Il prezzo della frutta cresce del 10% mentre gli agricoltori siciliani la lasciano sugli alberi! Com’è possibile?/ MATTINALE 541

Il prezzo della frutta cresce del 10% mentre gli agricoltori siciliani la lasciano sugli alberi! Com’è possibile?/ MATTINALE 541
16 settembre 2020

Succedono le cose più strane nel mondo dell’agricoltura. Anche che gli agricoltori non raccolgano più la frutta perché il prezzo è troppo basso, mentre la stessa frutta che arriva da Paesi esteri viene venduta nei Centri commerciali a prezzi elevati! Ed è una frutta senza sapore, magari zeppa di pesticidi! Il fallimento integrale della politica agricola

In agricoltura c’è una notizia che sta passando quasi inosservata: l’aumento del prezzo – tra l’8 e il 10% – della frutta. La notizia è particolare, soprattutto nel Sud Italia e in Sicilia, dove coltivare frutta è diventato problematico. Costi di produzione sempre più alti (soprattutto per ciò che riguarda il costo del lavoro, ma non soltanto) e prezzi sempre più bassi. Com’è possibile, allora, che il prezzo al dettaglio della frutta sia cresciuto dell’8-10%?

La risposta è semplice: perché, anche sulla frutta, a guadagnarci sono i commercianti, non certo gli agricoltori. Questo avviene soprattutto nel Sud e in Sicilia, dove tutte le ‘autorità’ sembrano impegnate ad affossare il settore agricolo.

L’aumento del prezzo della frutta è singolare anche per altri motivi. Proviamo a illustrarli.

Non c’è bisogno di essere esperti del settore per capire che il 70% e forse più della frutta che si trova nei grandi Centri commerciali non ha sapore. Si salva la frutta dei piccoli negozi artigianali, anche se ormai non sempre è così. Questo perché quando la frutta locale non si trova, anche i titolari dei piccoli negozi artigianali acquistano e mettono in vendita la frutta che arriva da chissà dove.

La frutta che arriva da chissà dove, quasi sempre di qualità scadente e prodotta chissà come, costa poco. Ma siccome i commercianti ci debbono guadagnare, e siccome i consumatori non hanno molte alternative, il prezzo lo decidono gli stessi commercianti.

E questo succede mentre nel mondo della Grande distribuzione organizzata italiana – anzi che opera in Italia, perché non tutti i marchi della Grande distribuzione italiana sono italiani – è in corso una ‘guerra’: tant’è vero che alcuni grandi marchi stanno abbandonando alcune città, forse perché sono in crisi o, forse, perché stanno chiudendo.

In piena ‘guerra commerciale’, a rigor di logica economica, i prezzi dovrebbero essere più bassi. Invece, per la frutta, in Italia, si assiste al doppio paradosso: c’è una guerra commerciale, ma la citata frutta- che è in buona parte estera, spesso non ha alcun sapore, Iddio solo sa come viene prodotta (con riferimento all’uso di prodotti chimici) – costa pure di più!

Che significa questo? Che nonostante la ‘guerra’ in corso nella Grande distribuzione organizzata il prezzo della frutta non va giù, ma anzi va su, sia perché così decidono i gestori della Grande distribuzione organizzata, sia perché tanti consumatori sono comunque disposti ad acquistare la frutta, anche perché molti di loro non hanno mai visto una campagna, non sanno cosa sono i frutteti e, possibilmente, sono cresciuti in un tempo in cui non hanno avuto la fortuna – per esempio nel caso della Sicilia – di conoscere la dolcezza delle angurie coltivate nelle ‘sciare’ di Mazara del Vallo e pensano che il mondo delle angurie sia quello delle angurie che arrivano dal Nord Africa (anche se loro, spesso, non sanno da dove arriva la frutta che portano in tavola).

Che fare davanti a questo disastro? Cambiare abitudini. Lo sappiamo: la vita è frenetica, i redditi, quando ci sono, sono bassi; il tempo è poco e così si finisce per entrare in un Centro commerciale ‘con una pietra al collo’, acquistando la prima frutta che arriva sotto mano, senza nemmeno riflettere sui prezzi.

Eppure basterebbe riflettere un po’ per capire che un’arancia non può costare 0,50 centesimi di euro, cioè mille lire! Quando c’era la lira se avessero cercato di venderci un’arancia di pezzatura media (200 grammi circa) mille lire sarebbe finita a botte! Oggi, grazie al disastro provocato dall’euro, moneta distruttiva, diamo tutto per buono!

E allora? E allora, se vi è possibile, non acquistate più la frutta nei Centri commerciali. Datevi da fare e, una vota ogni settimana, provate ad acquistare la frutta direttamente dagli agricoltori.

Attenzione anche ai mercati locali: acquistate lì la frutta solo se c’è un rapporto di fiducia, sennò rivolgetevi direttamente agli agricoltori o al massimo, in qualche negozio artigianale del quale vi fidate.

Ma, soprattutto, non acquistate la frutta nei grandi Centri commerciali, soprattutto se esteri!

 

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