I robot avanzano in tutto il mondo. Cosa sta facendo l’Italia per evitare una nuova ondata di disoccupati?

I robot avanzano in tutto il mondo. Cosa sta facendo l’Italia per evitare una nuova ondata di disoccupati?
19 novembre 2020

Mentre la robottistica avanza in tutto il mondo, e mentre il tutto il mondo si cerca di capire cosa fare per limitare l’aumento della disoccupazione (perché, alla fine, i robot sostituiscono le persone), in Italia il Governo e i Sindacati si limitano a disegnare grafici sulla perdita di posti di lavoro…  

di Ignazio Greco

Nei primi anni 2000 in Italia, come negli altri Paesi, le case automobilistiche hanno robottizzato le catene di montaggio, mandando a casa migliaia di operai. Dopo i primi fermenti sindacali, gli operai furono lasciati al loro destino, alcuni dal Nord Italia sono ritornati nella loro terra d’origine, altri si sono riconvertiti aprendo piccoli negozi, chi si è dato all’artigianato, chi all’agricoltura, ma molti sono ancora disoccupati e oggi vanno avanti con il Reddito di cittadinanza.

Oggi il rischio di una nuova ondata di robottizzazione si ripresenta. Questa volta non colpisce la classe operaia ma il terziario. Prima, dei Robot, si sono avvantaggiati le lobbies automobilistiche, adesso le lobbies dei Call-center e delle Banche. Cerchiamo di capire, innanzitutto, dove nasce la robottistica.

La Silicon Valley, in California, prende il nome dalla presenza proprio del silicio con cui si producevano qui i primi microcircuiti e si trova nella San Francisco Bay Area. Tra le aziende aventi sede nella Valley si ricordano produttori di componentistica come Adobe Systems Inc., Cisco Systems Inc., Apple Computer Inc. e Microsoft, nonché motori di ricerca e network quali Google, Yahoo, Facebook ed eBay.

Anche da noi, In Italia , i robot sono già stati acquistati dalle lobbies della telefonia e delle banche. Provate a chiamare un numero telefonico a 3 cifre per parlare con il vostro gestore telefonico, o il numero verde della vostra banca on-line per risolvere un problema dovuto ad un guasto. Vi risponde un robot vocale che, in funzione di quello che gli chiedete (il più delle volte non capisce), vi dice di pigiare il tasto, della vostra tastiera telefonica, da 1 a 9 secondo il tipo di problema che volete risolto e vi risponde sempre il robot vocale. Questi robot servono a ridurre drasticamente il personale delle aziende e ha come obiettivo quello di ridurre i costi, mandando a casa gli impiegati.

La teoria di Corbat trova riscontro in uno degli studi condotti sull’argomento. Uno dei più recenti, di Brookings Institution, rivela che robot e intelligenza artificiale entro il 2030 potrebbero prendere il posto del 25% dei lavoratori umani a livello mondiale.

Vanno nascendo sempre più Silicon Valley in India, in Croazia (nel settore automobilistico) e altri ne verranno, perché il futuro è nella robottistica.

I robot dominano nei call center. L’allarme arriva dagli Stati Uniti, dove i programmi di intelligenza artificiale stanno sostituendo nella vendita gli operatori in carne ed ossa.

E in Italia? Cosa sta succedendo nel nostro Paese? Una nuova ondata di disoccupati. Con il Covid, Governo e Sindacati sembra che non abbiano null’altro da fare. I Sindacati sembra che dormano. Fermare la robottizzazione non si può, non si deve, perché dovrà migliorare la qualità della vita dell’uomo. Ma c’è molto che dovrebbero fare Governo e Sindacati, trovare delle alternative che possano reimpiegare le risorse umane di cui dispone il Paese. Non è certamente un articolista a trovare la soluzione: il Governo dispone di esperti e, oltre a quelli del Covid, ne dovrebbe trovare altri che possano risolvere questo problema. Se Governo e Sindacati continueranno a dormire, ci ritroveremo con almeno un disoccupato a famiglia.

Foto tratta da Reporter Gourmet

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