Gli effetti del Coronavirus sull’economia siciliana: ripensare Formazione e Attività commerciali

Gli effetti del Coronavirus sull’economia siciliana: ripensare Formazione e Attività commerciali
1 agosto 2020

Il futuro delle Mpmi nella nostra Isola. “La creazione di una RetePerShop può risultare una mossa strategica per migliorare il livello del servizio al cliente, può essere un atout per controllare la qualità dell’offerta e per la formazione degli operatori economici e del personale addetto alla vendita”. Il ruolo del Governo regionale

di Alessio Lattuca 
Presidente Confimpresa Euromed – Sicilia

Gentile Assessore regionale atte Attività produttive Girolamo Turano,

Le invio alcune delle considerazioni e delle proposte parzialmente anticipate, in occasione del confronto organizzato su FB nel mese di maggio, da Urania Giulia Papatheu

Il diffondersi del virus COVID 19, ha messo a nudo tutte le debolezze e i ritardi del sistema commerciale siciliano e ha smascherato l’irrazionalità di un arroccamento a difesa del metodo di vendita tradizionale, nonostante sia emerso con evidenza, che nessuna attività abbia resistito ottusamente alla digitalizzazione. L’attuale emergenza rende necessario e urgente un cambio di paradigma e offre l’opportunità al Governo regionale di ripensare il modello tradizionale della distribuzione e della formazione.

Confimpresa Euromed ritiene che questo tempo sospeso possa risultare una irripetibile occasione di adesione all’informatizzazione e possa dare una svolta evolutiva al sistema d’impresa. Appunto perciò, si augura che il Governo provveda a introdurre un Fondo che eroghi contributi alle Mpmi (Micro imprese piccole e medie imprese) interessate a riprogettare i propri modelli di business, nel contesto della Digital Transformation: un processo che comporta cambiamenti sostanziali a livello di tecnologia e cultura per generare valore.

Adesso per necessità, risulta ragionevole imboccare la strada della tecnologia e, a tale proposito, il Governo potrebbe provvedere e predisporre le risorse per affrontare il problema mediante l’opportuna rimodulazione dei Fondi europei. Promuovere un vasto programma di rigenerazione urbana finanziato con le risorse del Fondo Next Generation EU come pilastro fondamentale per lo stimolo alla ripresa dell’economia, in grado di mettere in moto una pluralità di attività economiche, di mobilitare investimenti anche privati, di impiegare consistente occupazione, di rivitalizzare tessuti sociali ed economici locali, di fare leva sull’attivazione dei poli decisivi dello sviluppo: le città, grandi e piccole. Risorse indispensabili perché il pubblico da solo non ce la può fare e nemmeno il privato.

E’ evidente, infatti, che occorrano significative risorse per aiutare le aziende a trasformare modelli e processi, per sopravvivere e per rispondere a un mercato che si aspetta esperienze digitali efficienti e, soprattutto, per orientarle ad adattarsi al nuovo modello di consumatore digitale perché, altrimenti, è destinata al fallimento.

D’altro canto, un’azienda che punta sul cambiamento e si adatta a un modello più agile ha tutte le carte in regola per ottenere risultati più importanti poiché la trasformazione digitale prevede essenzialmente di considerare tutti gli aspetti di un’azienda e di studiare come modernizzarli perché possano continuare a evolversi, parallelamente alla tecnologia.
In questo scenario è necessaria una vera riconversione, investire sullo sviluppo di nuove figure e ripianificare le tradizionali soft skill in chiave digitale.

A tale proposito occorre che sia coinvolto il mondo imprenditoriale e le rappresentanze di quella maggioranza silenziosa costituita dalle micro e piccole imprese: un vastissimo variegato mondo, composto da gente normale e laboriosa. Appunto perciò e date le condizioni in cui versa, a causa di molte ragioni ma, soprattutto, per via della struttura peculiare e geneticamente debole, si rende necessario riconsiderarne il ruolo (anche per le ricadute occupazionali) e definire un rassicurante approccio, per evitarne l’estinzione.

Poiché è assodato che con l’attuale trend soccomberanno per primi e se si è d’accordo nel riconoscere al sistema delle Mpmi un valore intangibile e prezioso, dovrebbe essere altrettanto condivisibile l’idea che è in gioco qualcosa di più di una darwiniana selezione della specie e che il comparto necessiti di un “ripensamento”.

