Silvano Riggio: “Trent’anni fa illustrai a Leoluca Orlando i danni del Tram, ma…”

Silvano Riggio: “Trent’anni fa illustrai a Leoluca Orlando i danni del Tram, ma…”
14 settembre 2020

In questo articolo il professore Silvano Riggio, docente di Ecologia all’università di Palermo, ricorda che, circa trent’anni fa, illustrò all’allora sindaco Leoluca Orlando (sì, era sindaco di Palermo anche allora…) i danni che il Tram avrebbe prodotto alla città. Danni e disagi che oggi sono sotto gli occhi di tutti

di Silvano Riggio

Ho sempre giudicato sbagliata la scelta del Tram fin dal primo momento e in tempi assolutamente non sospetti, vuol dire da almeno trent’anni, da quando se ne parlò per la prima volta. E ricordo di avere sconsigliato a Leoluca Orlando, che era stato imbeccato da Gianni Silvestrini, di attuare un piano Tram per Palermo. Il perché è molto semplice e non richiede grandi conoscenze di urbanistiche ma soltanto buon senso, quello che difetta ai nostri programmatori.

Schematizzando si osserva:

– che a Palermo sono assenti le grandi arterie urbane o avenues capaci di alloggiare le corsie del Tram senza intralciare la circolazione di altri mezzi di trasporto;

– che a differenza delle grandi metropoli continentali, che si espandono su un’area pianeggiante quadrata o circolare, Palermo si sviluppa su un’area grossolanamente triangolare con la base rivolta a mare e l’apice al monte. Si identifica un asse longitudinale maggiore che incrocia un asse verticale minore. Entrambe gli assi incontrano una barriera nel nucleo centrale costituito dal vecchio Centro storico, impenetrabile ai mezzi di superficie e in particolare al Tram.

In un Piano corretto di viabilità pubblica va previsto il collegamento più rapido possibile fra i due poli principali:

a – l’asse longitudinale Oreto – Villa Sofia Croce Rossa nella direttrice est – ovest per un percorso superiore ai 10 km;

b – l’asse verticale a monte nella direttrice Nord – Sud fra La Rocca – Monreale e il Porto.

Anche qui fra i due estremi si frappone la barriera intangibile del Centro storico. Non è concepibile una linea tranviaria che l’attraversi in superficie percorrendo strade storiche con lume asfittico. Soltanto collegando senza intoppi i due assi si può sviluppare una viabilità agile e sicura capace di incoraggiare i cittadini ad abbandonare l’auto e a prendere i mezzi pubblici.

E poi, feci riflettere Orlando, sui problemi connessi ai lavori necessari per installare il Tram, agli scavi, all’interruzione delle principali arterie cittadine, allo strozzamento delle vecchie strade troppo strette, alla mancanza di avenues, alla velocità necessariamente ridotta del Tram, alla formazione di diaframmi insuperabili nelle maggiori arterie, ai disagi della cittadinanza, all’ostacolo frapposto alla percorrenza delle ambulanze e dei veicoli della Protezione civile e tanto altro.

Queste erano le conseguenze previste nella scelta della mobilità di superficie. Conclusione: in una città con la topografia di Palermo la scelta del Tram presenta troppi risvolti negativi e va assolutamente evitata, o quanto meno ristretta a ai collegamenti dalle periferie, laddove però esistano le condizioni urbanistiche idonee.

Unica soluzione, sostenni, è la metropolitana sulla falsariga della tratta ferroviaria urbana compresa fra il porto, la stazione Sampolo e la stazione Lolli, con destinazione finale la Stazione entrale e San Lorenzo.

Mi ricordo ancora la risposta sbrigativa di Orlando:

“La metropolitana, manco se ne parla! Con la metropolitana faresti solo un favore ai mafiosi”.

E si chiuse lì. Silvestrini, come Cicero pro domo sua, anzi pro Tram suo, aveva compiuto il plagio. Ora non ci resta che goderci le conseguenze, con il Bombardier, con l’effetto dirompente che richiama i bombardamenti degli alleati che hanno segnato la storia della città e del suo centro per almeno 70 anni e forse più.

Foto tratta da L’Opinione della Sicilia

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