Il mistero dei giganteschi roghi che, fino all’età del bronzo, incendiavano le case

Il mistero dei giganteschi roghi che, fino all’età del bronzo, incendiavano le case
13 ottobre 2020

Questo avveniva ogni 75-80 anni. Il fuoco era così forte che le argille diventavano ceramiche. La possibili spiegazioni, tra le quali non manca la presenza di UFO

di Nota Diplomatica

A partire all’incirca dal 6500 a.C. – grosso modo, l’inizio del Neolitico – e andando avanti per migliaia d’anni, fino all’età del bronzo, i proto-europei di larghe parti del Sud Est ed Est Europa usavano distruggere periodicamente non solo le proprie case ma le proprie città in giganteschi roghi che raggiungevano temperature capaci di vetrificare l’argilla di cui erano perlopiù costruite, lasciando strati di vaste rovine trasformate di fatto in ceramica.

Quando i primi siti che mostravano le tracce di ciò che ora si chiama convenzionalmente “domicidio” sono stati scoperti negli anni Quaranta del secolo scorso, sono stati attribuiti o ad atti di guerra o a incendi accidentali. Poi è risultato essere un fenomeno estremamente esteso – all’interno dell’ “orizzonte culturale” indicato nell’immagine qui sopra – e ripetuto negli stessi siti ogni 75-80 anni. Alcuni di questi rivelano moltissimi strati di costruzioni vetrificate nel corso dei millenni. Inoltre, i tentativi di riprodurre le condizioni di una simile distruzione “spontanea” sono falliti in quanto le temperature raggiunte non sono state abbastanza alte per trasformare le rovine in ceramica.

Oggi è largamente accettata l’ipotesi che si trattasse invece di una forma di deliberato “rinnovo urbano” condotto forse per motivi rituali, anche se molte altre spiegazioni sono state proposte: la “fumigazione” per liberarsi da infestazioni di vario tipo, la demolizione delle strutture per recuperare i materiali edili oppure per rendere i terreni nuovamente edificabili. È stata avanzata anche un’ipotesi suggerita dall’antichissimo concetto buddhista di Saṃsāra, secondo cui abbattendo le costruzioni vecchie, gli abitanti volessero liberarne le “anime” di modo che potessero “rinascere” in strutture nuove.

Quello che è invece chiaro è che lo sforzo richiesto per compiere la distruzione sarebbe stato enorme, specialmente per raccogliere e sistemare la grandissima quantità di materiale incendiario aggiuntivo necessario per generare temperature capaci di vetrificare interi agglomerati, abitati a volte da migliaia di persone. Naturalmente, davanti al mistero, c’è chi preferisce attribuire tutto quanto ad attacchi sistematici da parte degli UFO – ma in quel caso bisognerebbe spiegare perché gli extraterrestri volessero darsi tanta pena…

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