Il Governo non può non considerare che per le Mpmi il mercato così com’è risulta sempre più asfittico: infatti le evidenze registrano che – a loro discapito – è in corso un progressivo aumento delle vendite on line: l’ e-commerce (senza regole e tassazione); che a ciò si aggiunge il fatturato dei Centri commerciali e delle grosse catene di distribuzione commerciale (la cui potenza è frutto di dannose scelte: “le famose lenzuolate” frutto di un malinteso percorso di liberalizzazione che, in definitiva, hanno prodotto monopoli in tutti i settori), che oggi rappresentano oltre il 70% del mercato. Errori consumati anche in Sicilia vedi legge 32/2000 (si tratta di materia concorrente), con l’indiscriminato proliferare di Centri commerciali in assenza di un Piano Regionale e dei Puc.

Pertanto il Governo regionale ha l’onere di individuare possibili soluzioni all’intricato problema e, intanto, considerare nell’agenda politica il ruolo della digital transformation per un moderno e organico sviluppo della Sicilia, soprattutto, perché esso rappresenta un cambiamento culturale.

E’ facilmente intuibile che il tema connesso alla DT fa riferimento ad una questione molto ampia, che non riguarda soltanto la tecnologia o la visione strategica delle aziende ma interessa tutto il capitale umano e necessita delle giuste competenze.

Ed è decisivo destinarvi risorse fondamentali per fronteggiare l’attuale situazione di crisi economica ed offrire concreti aiuti per la ripartenza a chi soffre da tempo e, in ultimo, ha dovuto fermare le proprie attività

Ma, soprattutto, per aiutare il sistema a resistere alle incursioni dei giganti del Web, che fruiscono di straordinari vantaggi fiscali (come noto, una fetta molto importante dei profitti realizzati in Italia dalle multinazionali, viene spostato e tassato all’estero e, fatto ancor più grave, spesso in uno dei paradisi comunitari che praticano Dumping fiscale) e per riequilibrare la situazione di grave concorrenza sleale venutasi tra questi grandi soggetti e le micro-piccole e medie imprese aventi sede nel territorio dello Stato cui, ancor oggi, si chiede di pagare pesantemente (anche se a rate!) il costo della crisi.

Diversamente, le prospettive alla riapertura sono di un mercato sempre più concentrato nelle mani di operatori che lo controllano, mentre i piccoli faticano sempre più a governare uno spazio per la loro offerta, con l’unica prospettiva del “collasso”. L’integrazione tra il canale di vendita online e quello fisico: l’omnicanalità è una delle leve da promuovere a sostegno del business che l’azienda può sviluppare per rendere sempre più interscambiabile l’esperienza d’acquisto tra offline e online. E offrire al mercato un nuovo format “digitale” per fare in modo che l’utente possa, oltre a scegliere tra gli oggetti presenti nel punto vendita, accedere (grazie al supporto del personale adeguatamente formato e dotato di tablet) all’intero catalogo dell’azienda: un atto d’acquisto, interscambiabile tra online e off-line, inserito all’interno di un’offerta di servizi.

D’altro canto, è prevedibile che il commercio elettronico in Italia, sottopenetrato rispetto all’Europa, si espanderà e il sistema deve essere strutturato per cogliere delle opportunità indispensabili, perché il rischio di limitare o annullare lo sviluppo del settore domestico, a prescindere della crisi da COVID, è altissimo.

Una crescita a cui le Mpmi potranno – se aiutate alla transizione tecnologica – prenderne parte perché, per l’appunto, l’articolazione della distribuzione fisica è una leva essenziale e un valore aggiunto per proporre servizi personalizzati, rispetto a coloro che operano esclusivamente on line.

La creazione di una RetePerShop può risultare una mossa strategica per migliorare il livello del servizio al cliente, può essere un atout per controllare la qualità dell’offerta e per la formazione degli operatori economici e del personale addetto alla vendita.

Si tratta di una vera rivoluzione per rendere davvero utili le risorse dell’UE e per dare risposte occupazionali; una vera opportunità per imprimere al settore un nuovo impulso: da integrare con una forte campagna di comunicazione-informazione, anche per promuovere i prodotti locali.

Grazie alle nuove tecnologie potrebbe essere l’obiettivo principale di un dedicato piano 4.0, per l’utilizzo delle più importanti tecnologie nel campo della realtà virtuale, dell’intelligenza artificiale e del cloud: sistemi in grado di favorire il trasferimento tecnologico verso il tessuto di piccole e medie imprese in possesso di peculiari caratteristiche del territorio.

Al riguardo, è urgente ribaltare il punto di vista: invece di limitarsi, soltanto, a promuovere le nuove tecnologie, occorre rivolgersi agli interessati e alle loro rappresentanze, per chiedere quali siano i problemi che li affliggono. E’ così che diventa possibile mettere insieme il meglio della ricerca scientifica e tecnologica e i potenziali fruitori e creare un ponte tra i problemi riscontrati e le soluzioni offerte dalla ricerca per tentare di contrastare con la tecnologia l’impatto che questa e una eventuale, prossima recessione economica, potrà avere sul settore.

