Morire a 67 anni da operaio forestale mentre va a spegnere un incendio/ MATTINALE 498

Morire a 67 anni da operaio forestale mentre va a spegnere un incendio/ MATTINALE 498
2 agosto 2020

In genere a 67 anni si è già in pensione. Non tra i forestali siciliani lavoratori precari da oltre trent’anni che in un certo senso, sono stati, come dire?, i precursori della legge Fornero. Così, ieri,un operaio forestale di 67 anni è morto mentre – a 67 anni! – si recava a spegnare un incendio

La notizia la leggiamo su tanti giornali: un operaio forestale di 67 anni – 67 anni! – è morto a Messina, per la precisione a San Filippo superiore, mentre si recava a spegnere un incendio. Si chiamava Paolo Todaro ed era originario di Mili San Marco, o Mili inferiore, una frazione della prima Circoscrizione del Comune di Messina. Lascia la moglie casalinga e una figlia.

Chi legge questo blog sa che, da quando siamo in rete, abbiamo sempre difeso gli operai forestali della Sicilia dagli attacchi volgari e falsi di una certa televisione che, quando Matteo Renzi governava l’Italia, per giustificare gli scippi finanziari alla Regione siciliana, non perdeva occasione per gettare discredito su questa categoria di lavoratori sempre in prima fila quando c’è da faticare e, soprattutto, quando c’è da affrontare gli incendi, ormai diventati una costante nella nostra Isola da quando si ‘risparmia’ sui lavori di prevenzione del fuoco nel territorio.

Il più bel commento sulla morte di questo operaio forestale l’ha scritto il nostro amico Marco Lo Dico sulla propria pagina Facebook:

“Oltre 20000 forestali indicati come la vergogna siciliana. Simbolo degli sprechi e delle clientele… fannulloni, inutili… ognuno senza la dignità di un nome e di un cognome che possa difendere e rivendicare la propria dignità di lavoratore e di cittadino… bollato e marchiato come reietto della società… vergogna siciliana e solo Siciliana…perché si sa, gli sprechi e i fannulloni per tradizioni vivono e crescono solo a certe latitudini… lo ricordano ad ogni occasione gli esseri superiori alla Feltri, alla Daverio o alla Martinelli… perché nascere al Sud ed in Sicilia vuole dire nascere senza speranza, senza dignità e con la propensione a delinquere…”.

“Ma oggi – prosegue Marco Lo Dico – muore per spegnere un incendio uno di questi tanti, troppi fannulloni… a 67 anni… a 67 anni… a 67 anni …a 67 anni… un uomo che ad altre latitudini è nei giardinetti a leggere il Giornale… e magari a sputare sentenze su questi forestali… manco fossimo in Canada… quest’uomo ha un nome un cognome (Paolo Todaro) e una famiglia… e almeno per oggi ricordiamolo come tale… come un uomo che per dare dignità alla propria famiglia era a compiere il suo dovere… almeno per oggi ricordiamolo da UOMO… e non da numero…
Condoglianze alla famiglia”.

Noi ci associamo alle parole scritte da Marco Lo Dico. E ricordiamo che questi lavoratori svolgono un ruolo importantissimo in una Sicilia nella quale la tutela del territorio dagli incendi, ormai da oltre un decennio, praticamente non esiste più.

L’ennesima dimostrazione dell’abbandono del territorio l’abbiamo in provincia di Trapani, dove nei giorni scorsi il fuoco, in poche ore, si è ‘mangiato’ il verde di Monte Cofano; e dove due giorni fa le fiamme hanno ‘divorato’ Montagna Grande, alle porte di Trapani. Sempre in questa provincia, fiamme anche a Fulgatore e a Ummari.

Che volete: quest’anno è toccato al Trapanese… La nostra speranza è che, nei prossimi anni, torni il verde e non impianti per la produzione di energia ‘verde’…

Inutile commentare l’accaduto. Potremmo dire che se c’è il fuoco in un’area verde, di solito, ciò avviene perché non sono state effettuate le operazioni di prevenzione degli incendi; si potrebbe aggiungere – visto che noi abbiamo un po’ di età e un po’ di memoria – che ci fu un tempo in cui, in Sicilia, gli operai forestali prendevano servizio a metà Aprile e che, a metà Maggio, tutte le operazioni di prevenzione del fuoco erano già state effettuate (oggi, se va bene, per ‘risparmiare’, gli operai forestali prendono servizio a fine Giugno-primi di Luglio, così se arriva prima una sciroccata – cosa che si verifica quasi sempre – arrivano i costosi aerei che spengono gli incendi, magari con l’acqua di mare, giusto per rovinare i terreni…).

Andrebbe precisato che nelle aree verdi demaniali la responsabilità di eventuali incendi è della Regione; e che nelle aree private dovrebbero intervenire i privati o, in sostituzione, i Comuni.

Ma a che servirebbe? ormai, in Sicilia, è stato stabilito d’ufficio, quasi ‘per decreto’, che i responsabili degli incendi sono i piromani, regione e Comuni sono assolti in anticipo…

Ah, dimenticavamo: la gran parte degli operai forestali della Sicilia è composta da lavoratori precari: operai che lavorano, se gli va bene, chi due mesi, chi tre mesi all’anno. Non sono arrivati ieri: tant’è vero che l’operaio forestale venuto a mancare ieri aveva 67 anni. Sono precari da quasi trent’anni, pur svolgendo un lavoro faticoso e rischioso. 

Questa è la Sicilia, questa è la politica siciliana. Se andate a dare un’occhiata alle società regionali vi accorgerete che ci sono quarantenni assunti per chiamata diretta. Il gioco è semplice: le società regionali sono spa, società di capitale e, in quanto tali, di natura privatistica; in quanto società private assumono chi vogliono e quando vogliono, a secondo delle esigenze della politica. Ci sarebbero i sindacati, che dovrebbero denunciare questo ormai inveterato sistema di clientele. Invece…

Cosa fanno di ‘utile’ queste società regionali (ma anche le spa che fanno capo ai Comuni: il giochetto è lo stesso)? Scopritelo da voi… Quello che dovete sapere è che queste società regionali e comunali che assumono personale quasi sempre per chiamata diretta, quasi sempre senza concorso, pagano i dipendenti con i vostri soldi: perché queste spa sono società private per assumere il personale, ma gli stipendi li pagano, rispettivamente, la pubblica amministrazione regionale e i Comuni: pagano, cioè, gli ignari cittadini siciliani con tasse, imposte balzelli vari!

E mentre gli operai forestali – massacrati dai ‘maestri del pensiero’ italiano che non sanno nulla della Sicilia – lavorano da precari fino a 67 anni e, qualche volta, ci lasciano anche la vita per spegnere un incendio, altri lavoratori assunti per chiamata diretta si godono il posto fisso…

Foto tratta da Stretto Web    

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