AUTOSTRADE SICILIANE/ L’incredibile storia del CAS, regno incontrastato di sprechi senza fine/ MATTINALE 467

AUTOSTRADE SICILIANE/ L’incredibile storia del CAS, regno incontrastato di sprechi senza fine/ MATTINALE 467
30 giugno 2020

Oggi tutti stupiti per quello che succede al CAS, sigla che sta per Consorzio Autostrade Siciliane. Oggi, riprendendo un nostro articolo del 2015, pubblicato su “La Voce di New York”, vi raccontiamo, con qualche arricchimento e qualche commento, la storia del CAS dal 1997 ad oggi. Giusto per ricordare che quello che succede oggi è figlio di quanto avvenuto ieri. precisando che, dal 2008 ad oggi, i politici siciliani sono sempre gli stessi, con l’eccezione dei grillini!   

Oggi vogliamo dedicare il nostro Mattinale al Consorzio Autostrade della Sicilia (CAS). Oggi tutti stupiti dello scandalo che investe il CAS su presunti appalti truccati. Chi scrive si è occupato di questo ente, controllato dalla Regione siciliana, alla fine degli anni 2000, firmando un’inchiesta per I Quaderni de giornale L’Ora.

Chi scrive, negli anni ’80 del secolo passato, ha lavorato al quotidiano L’Ora di Palermo. E già allora – era il 1987 – si registravano lamentele da parte dei parlamentari nazionali del Veneto e del Trentino Alto Adige che facevano parte della Commissione parlamentare bicamerale sui trasporti. Si lamentavano perché il costo dell’autostrada Palermo-Messina – allora ancora in fase di realizzazione – era di gran lunga maggiore del costo delle autostrade del Nord Italia. 

In quegli anni, nel Nord Italia, le tangenti non mancavano, ma le opere si realizzavano. Dieci anni dopo al Nord avevano imparato la ‘Grande lezione’ che arrivava dal Sud: far lievitare i costi anche a costo di non completare le opere. Il Mose di Venezia – opera maestosa, che è costata una barca di soldi e non è stata mai completata – è un esempio dio meridionalizzazione delle opere pubbliche del Nord. 

Ma stiamo divagando. Dicevamo dell’autostrada Palermo-Messina. Che verrà completata (o quasi) con forzature iperboliche (soprattutto in termini di costi) dal Governo Berlusconi 2000-2006. Intorno al 2010 – grosso modo, cinque o sei anni dopo il ‘completamento’ della Palermo-Messina, in questa autostrada ne succedevano di tutti i colori. Tanto che chi scrive decide di scrivere la citata inchiesta per I Quaderni del L’Ora.

Tre o quattro anni dopo, altri problemi al CAS. Allora chi scrive collaborava per La Voce di New York. Ho rintracciato questo articolo e poiché il plagio di se stesso non è un reato, lo riproponiamo ai nostri lettori per sottolineare che quello che succede oggi al CAS non è nulla di diverso da quanto succedeva negli anni passati. Anzi, rispetto al passato, ciò che emerge oggi è ben poco.

Leggiamo e commentiamo insieme.

CAS O DELLA MORALIZZAZIONE – “Nella travagliata storia delle autostrade e delle strade siciliane un capitolo a parte merita il CAS, sigla che sta per Consorzio Autostrade Siciliane. Il CAS vede la luce nel 1997. E’ il frutto del ‘matrimonio’, chiamiamolo così, tra il vecchio Consorzio autostradale Messina-Palermo e il vecchio Consorzio, sempre autostradale, Messina-Catania. Alla costituzione del CAS si arriva per chiudere – o quanto meno per provare a chiudere – una stagione di scandali senza fine con incredibili ruberie. Insomma, il CAS viene costituito per ‘moralizzare’ la gestione di queste due autostrade e per completare l’autostrada Siracusa-Gela. Ma, come vedremo, lo sfascio delle autostrade siciliane aumenterà, alla faccia della ‘moralizzazione’”.

