Come viene effettuato il diserbo dei vigneti in Sicilia? Lo chiediamo seguendo il dibattito in Piemonte…

Come viene effettuato il diserbo dei vigneti in Sicilia? Lo chiediamo seguendo il dibattito in Piemonte…
30 giugno 2020

Riprendiamo un articolo de ‘La Gazzetta di Alba’. Nel quale un tecnico dell’Ispra illustra il perché è bene con utilizzare i diserbanti chimici nei vigneti e, in generale, in agricoltura. Così ci chiediamo e chiediamo: in Sicilia come vengono diserbati i vigneti? Si fa ricorso agli animali mandati lì al pascolo? Si effettua il diserbo manuale o meccanico? O si utilizza la ‘chimica’?   

Riprendiamo un articolo pubblicato da un quotidiano on line piemontese, La Gazzetta di Alba. Lo riprendiamo perché il tema trattato è molto importante per l’agricoltura e per la tutela dell’ambiente. Il tema è l’uso dei diserbanti in agricoltura. Questione generale che poi, man mano che si va avanti nella lettura, si capisce che si parla del diserbo dei vigneti.

Leggiamo insieme l’articolo:

“Ecco come il diserbante s’introduce nel corpo, nel terreno e nelle acque”, scrive il giornale piemontese. E’ un’intervista a Pietro Massimiliano Bianco, tecnologo ricercatore dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

“Nelle zone con forte presenza agricola – dice il tecnico – abbiamo trovato i residui del diserbante ovunque: nelle falde, nella flora batterica degli animali (maiali, mucche, capre), nelle acque, nell’aria. Queste particelle vengono assorbite dal corpo e funzionano come interferenti endocrini, ovvero interferiscono con il normale funzionamento delle ghiandole: la tiroide o la surrenale. Questo provoca varie alterazioni. Ci siamo concentrati sul cancro, ma molte altre patologie potrebbero essere innescate o amplificate da questa dinamica”.

Per noi e per i nostri lettori non è una novità, se è vero che circa due anni e mezzo fa ci siamo occupati degli effetti, sull’uomo, di uno dei più noti diserbanti al mondo utilizzato in agricoltura: il glifosato. E l’abbiamo fatto riportando alcuni dati elaborati dall’Istituto Ramazzini di Bologna. 

Tornando all’intervista. Perché, chiede il giornalista, si continuano a utilizzare queste sostanze?

“Si pensa sia più conveniente usare il diserbante – risponde Pietro Massimiliano Bianco -. Questo non è vero per vari motivi. Primo, il trattamento chimico indebolisce la pianta, esponendola a varie patologie, perché uccide tutti i batteri del terreno e le popolazioni di microrganismi. Il coltivatore dovrà quindi aumentare gli input nutritivi esterni, per compensare l’indebolimento. In pratica, con il diserbante il contadino sta ‘suicidando’ la sua stessa produzione. Un’altra ragione è la credenza che il diserbante aiuti a risparmiare sulla manodopera. Esistono però tecniche di sfalcio meccanico molto più sostenibili rispetto alla chimica. C’è persino chi utilizza i pascoli per eliminare l’erba, il metodo più antico e naturale”.

“Le erbe sono considerate patogene – dice sempre il tecnico dell’Ispra – ma garantiscono invece la presenza di predatori naturali degli agenti dannosi per le uve. Infine, i diserbanti rendono le piante più resistenti alle cure. Anche il terreno dei vigneti fortemente diserbati, dopo un certo periodo, diventa sabbioso, arido”.

I vigneti biologici – chiede il giornalista -sono più sicuri di quelli ad agricoltura convenzionale?

“Certo. Il biologico garantisce l’utilizzo di sostanze molto meno impattanti. Ricordo che esistono agricoltori privi della certificazione del biologico – perché la burocrazia da affrontare è molto complessa –, i quali tuttavia mantengono la qualità delle produzioni elevatissima. Un messaggio a quanti utilizzano ancora il diserbo chimico: convertendo la modalità di trattamento e rendendola più naturale, anche le vendite ne gioveranno, perché i consumatori apprezzano molto, oggi, la sostenibilità ambientale”.

Come abbiamo anticipato, si parla, per lo più, di vigneti: e tutti sappiamo quan to siano importanti i vigneti in Piemonte.

C’è pericolo per chi vive vicino alle vigne diserbate?, chiede il giornalista.

La risposta del tecnico dell’Ispra è dettagliata:

“Particelle di diserbante vengono ritrovate anche a parecchie centinaia di metri dal luogo in cui avviene la diffusione, perfino negli ambienti urbani e nei parchi. Molto meglio vivere vicino a vigneti biologici. Molti prodotti chimici indicano di non irrorare nei pressi delle abitazioni”.

Però la chimica, in agricoltura, c’è sempre. “Talvolta – conclude il tecnico dell’Ispra – chi li vende produce la cura farmacologica per le complicazioni organiche correlate. Non si tratta di complottismo, ma il dato deve far riflettere. I Governi dovrebbero facilitare gli agricoltori che decidono di non impiegare trattamenti chimici e gli agricoltori dovrebbero acquisire consapevolezza e mutare il comportamento, come molti stanno facendo”.

A noi il messaggio che si dà in questo articolo sembra molto importante. E va nell’esatta direzione della battagli che questo blog combatte da quando è in rete per liberare la Sicilia e l’Italia dal grano estero prodotto con il glifosato.

Ciò posto, visto che si parla di diserbo dei vigneti, chiediamo a chi conosce meglio di noi il mondo della viticoltura da vino della Sicilia: come viene effettuato il diserbo nei vigneti della nostra Isola? Si mandano lì gli animali al pascolo? Si procede con il diserbo manuale, come si faceva un tempo? Si fa ricorso al diserbo meccanico? O si ‘semplifica’ tutto con la chimica, per esempio con il glifosato?

Non ci sembra un tema secondario. Anzi.

QUI L’ARTICOLO DELLA GAZZETTA D’ALBA

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