La ‘ndrangheta ha piazzato un miliardo di titoli obbligazionari guadagnando 44 miliardi di euro all’anno per cinque anni

La ‘ndrangheta ha piazzato un miliardo di titoli obbligazionari guadagnando 44 miliardi di euro all’anno per cinque anni
8 luglio 2020

La ‘ndrangheta si conferma tra le più potenti organizzazioni criminali del mondo. Tra il 2015 e il 2019, sfruttando i ritardi dei pagamenti nella pubblica amministrazione, grazie anche ad ‘agganci giusti’ nel mondo della finanza, ha incassato circa 44 miliardi di euro all’anno piazzando un miliardo di euro di titoli obbligazionari 

La ‘ndrangheta, tra il 2015 e il 2019, ha investito un miliardo di euro in titoli obbligazionari. Si stima che questi investimenti abbiano generato ritorni pari a circa 44 miliardi di euro all’anno.

La notizia, che definire particolare è poco, la leggiamo su scenarieconomici.it.

“Quando CMBS non vuol dire ‘Commercial mortgage backed security’, ma ‘Crime and Mafia backed security’ – scrive non senza ironia il quotidiano economico -. Gli investitori internazionali istituzionali, banche ed assicurazioni, hanno acquistato obbligazioni garantite dai proventi del crimine della più potente mafia italiana, secondo i documenti finanziari e legali visti dal Financial Times“.

Insomma, i ‘colletti bianchi’ hanno colpito ancora.

“In un caso – leggiamo sempre sul quotidiano economico – le obbligazioni, supportate in parte da società di copertura create da alcuni clan della ‘ndrangheta, sono state acquistate da una delle maggiori banche private d’Europa, Banca Generali, in una transazione in cui i servizi di consulenza sono stati forniti dal gruppo contabile Ernst & Young il tutto dal 2015 al 2019. Circa 1 miliardo di euro di queste obbligazioni private è stato venduto a investitori internazionali tra il 2015 e il 2019, secondo i partecipanti al mercato. Si stima che queste attività generino ritorni per 44 miliardi di euro annui, tutti da investire e riciclare”.

Ci sono i protagonisti di questa operazione? “Tra gli operatori che hanno acquistato queste obbligazioni troviamo fondi pensione, hedge fund e società famigliari, tutte società legittimamente alla ricerca di modalità di diversificazione degli investimenti. Spesso il sottostante di queste obbligazioni era costituito da fatture scadute e non ancora pagate di società private verso il Servizio Sanitario Nazionale che, secondo la normativa europea, devono ottenere un pagamento di interessi di mora particolarmente elevato. In questo modo la ‘ndrangheta si finanziava attraverso la completa inefficienza dei servizi di pagamento statali italiani. Le obbligazioni servivano per anticipare queste fatture alle società, e gli emittenti erano, evidentemente, vicini alle società della criminalità organizzata, anche se gran parte delle attività incluse in questo tipo di titoli era proveniente da fonte legittima. Tra le attività incluse vi erano perfino i crediti di un campo profughi in Calabria risultato successivamente collegato e gestito da appartenenti alle associazioni mafiose”.

Bisogna riconoscere che chi gestisce il denaro della ‘ndrangheta ha una grande conoscenza non soltanto del mondo finanziario, ma anche dei punti deboli dell’amministrazione pubblica italiana. Di fatto, se non ci fossero stati i ritardi nei pagamenti il sistema avrebbe dovuto trovare un’altra modalità operativa. Interessante anche la storia dei campo profughi della calabra gestiti “da appartenenti alle associazioni mafiose”.

A parte i controlli finanziari, nessuno in Calabria si è accorto di tutto questo? “Un affare obbligazionario acquistato da investitori istituzionali – prosegue l’articolo di scenarieconomici.it – conteneva attività vendute da un campo profughi in Calabria che erano state rilevate da criminali organizzati. Sono stati successivamente condannati per aver rubato decine di milioni di euro di fondi UE. Tutta questa mescolanza finanziaria, non adeguatamente valutata da nessuno, è stata poi organizzata da CFE, una banca d’investimento boutique con sede a Ginevra, in un ‘Veicolo’ che vendeva obbligazioni ad investitori istituzionali, tra cui Banca Generali”.

Possibile che, in cinque anni, nessuno ha notato nulla di strano? “Quando è stata contattata da FT, Banca Generali ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun problema con le attività sottostanti a supporto delle obbligazioni acquistate per i suoi clienti e di aver fatto affidamento su altri intermediari per condurre controlli antiriciclaggio sui portafogli sottostanti: ‘Banca Generali e Banca Generali Fund Management Luxembourg stanno venendo a conoscenza proprio ora delle citate cattive notizie’, ha affermato la società. Ha ‘fatto affidamento’ sull’idea che la transazione era ammissibile quando [sono] entrati nel portafoglio cartolarizzato'”.

Tutto a posto, allora? “CFE ha dichiarato di non aver mai acquistato consapevolmente beni collegati ad attività criminali. Ha aggiunto di aver condotto una due diligence (attività di investigazione e di approfondimento ndr) significativa su tutte le risorse sanitarie gestite come intermediario finanziario e di aver fatto affidamento sui controlli di altri professionisti regolamentati che hanno gestito le fatture dopo la loro creazione in Calabria. Evidentemente alla base di tutto questo vi è un controllo superficiale di CFE da un lato unito alla complicità della cosiddetta ‘Mafia dei colletti bianchi’, ma dovremmo chiederci, a questo punto se anche i ritardi nei pagamenti da parte dei SSN regionali non siano uno strumento per la criminalità organizzata per lucrare ulteriormente sulle spalle dei cittadini”.

Tra l’amaro e l’ironico la conclusione di scenarieconomici.it:

“Chissà se qualcuno avrà mai il coraggio di andare in profondità a questi livelli? Comunque CFE ha affermato che le fatture oggetto delle azioni erano in piccola quantità e di collaborare con le autorità italiane. Ernst & Young si chiama fuori dalla questione. Non c’era , e se c’era dormiva…”.

QUI L’ARTICOLO DI senarieconomici.it

Foto tratta da Il Reggino 

 

 

 

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