Risulta, intanto, indispensabile che il Governo adotti “rapidamente e con i fondi a disposizione” delle misure economiche che sostengano, veramente, le Mpmi (con specifiche azioni per aiutarle a competere es: contributi e premialità per la creazione di Reti di Mpmi) al fine di consentirne, intanto, la sopravvivenza.

Il contributo di un attore come la Regione siciliana – che potrà fare leva su combinazioni di tecnologie, dati (e, possibilmente, su un approccio consulenziale) a supporto dell’innovazione tecnologica – risulta essenziale e centrale per il progresso tecnologico della Regione.

Il nuovo e moderno paradigma, inoltre, renderà possibile accedere al Piano Strategico Nazionale Space Economy da 4,7 miliardi di euro ed i vari programmi di matrice Europea (Copernicus). Successivamente occorrerà che il Governo – di concerto con le associazioni e le parti sociali – proponga un articolato piano di sviluppo che possa indurre a ragionare su come modificare le dinamiche del mercato e rettificare vecchie e cattive abitudini.

E’ urgente mettere in campo strumenti e mezzi perché, come avvenuto per altre catastrofi, anche questa crisi potrebbe rivelarsi un’opportunità per spingere su una migliore cooperazione e un maggior coordinamento.

Il Governo regionale è investito da una ulteriore responsabilità, che dovrebbe indurlo ad affrontare seriamente il nodo delle “disuguaglianze” e del Mezzogiorno e approfittare dell’apertura di credito dell’UE per mostrare di saper utilizzare al meglio i fondi europei e sciogliere i nodi di un’economia che ristagna da decenni.

Perché, oggi più che mai, la questione del Mezzogiorno è la sfida cruciale per chi ha responsabilità politica e non solo. E’ inimmaginabile, infatti, uno sviluppo equilibrato in una economia nella quale un terzo dei cittadini registra un reddito pro-capite pari alla metà di quello del resto del Paese e intere Regioni (tra le quali la Sicilia) sono afflitte da disoccupazione diffusa, carenze infrastrutturali e irreversibile calo del Pil. Un vasta area di disagio nella quale centinaia di migliaia di giovani hanno richiesto il “Reddito di cittadinanza” perché non possono ambire ad altra forma di sostentamento, assicurata spesso dalla malavita organizzata che dalla povertà e dal bisogno recluta manovalanza per incrementare il proprio esercito.

Tutto ciò è maggiormente grave in presenza di notevoli risorse destinate a: decarbonizzazione, economia circolare, mobilità sostenibile, digitalizzazione, infrastrutture verdi; grandi temi dello sviluppo della nostra epoca che richiedono un nuovo protagonismo della politica.

Lo sforzo straordinario richiesto deve puntare su un Green Deal: un progetto strategico, di sviluppo durevole, in grado di assicurare un benessere più esteso ed equamente distribuito, che oggi può essere basato solo su una green economy.

Si rende, pertanto, necessario un dibattito informato circa le possibilità di sviluppo in campo e sul ruolo e sulle modalità di utilizzato dei fondi del Recovery Fund, destinati anche a tale scopo e per la ripartenza.

Un “tavolo” per capire come utilizzare queste risorse per promuovere una ripresa economica e occupazionale compatibile con gli obiettivi climatici organizzato con tutti i soggetti particolarmente sensibili al tema climatico e con il coinvolgimento di esperti e rappresentanti del mondo delle imprese.

In particolare, occorre discutere il possibile ruolo che il recente Regolamento europeo sulla tassonomia per la finanza sostenibile, e più in generale la green finance, potrebbe svolgere per indirizzare gli ingenti investimenti privati e pubblici che saranno alla base della auspicata ripresa.

In definitiva, emerge la triste considerazione che oggi non sia più possibile accettare passivamente un ulteriore scollamento della politica dal tessuto economico, perché il sistema è sul crinale e ogni passo falso rischia di far scivolare interi pezzi della Sicilia nel baratro.

Le superiori considerazioni inducono la scrivente a manifestare la disponibilità a partecipare attivamente a un possibile sviluppo della strategia di riconversione agganciata alla formazione: elemento fondamentale per l’ efficienza delle imprese e per una occupazione, davvero, qualificata.

Foto tratta da PMI.it

AVVISO AI NOSTRI LETTORI

Se ti è piaciuto questo articolo e ritieni il sito d'informazione InuoviVespri.it interessante, se vuoi puoi anche sostenerlo con una donazione. I InuoviVespri.it è un sito d'informazione indipendente che risponde soltato ai giornalisti che lo gestiscono. La nostra unica forza sta nei lettori che ci seguono e, possibilmente, che ci sostengono con il loro libero contributo.
-La redazione
Effettua una donazione con paypal


Commenti