paesi del Nord Europa potranno continuare a pescare per i prossimi cinque anni non in tutte le aree e solo fino a una certa quantità di pesce. Non è difficile intuire che ci saranno ancora divergenze e scontri: ma a decidere sul proprio mare sarà il Regno Unito, ovvero la Magistratura del Regno Unito, se è vero che la Magistratura europea non avrà voce in capitolo su questo e su tutte le altre questioni.

 

Il Regno Unito si chiama fuori dal programma Erasmus. Ufficialmente perché viene considerato “estremamente costoso”. Cosa vera, ma è altrettanto vero che agli inglesi non è mai piaciuta la ‘filosofia’ dell’Erasmus, che punta a costruire nuove generazioni ‘apolidi’, disposte a lasciarsi alle spalle la storia dei rispettivi Paesi di origine, quasi un manifesto all’ignoranza del passato come forza motrice per costruire un’Europa di solo presente e futuro.

QUI L’ARTICOLO DI NOVA SUI VARI PUNTI DELL’ACCORDO 

Foto tratta da Il Post

 

 

 

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