Libano, da Svizzera dorata degli anni ’60 all’inferno di oggi (VIDEO)

Libano, da Svizzera dorata degli anni ’60 all’inferno di oggi (VIDEO)
5 agosto 2020

L’unico dato certo, fino ad ora, è che nell’area portuale di Beirut giacevano, da anni,  2 mila e 750 tonnellate di nitrato di ammonio. Come si possa lasciare un carico così pericoloso in una zona popolata non si capisce. L’articolo di ‘scenarieconomici.it’ con due video

Ormai da mesi, in Libano, sono tante le morti negli ospedali per mancanza di energia elettrica. La crisi economica si somma alla pandemia di Coronavirus. E’ in questo Paese che, ieri, due esplosioni hanno provocato morte, disperazione e centinaia di migliaia di senzatetto. Mentre scriviamo non c’è ancora la verità: c’è chi parla di fatalità legata a un carico di nitrato di ammonio di fatto abbandonato dalle autorità; e c’è chi parla di una bomba (leggere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump).

Le autorità libanese smentiscono la tesi una una bomba. Ma fonti israeliane fanno sapere che nel magazzino che custodiva il carico di nitrato di ammonio era utilizzato da Hezbollah, organizzazione paramilitare libanese diventata un partito politico sciita del Libano.

Di certo c’è che Beirut le due esplosioni sono avvenute in un deposito che si trova – o meglio, che si trovava nei pressi del porto. Qui c’erano 2 mila e 750 tonnellate di nitrato di ammonio, a quanto pare confiscate anni fa a contrabbandieri. Come sia possibile che un materia così pericoloso possa restare per anni in un magazzino, in un luogo frequentato da migliaia di persone non si capisce. O forse si intuisce, alla luce della crisi economica che ha colpito questo Paese, un tempo oasi di ricchezza e benessere.

Negli anni ’60 del secolo passato Beirut venia considerata una sorta di Svizzera dorata. Vi si ritrovavano le granti star del cinema di quegli anni, da Omar Sharif, il protagonista del “Il dottor Zhivago”, a Brigitte Bardot. Altri tempi.

Per ora i morti sono un centinaio. Ma si teme che il numero posso aumentare. Dire che, in queste ore, la città è nel caos è un eufemismo. Gli ospedali sono stati letteralmente presi d’assalto da centinaia di feriti. Gli appelli per le donazioni di sangue si susseguono a ritmo continuo. Medici e infermieri sono tutti i servizio senza sosta.

Come già accennato, la crisi economica morde. E c’è anche il Coronavirus, con il Governo che ha reintrodotto le misure restrittive. La lira vale 11 mila contro il dollaro: un anno fa era a mille e 500.

Interessante l’articolo di scenarieconomici.it. Ci sono un video e “un twit del Premier israeliano Netanyahu:

“Abbiamo colpito una cellula e ora abbiamo colpito gli operatori. Faremo ciò che è necessario per difenderci. Suggerisco a tutti loro, incluso Hezbollah, di tenerlo a mente seriamente.”

E poi:

PM Netanyahu: “Non sono parole vane; hanno alle spalle tutto il peso dello Stato di Israele e dell’IDF – Forze di Difesa israeliana – e andrebbero prese sul serio”.

“Eppure Hezbollah avrebbe dichiarato ai media libanesi che l’esplosione non è collegata alle recenti tensioni tra Israele e il loro gruppo nel sud del Libano, negando la verità ‘di tutto quello che sta circolando sugli attacchi israeliani e sulle armi di Hezbollah depositate nel porto’”.

“E però nel frattempo – prosegue l’articolo di scenarieconomici.it – la popolazione israeliana sembra sapere benissimo a chi imputare l’attacco: oggi ha manifestato davanti alla casa del Premier, a Gerusalemme.

https://www.facebook.com/watch/live/?v=1408062059389698&ref=external

“Sappiamo che la guerra occupa anche attraverso l’imposizione di una moneta estera -eggiamo sempre nell’articolo -. Ad esempio, quale moneta utilizzano i palestinesi? Senza indagare più in la, mi sovviene dei problemi monetari scoppiati l’anno scorso in Libano: iperinflazione, aggancio al dollaro, squilibrio della bilancia commerciale verso le importazioni che il sistema bancario ha voluto affrontare offrendo tassi di interesse altissimi sui depositi in Lire mentre la Banca centrale è corsa ai ripari malamente contro la dollarizzazione del Paese, ordinando agli uffici di cambio – le multinazionali Western Union e MoneyGram – di pagare in Lire contanti piuttosto che in dollari anche per i trasferimenti degli emigranti in dollari. Il tutto peggiorato dal downgrading, puntuale come un orologio svizzero del debito sovrano da parte di Fitch”.

Foto tratta da 3B Meteo

 

 

 

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