Pescherecci sequestrati: perché Musumeci non fa come Rino Nicolosi con Gheddafi, andando in Libia a parlare con Haftar?

3 ottobre 2020

Da quello che si capisce, le trattative per liberare i 18 pescatori di Mazara del Vallo non stanno andando bene. Altrimenti non ci sarebbero le proteste dei familiari dei pescatori che, dopo un mese, sono giustamente preoccupati. Perché il Governo siciliano non prende l’iniziativa?

Da un mese i familiari dei 18 pescatori di Mazara del Vallo sono ‘prigionieri’ del gruppo libico comandato dal generale Khalifa Haftar. Ricordiamo che i libici hanno sequestrato i pescherecci ‘Antartide’ e ‘Medinea’ nei primi giorni dello scorso Settembre. Il blocco e sequestro delle due imbarcazioni da pesca siciliane è avvenuto il giorno dopo la visita del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in Libia.

Da allora ad oggi non sono mancate le trattative diplomatiche, delle quali si conoscono solo alcuni particolari. Si sa, ad esempio, che i libici del generale Haftar hanno chiesto chiesto l’estradizione di quattro scafisti, detenuti in Italia perché condannati per la cosiddetta ‘Strage di Ferragosto’: strage che, nell’estate del 2015, portò alla morte di 49 persone.

Le trattative, a quanto pare, non vanno bene: in primo luogo perché i 18 pescatori sono ancora prigionieri in Libia; in secondo luogo perché, adesso, i libici accusano i pescatori mazaresi di aver custodito droga a bordo. Accusa un po’ strana, che comunque dà la misura della determinazione con la quale i libici del generale Haftar stanno conducendo la trattativa.

Ci sono state e ci sono proteste dei familiari dei pescatori prigionieri a Roma e a Mazara del Vallo. Ci sono stati ripetuti interventi del sindaco. E, oggi, c’è anche un lungo comunicato del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che vi risparmiamo, perché si tratta solo di belle parole masse una dietro l’altra che, con rispetto parlando, non servono a molto.

Che dire? Noi ricordiamo che, negli anni ’80, c’erano stati problemi tra l’Italia e la Libia, allora sotto il controllo del colonnello Gheddafi. A un certo punto il Governo regionale dell’epoca, retto dal democristiano Rino Nicolosi, prese, come si suo dire, il coraggio tra le mani, e chiede direttamente un incontro con Gheddafi.

Il colonnello libico fece sapere di essere ben contento di ricevere una delegazione del Governo siciliano. E la visita diplomatica divenne realtà: il presidente Nicolosi partì per la Libia con l’allora assessore alla Cooperazione, il socialista Turi Lombardo, e con un gruppo di lavoro.

Tutto venne gestito nel rigoroso silenzio. Almeno ufficialmente la tesi fu che il Ministero degli Esteri italiano non sapeva nulla. Era vero? Non siamo in grado di dirlo, anche se un po’ ci crediamo. Perché le reazioni del Governo italiano del tempo furono molto dure verso il Governo della nostra Isola. Ma Nicolosi tirò dritto e rimase presidente della Regione, dimostrando che la Sicilia, Regione autonoma, poteva fare politica estera.

Può servire quell’esempio nella vicenda dei due pescherecci di Mazara del vallo sequestrati dai libici del generale Haftar? Non conosciamo, allo stato dei fatti, soluzioni: volendo, il Governo siciliano potrebbe giocare questa carta.

Lo sappiamo: la Libia di oggi non è la Libia di Gheddafi, che allora era unita sotto la guida del colonnello. Oggi, dopo la disgraziata guerra voluta dalla Francia, la Libia è nel caos: c’è una guerra civile e ci sono almeno quattro fazioni in lotta: e il generale Haftar è a capo di una di queste fazioni.

Haftar è un leader che oggi guida una parte della Libia. E Musumeci è il Governatore della Sicilia. Cosa ci sarebbe di strano se i due si incontrassero?

Foto tratta da Guida Sicilia

 

 

 

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