Prima del 1997 si scopriva che l’autostrada più frequentata della Sicilia – la Messina-Catania – avrebbe potuto mantenere tutte le autostrade della Sicilia. Nel bel mezzo di queste due città c’è Taormina, in quegli anni meta continua di turisti e siciliani. Peccato che gli incassi non si capiva dove finissero…

Da qui la ‘moralizzazione…

“Il CAS – leggiamo sempre su La Voce di New York – è concessionario dell’Anas, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture. Il maggiore azionista del CAS è la Regione siciliana autonoma, con il 96 per cento. Il Consorzio autostradale viene istituito, come già ricordato, nel 1997, per gestire l’autostrada Messina-Catania (una delle più frequentate d’Italia, quella, come abbiamo ricordato nella prima puntata del nostro ‘viaggio’ tra strade a autostrade siciliane, dove sparivano i soldi dei pedaggi), per completare e gestire l’autostrada Palermo-Messina e per completare e gestire l’autostrada Siracusa-Gela. Per la cronaca, il programma della progettazione autostradale della Sicilia, che risale agli anni ’50 del secolo passato, prevede la chiusura del periplo autostradale dell’Isola del quale la Siracusa-Gela è il penultimo tratto; l’ultimo tratto – la Gela-Mazara del Vallo – è ancora di là da venire; a queste autostrade si dovrebbero aggiungere alcuni attraversamenti ‘a pettine’: la strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento che è un delirio; la strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca che è un mezzo delirio; e la Nord-Sud, ovvero la Mistretta-Gela, che è una sorta di ‘mammella eterna’, ovvero una strada a scorrimento veloce modello tela di Penelope: finanziamenti senza fine con lavori che vanno avanti da quasi 50 anni”.

E OGGI? TUTTO COME PRIMA – A distanza di cinque anni l’autostrada Siracusa-Gela non è stata completata; la Gela-Mazara del Vallo è ancora di là da venire; la strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento è sempre un delirio;  la strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca è sempre un mezzo delirio; la Nord-Sud, ovvero la Mistretta-Gela, in costruzione da oltre 50 anni, è ancora la tela di Penelope stradale della Sicilia.

Nel 2015 analizzavamo i dati rispetto all’inchiesta che avevamo scritto quattro anni prima:

“Rispetto a quattro anni fa è cambiato poco o nulla. In ogni caso, si tratta di fatti che indicano lo ‘stile’ con il quale in Sicilia si gestiscono le autostrade. Giusto per raccontare ai lettori – soprattutto ai lettori americani – che la collina che, franando, ha travolto il viadotto “Imera” lungo l’autostrada Palermo-Catania non è una fatalità, ma un fatto che, per le autostrade siciliane, è assolutamente normale. Cominciamo col dire che il CAS, per le proprie attività, dovrebbe utilizzare risorse finanziarie proprie: gli introiti dei pedaggi e le royalties che derivano dalla concessione di aree di servizio. Soldi che dovrebbero essere impiegati per pagare il proprio personale e per la manutenzione della rete autostradale. Secondo quanto previsto dalla convenzione con l’Anas, la spesa annua per la manutenzione delle autostrade non deve essere inferiore al 35 per cento di quanto ricavato dai pedaggi”.

Stando a quello che abbiamo appurato nel 2011, “del periodo che va dal 1997 al 2008, del CAS si sa poco o nulla. Una delle poche cose che abbiamo appurato è l’esistenza, nel febbraio del 2008, di un atto di diffida dell’Anas al Consorzio autostrade siciliane. L’Anas contesta al CAS una serie impressionante di inadempienze: a cominciare da una quasi totale assenza di manutenzione in circa dieci anni! Oggi i giornali scrivono che le strade provinciali della Sicilia sono prive di manutenzione: cosa verissima. Ma il ‘vizio’ di non fare manutenzioni non riguarda solo le strade provinciali, ma anche le super-frequentate autostrade Messina-Catania e Palermo Messina!”.

Cos’è cambiato nelle autostrade siciliane rispetto al 2015?

PATRIZIA VALENTI LA ‘MARZIANA’ DEL CAS – Nel 2011 abbiamo raccontato la storia di Patrizia Valenti, oggi dirigente generale della Regione siciliana, che tra il 2008 e il 2009 si ritrova, in qualità di commissario, a mettere ordine al CAS. E l’unico momento – unico momento nella storia del CAS – in cui questo ente invece di essere utilizzato per finanziare la politica siciliana e una serie di parassiti – lavora nell’interesse della collettività.

