Dopo la vittoria del Sì al referendum serve una legge d’iniziativa popolare

Dopo la vittoria del Sì al referendum serve una legge d’iniziativa popolare
29 settembre 2020

Oggi perché c’è la necessità di procedere al più presto alla modifica della Costituzione e lo si deve fare con le stesse modalità utilizzate dall’Assemblea Costituente. Queste scelte si potrebbero fare facilmente con il consenso di quasi tutte forze parlamentari, ma la vera spinta non può che venire dal basso

di Alessio Lattuca

Il vero scandalo è la condizione in cui versa il Paese che registra l’annosa anomalia causata da un malinteso senso della democrazia. Con una classe politica che, dal 2005, a causa di vergognose leggi elettorali – Porcellum e Rosatellum – ha delegato il “potere” a cinque soggetti capi-partito che decidono la composizione (di nominati) del Parlamento.

Siamo finiti in un tempo che traduce il paradosso in “grottesco”. Tuttavia, per tentare di migliorare la situazione occorrerebbe una legge elettorale seria, grazie alla quale il cittadino possa scegliere “il parlamentare, la coalizione e il programma”.

In ogni caso, è indispensabile – nel frattempo che il ceto politico (particolarmente litigioso) trovi un’intesa – sostituire l’attuale legge elettorale con il “Matterellum”. Che non è la migliore delle leggi in assoluto ma è sicuramente migliore delle stravaganti leggi Porcellumm e Rosatellum (che in questi anni hanno usurpato ai cittadini il diritto di scegliere gli eletti) e di altre ipotesi. Ecco perché su temi così significativi per il corretto dispiegarsi della democrazia e per il bene comune occorre che gli elettori siano informati, perché siano in grado di verificare dove sta la fregatura e comprendere che non siano quelle che abbiamo visto in questi anni le riforme che servono.

Si tratta di ridurre i rischi ed impegnarsi perché il pericolosissimo crinale che ha trasfigurato la politica non si inclini ulteriormente. Riporto considerazioni che ho manifestato nel periodo precedente al referendum per il taglio dei parlamentari, in merito alla preoccupazione condivisa da moltissimi soggetti pubblici e privati secondo la quale, in assenza di confronto e informazione, risultasse difficile o peggio, impossibile, recuperare mesi di “propaganda anche facile e truffaldina” messa in campo dai partiti che hanno fatto della “demagogia” la loro cifra.

Tragica, violenta espressione dell’antipolitica: la stessa che veniva usata da coloro che prima erano fuori e ora sono dentro la casta, da una parte; e da chi riteneva che sarebbe stata la giusta risposta da dare ad una classe politica inetta e in parte impresentabile, dall’altra.

Tuttavia, i fatti hanno dato ragione a chi si è impegnato per contrastare gli equivoci insorti e perché diffidava della bontà delle contraddizioni del referendum e i risultati delle posizioni del No lo confermano. Infatti il numero delle persone, degli esponenti politici ed istituzionali che hanno votato No al referendum costituzionale rappresenta una quota significativa; un fronte progressista in cui si riconoscono molti elettori che sulla Costituzione non intendono con chi ama Chavez e Orban e che scelgono di porre un argine contro la mutilazione del Parlamento, in difesa della democrazia e della Costituzione.

In definitiva, è risultato evidente che il taglio dei deputati servisse, esclusivamente, a consegnare lo scalpo di un terzo di deputati e senatori ai populisti. E’ che il combinato disposto meno parlamentari, in uno con le liste bloccate e l’esercito di “nominati”, significa maggiore potere ai segretari di partito, meno controllo sulla gestione privatistica delle istituzioni da parte dei partiti, meno possibilità di scelta per i cittadini, meno rappresentanza per i territori e meno rappresentanza per le minoranze. Ma più potere alla “nuova casta populista” che dileggia il Parlamento e vorrebbe sostituire la Democrazia rappresentativa con il televoto.

Adesso la vera posta in gioco è la difesa della Democrazia parlamentare. Altro che Democrazia diretta e uno vale uno! Al riguardo occorre impegnarsi con effettivo senso di responsabilità, perché non bisogna dimenticare che spirano venti di illiberalita’ e le democrature sono in agguato.

La realtà degradata dimostra che la conoscenza, la competenza e l’esperienza siano fattori essenziali per la “salute della Democrazia”. A proposito di salute della Democrazia bisogna stare allerta perché i rischi non cessano con il referendum: purtroppo, il combinato disposto tra l’eventuale taglio dei parlamentari e il profilo “architettato” della nuova legge elettorale che soffocherà definitivamente le minoranze e alimenterà la dittatura della maggioranza (come preconizzava Norberto Bobbio) è davvero dirompente. Si tratta di una riforma molto pericolosa perché, invece di riformare la legge elettorale per offrire agli elettore un vero strumento democratico per avvicinarli alla politica e fare altre modifiche negli interessi dei cittadini”, produce una riforma nell’interesse della casta.

E questo avviene in periodo storico nel quale la crisi da Covid avrebbe preteso di concentrare impegno e risorse per governare la complessità e programmare lo sviluppo con il corretto utilizzo del Recovery found e, possibilmente, del MES. Invece emerge l’amara considerazione che questa riforma sia stata portata avanti da chi, in questi anni, si è presentato come anticasta, per ottenere ancora potere, ma senza alcuna ipotesi di riuscire a fare delle riforme che siano davvero, anticasta. L’abilità di detti soggetti e stata quella di far credere agli italiani che questa sia la medicina per ottenere una cura dalla politica che non funziona. Mentre servono parlamentari competenti, onesti, capaci e interessati al bene comune, che facciano le riforme nell’interesse del Paese.

L’obiezione ricorrente, dopo l’esito della consultazione, è che occorra una legge di iniziativa popolare perché esiste la necessità di procedere al più presto, alla modifica della Costituzione e lo si deve fare con le stesse modalità utilizzate dall’Assemblea Costituente. Queste scelte si potrebbero fare facilmente con il consenso di quasi tutte forze parlamentari, ma la vera spinta non può che venire dal basso.

Fotto tratta da Marcello Venezioni

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