Sicilia/ Basta partiti nazionali. Sì alla proposta del professore Massimo Costa per le elezioni comunali

Sicilia/ Basta partiti nazionali. Sì alla proposta del professore Massimo Costa per le elezioni comunali
7 luglio 2020

“… anche il più volenteroso e ben predisposto dei politici siciliani, alla fine si scontrerà all’interno del proprio stesso partito con interessi inconciliabili con quelli dei Siciliani e sarà costretto a rinunciare a farli prevalere, ‘rassegnandosi’ a godere dei propri personali privilegi”. E’ arrivato il momento di chiude questo capitolo di ‘tricolorato ascarismo’

di Fonso Genchi

La disfatta è totale. Questa classe politica ha fallito e l’elettore siciliano non le dà più alcuna fiducia; anzi, le ha proprio voltato le spalle, non andando più a votare. I dati delle due ultime consultazioni regionali parlano chiarissimo: nel 2012 si recò alle urne, per la prima volta nella storia delle elezioni regionali siciliane, meno del 50% degli elettori, per la precisione il 47,41%. Sembrava impossibile ma nelle elezioni regionali seguenti, quelle del 2017, che hanno eletto l’attuale Presidente della nostra Regione, andò ancora peggio: solo il 46,76% decise di andare a votare, tant’è che alla fine Nello Musumeci fu votato, conti alla mano, soltanto dal 17,8% dei siciliani.

E non osiamo pensare cosa potrebbe accadere alle prossime regionali, una volta che anche il M5S, oltre che essersi spaccato in due qui in Sicilia, ha oramai definitivamente tradito la fiducia di gran parte di quei siciliani che in esso avevano posto la loro speranza, rivelandosi un contenitore del sistema in cui far confluire e ‘controllare’ il dissenso e il malcontento e, in definitiva, renderlo, così, innocuo per il sistema stesso.

Sono tanti i motivi del fallimento della classe politica siciliana (sia chiaro: quella del resto d’Italia non è da meno); uno dei tanti, ma particolarmente importante perché di tipo “strutturale”, è la sua totale appartenenza, direttamente o indirettamente, al sistema dei partiti italiani. Questa può essere definita una vera e propria anomalia perché, quasi sempre, una Regione autonoma possiede un proprio sistema di partiti regionali o regionalizzati o, nella peggiore delle ipotesi, un solo partito locale i cui esponenti politici, però, da posizioni di forza, possono liberamente contrattare con le altre forze politiche per tutelare gli interessi del proprio territorio e dei suoi abitanti.

In Sicilia tutto ciò non è possibile farlo: anche il più volenteroso e ben predisposto dei politici siciliani, alla fine si scontrerà all’interno del proprio stesso partito con interessi inconciliabili con quelli dei siciliani e sarà costretto a rinunciare a farli prevalere, ‘rassegnandosi’ a godere dei propri personali privilegi. Finché quest’anomalia non avrà termine, difficilmente la Sicilia potrà avere una classe politica che la possa rappresentare degnamente.

E’ per tali motivi che va accolta con enorme favore e sostenuta con forza la proposta che il professore Massimo Costa ha lanciato nei giorni scorsi dalle pagine di questo blog d’informazione: cominciare a debellare questo sistema dei partiti italiani proprio dalle prossime comunali. Come?

Con liste e candidati assolutamente indipendenti da tale sistema; candidati che dovrebbero emergere proprio in seguito al suo appello o, comunque, in esso riconoscersi, ritrovarsi. Soggetti dotati, però, di totale autonomia: non sta nascendo nessun nuovo partito ma si vuole “soltanto” togliere spazio, in quanti più Comuni possibile, all’asfissiante vecchia e nuova classe politica siciliana tricolorata che, spesso, a livello comunale, tenta di mascherarsi più o meno efficacemente sotto simboli di liste civiche che, alla fine, riconducono sempre al solito sistema di partiti e di consensi.

Una classe politica “serva”, che suole presentarsi sempre col cappello in mano a Roma per accettare qualsiasi elemosina, anziché pretendere ed ottenere il rispetto della legalità costituzionale che, in Sicilia, passa anche per l’attuazione dello Statuto di Autonomia.

Avete mai sentito un Sindaco di un dei tanti Comuni siciliani le cui casse sono vuote, lamentarsi e protestare contro il Governo italiano per i furti che ogni anno lo Stato perpetra ai danni della Sicilia? Impossibile: se ne guarderebbe bene dal farlo, conscio che l’indomani la sua carriera politica sarebbe finita perché a perpetrare quei furti – che ammontano a circa 10 miliardi di euro l’anno – è proprio quel sistema di partiti a cui lui appartiene.

E’ giunta l’ora di dire “Basta!” a questo andazzo. Occorre che i cittadini siciliani, liberi da ogni vincolo e da ogni cordata politica ‘italiana’, prendano in mano la situazione.

Allora – forza! – vediamo chi risponde all’appello: ci sono Siciliani competenti che posseggono i 5 requisiti menzionati nel suo appello dal professore Massimo Costa? Questi Siciliani sono disposti a mettersi in gioco per amministrare la cosa pubblica? Non perdano tempo: si facciano avanti! Lo contattino, anche attraverso la pagina Facebook de I Nuovi Vespri o attraverso il sottoscritto o in qualunque altra maniera, e comincino la loro avventura, da affrontare a testa alta, con orgoglio e con la consapevolezza della sua importanza: ne vale del futuro di questa nostra terra, ne vale del futuro dei nostri figli e di tutti i siciliani.

Amunì, spicciàtivi, smuvìtivi! Nun pirdemu àutru tempu prezziusu!

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