La presenza della dottoressa Patrizia Valenti al CAS durerà un solo anno. Poi verrà mandata via di corsa dalla politica siciliana – di maggioranza e di opposizione – vista come una sorta di ‘marziana’ che aveva interrotto uno ‘stile’ CAS che durava già da un decennio.

“Da quello che ci risulta – scrivevamo nel 2015 – l’Anas è tornata alla carica con un’ulteriore diffida al CAS. La storia è sempre la stessa: le manutenzioni che il Consorzio Autostrade Siciliane effettuerebbe in dosi ‘omeopatiche’ e, in ogni caso, impiegando molto meno del 35 per cento di quanto ricavato dal pagamento dei pedaggi da parte degli automobilisti. Chi si trova, nel 2008, ad affrontare problemi incredibili è Patrizia Valenti. Appena nominata dal governo siciliano ai vertici del CAS, deve subito fronteggiare i rilievi dell’Anas. Oltre alle mancate manutenzioni, il Consorzio non ha effettuato accantonamenti, la contabilità non rispetta la legge e via continuando con irregolarità di tutti i generi e di tutte le specie. Dal 1997 al 2000 c’è il buio. Ma, carte alla mano, l’Anas ha appurato che dal 2000 al 2008 non sono state effettuate le manutenzioni. All’appello mancano circa 84 milioni di euro che avrebbero dovuto essere utilizzati per migliorare la sicurezza delle due autostrade. Soldi finiti chissà dove”.

“Di fatto, le autostrade Palermo-Messina (quest’ultima, come vedremo, è stata completata, o quasi, nel 2004) e la Messina-Catania – scrivevamo nel 2015 – risultano abbandonate. Manto stradale e impianti vari lasciano molto a desiderare. Autostrade diventate pericolose per gli ignari automobilisti. Quattro anni fa ci chiedevamo come mai l’Anas avesse impiegato quasi otto anni per contestare al CAS tutte queste inadempienze. Magari ci sono documenti che non conosciamo. Però, quattro anni dopo, osservando l’abbandono dell’autostrada Palermo-Catania gestita dall’Anas, tante cose le inquadriamo in un’altra luce. Della serie, lo sfascio di strade e autostrade, in Sicilia, è pressoché totale”.

L’AUTOSTRADA SUI POZZI ARTESIANI – “Citiamo un esempio – prosegue il nostro articolo del 2015 – relativo proprio all’autostrada Palermo-Messina. A parte la mancanza di manutenzione e le tecnologie a fibre ottiche abbandonate, il tratto di tale autostrada che va da Cefalù allo svincolo per Castelbuono pare sia stato realizzato sopra pozzi artesiani. Così ci hanno raccontato gli abitanti della zona che, ovviamente, conoscono l’ambiente in cui vivono. Se la cosa risponde al vero, non sono da escludere, in un futuro non lontano, problemi, anche seri, per questo tratto di autostrada. Del 2008 ricordiamo un piano di manutenzione straordinario messo a punto da Patrizia Valenti. Con richiesta di fondi allo Stato e alla Regione. Una richiesta alla quale non risponderanno mai, né lo Stato, né la Regione siciliana. Nonostante i problemi finanziari, gli amministratori del CAS di quegli anni affrontano alcune delle emergenze: vengono avviati i lavori in alcune delle gallerie che erano state abbandonate e dove i mezzi viaggiavano in una sola carreggiata; viene aperto al traffico il tratto di autostrada Noto-Rosolini lungo la Siracusa-Gela (delle vicissitudini di questa terza autostrada parleremo in un’altra puntata del nostro ‘viaggio’); viene eliminata la barriera di esazione del Furiano, lungo l’autostrada Palermo-Messina; e vengono messi in sicurezza alcuni tratti autostradali che, come abbiamo già ricordato, erano, di fatto, stati abbandonati per quasi otto anni”.

LA SICUREZZA? FUTTITINNI! – “Di sicurezza – scrivevamo cinque anni fa – nelle autostrade Palermo-Messina e Messina-Catania, dal 2000 ad oggi, non ce n’è stata e non ce n’è ancora molta. In queste due autostrade, dal 2000 al 2008 (ma anche negli anni successivi, anche se con una netta diminuzione), sono avvenuti tanti incidenti. Non sappiamo se gli automobilisti-utenti abbiano adottato contromisure. Ma non è detto che non debbano arrivare, anche se con un po’ di ritardo, pesanti richieste di risarcimento da parte degli stessi cittadini. Vediamo il perché. Secondo quanto prevede la legge, i pedaggi, nelle autostrade, vanno incrementati solo dopo che le stesse autostrade sono state messe in sicurezza. Non è il caso della Palermo-Messina e della Messina-Catania nelle quali, come già ricordato, dal 2000 al 2008 non sono state effettuate manutenzioni. E infatti – unico caso in Italia! – i pedaggi di queste due autostrade sono rimasti bloccati per quasi un decennio”.

LE ASSICURAZIONI GENERALI VANNO VIA! – “Qui torniamo agli incidenti. In queste due autostrade, a causa dell’alto numero di sinistri, è avvenuta una cosa per certi versi unica nel suo genere. Se, da un lato, i cittadini non hanno fatto caso all’alto numero di incidenti che avvenivano in quegli anni lungo queste due autostrade, la cosa non è invece sfuggita alle Assicurazioni generali, che nel marzo del 2008 hanno messo la parola “fine” alla polizza assicurativa con il CAS proprio a causa dell’elevato numero di sinistri. Anche in questo caso, si è trattato di un caso piuttosto insolito, forse unico, in tutto il Belpaese. Per capire di quello che stiamo parlando, il contratto assicurativo disdettato dalla Generali era pari a circa 1,3 milioni di euro, mentre il bando di gara per sostituire la compagna assicurativa che si era chiamata fuori era pari a circa 4 milioni di euro!”.

Abbiamo ricordato che, negli anni ’80, ogni finanziamento dello Stato all’autostrada Palermo-Messina scatenava un pandemonio tra Camera e Senato. Questo perché i costi di quest’autostrada, realizzata in massima parte su viadotti e in gallerie, costava una barca di soldi. L’autostrada è stata completata dal governo Berlusconi nel 2004. All’appello mancava il tratto che va da Buonfornello-Cefalù (provincia di Palermo) a Sant’Agata di Militello (provincia di Messina).

E LA FIBRA OTTICA? VATTELAPPESCA! – “Quando è stato inaugurato in pompa magna – scrivevamo nel 2015 – alla presenza di tante autorità (il centrodestra lo portava come esempio di buona amministrazione: e sulla carta era così, se è vero che i lavori sulla Palermo-Messina duravano da circa 40 anni e non si riuscivano a chiudere), era in funzione anche un sistema di telecontrollo in fibra ottica. La tecnologia in fibra ottica introdotta (unico caso in Sicilia) e, in generale, tutta la Palermo-Messina imponeva un’attenta manutenzione. Che invece non c’è stata. Oggi che l’autostrada Palermo-Catania è in grande sofferenza (bene che vada le automobili impiegano cinque ore), l’unica arteria autostradale che collega la Sicilia occidentale con la parte orientale dell’Isola è la Palermo-Messina. Ma anche questa è un’autostrada in buona parte mal messa, proprio a causa di una carente manutenzione. E dire che il personale non manca. Conti alla mano, viene fuori che in quest’autostrada il rapporto spese del personale-introiti è il più alto d’Italia (45% rispetto a una media nazionale del 35%). Questo perché nelle autostrade del CAS opera un terzo di esattori in più rispetto ad altre società autostradali italiane”.

IL ‘CASO’ TECHNITAL – “Un’altra stranezza, chiamiamola così – scrivevamo sempre cinque anni fa – che va da sempre in scena nella gestione dell’autostrada Palermo-Messina è rappresentata dalla Technital, una società nazionale che in Sicilia è presente dagli anni ’70 del secolo passato. Quattro anni fa è venuta fuori un particolare che ha lasciato di stucco. Di solito, le spese per la progettazione e per la direzione dei lavori vengono imputate sulle risorse finanziarie che lo Stato mette in campo per la costruzione delle autostrade. Al CAS, invece, sia la progettazione, sia la direzione dei lavori affidate alla Technital gravano sul bilancio del Consorzio autostradale. Questo avviene grazie a una convenzione che risale agli anni ’70 del secolo passato. Convenzione rinnovata nel 1999, prima della costituzione del CAS. Come mai nessuno ha messo in discussione questa convenzione che provoca ingenti esborsi allo stesso Consorzio autostradale? Come mai nessuna autorità ha mai contestato il fatto che lavori pubblici importanti vengono affidati a una società – la già citata Technital – senza il ricorso all’evidenza pubblica? A chiederselo è Patrizia Valenti che in una relazione inviata alla magistratura e alla Corte dei Conti così scriveva: “L’aver scelto di continuare ad affidare la progettazione e la direzione dei lavori a una società non selezionata da procedure di evidenza pubblica ha comportato l’impossibilità di far gravare tali spese sul finanziamento pubblico”.

Proseguiamo con il nostro articolo di cinque anni fa:

“Su questa materia – era così quattro anni fa e ci dicono che le cose non sarebbero mutate – si applica, in pratica, la normativa nazionale. Il punto va illustrato meglio, anche a beneficio dei lettori americani. La Sicilia è una Regione autonoma. E ha potestà legislativa anche sui lavori pubblici. Stranamente, per i lavori lungo l’autostrada Palermo-Messina, si applicano le norme nazionali. Contemporaneamente, nelle stesse zone, per altre tipologie di lavori pubblici, si applicano le leggi regionali. E siccome la fantasia giuridica, in Sicilia, non ha limiti né confini, sempre nei lavori di tale autostrada, si bypassano le normative dell’Unione europea!”.

LE AREE DI SERVIZIO – “Altro giro, altra corsa: le aree di servizio. Quattro anni fa abbiamo scoperto che le aree di servizio in quest’autostrada con contratti vigenti erano solo due. In tutti gli altri casi i contratti risultavano scaduti tra il 2001, il 2002 e il 2003. Cosa, questa, che lasciava immaginare un danno erariale, visto che il danno è a carico dell’azionista di maggioranza che è pubblico (la Regione con il 96% circa, come già accennato). Facciamo un esempio concreto, per illustrare cosa succedeva quattro anni fa (cioè nel 2011). A livello nazionale, con le royalties sui carburanti aggiornate, gli introiti ammontavano a circa 0,70-0,80 centesimi di euro per litro. In Sicilia erano fermi a 0,10 euro per litro. Lo stesso discorso vale per le royalties su ristoro e market. A fronte di un’aliquota nazionale del 19%, quella applicata dal CAS, quattro anni fa, era ferma al 4,5%. Le cose stanno ancora in questi termini? Tutto lascerebbe supporre di sì, se è vero che l’Anas, già da qualche tempo, è tornata a contestare al CAS varie inadempienze”.

I 12 MILIONI DI EURO CHE ‘VISSERO’ DUE VOLTE – Veramente incredibile la storia di 12 milioni di euro che sarebbero stati ripianati due volte: la prima vota nel 2005 e, in parte, nel 2006; la seconda volta nel 2007. Ma in quale conto corrente, o in quali conti correnti, siano finiti i 12 milioni di euro ‘ripagati’ nessuno l’ha mai capito. In realtà, Patrizia Valenti ha provato a fare luce sui questi soldi pubblici scomparsi dal Banco di Sicilia. Ha messo per iscritto tutto al governo regionale dell’epoca, alti burocrati della pubblica amministrazione compresi. Ma politici e alti burocrati hanno insabbiato tutto. Nell’estate del 2010 Patrizia Valenti ha provato pure a rivolgersi alla Banca d’Italia. E ha messo a punto una delibera che prevedeva di affidare la gestione di questa vicenda a una società specializzata nella certificazione di bilanci. Ma, di fatto, la sua azione verrà ‘stoppata’ dal governo regionale dell’epoca. Patrizia Valenti verrà ‘silurata’ dal vertice del CAS. E dei 12 milioni ‘spariti’ non si saprà più nulla.

QUI L’ARTICOLO DE LA VOCE DI NEW YORK

Foto tratta da la Repubblica

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