Mariano Massaro, segretario generale ORSA: lavorare meno, lavorare tutti

Mariano Massaro, segretario generale ORSA: lavorare meno, lavorare tutti
22 giugno 2020

Il nuovo segretario generale del sindacato ORSA, Mariano Massaro, ha scritto una lettera al capo del Governo italiano, Giuseppe Conte e ai suoi Ministri. Gli chiede perché il sindacato ORSA è stato escluso dagli Stati generali. E avanza alcune proposte per l’Italia. Eccole 

Mariano Massaro, segretario generale del sindacato ORSA, ha inviato una lettera al Governo nazionale: al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai Ministri. Tema: gli stati generali dell’Economia. Riprendiamo questa lettera perché la riteniamo molto interessante.

“L’evento istituzionale che si sta tenendo in questi giorni per la presentazione degli Stati Generali dell’Economia – scrive Massaro – ha visto assente l’ORsa fra le sigle sindacali coinvolte dal Governo. Gli Stati Generali dovrebbero servire a raccogliere posizioni, idee, opinioni, progetti… Tenendo fuori dal confronto questa Organizzazione Sindacati Autonomi e di Base, il Governo ha precluso l’opportunità di dare voce a oltre 15.000 lavoratori che continuano a crescere in tutti i settori del lavoro e rendono l’ORSA rappresentativa, soprattutto nel mondo dei trasporti.

L’assenza di ORSA a villa Pamphili rende monco il principio di democrazia partecipata
con cui il Governo Conte dichiara di voler condurre un percorso di progetti e proposte che dovrebbe segnare il rilancio della nazione all’indomani dell’emergenza sanitaria e dopo il blocco del sistema produttivo che non ha precedenti a memoria d’uomo.

Nel rispetto e per gli interessi dei lavoratori rappresentati, la Segreteria Generale della Confederazione ORSA chiede espressamente di essere direttamente coinvolta nel prosieguo della discussione. Gli argomenti toccati nei nove punti esposti dal Governo sono meritevoli di critica, analisi e indicazioni che non è possibile esplicitare con il semplice scambio epistolare, pertanto con la presente s’intende fornire un contributo di carattere generale da approfondire nei futuri incontri che l’esecutivo del Governo intenderà convocare.

In premessa riteniamo opportuno prendere le distanze da pregiudizi e critiche rituali
provenienti da alcuni versanti della politica, del sindacato e del mondo imprenditoriale che definiscono assai generici i nove punti nei programmi del Governo. Come ORSA pensiamo sia dovere statutario del sindacato valutare il progetto di rilancio del Paese seppure ancora allo stato embrionale e fondato su principi complessivi. Gli Stati Generali servono proprio a riempire di contenuti il concetto condiviso di ripartenza e rilancio dell’economia, senza perdere di vista i diritti costituzionali dei lavoratori.

L’Europa post Covid lancia messaggi importanti, il vecchio continente sembra intenzionato a superare le rigidità della Troika, l’auspicio è che ci si orienti verso un sentimento di solidarietà teso all’interesse comune, con la consapevolezza che bisogna avere una politica economica con strumenti comuni che non lasci solo alla politica monetaria il compito di contrastare divergenze e differenze fra paesi europei.

L’Unione ha prodotto in poche settimane un cambiamento significativo e pone sul tavolo della ripresa economica risorse da intercettare con progetti e investimenti credibili, non cogliere l’occasione sarebbe un errore politico. Le risorse europee sono decisive, bisogna sfruttarle per creare un nuovo modello di sviluppo. Per troppi anni nel nostro Paese gli investimenti sono stati inadeguati, è giunto il momento di invertire la rotta, non solo per fronteggiare gli effetti dell’emergenza Coronavirus, ma
anche e soprattutto per disegnare un nuovo futuro per l’Italia.

Il cambiamento del Paese non può prescindere dal riposizionamento del lavoro e dei
lavoratori al centro dell’interesse generale, prima di organizzare il futuro bisogna fare i conti col passato, riconoscere gli errori e ripartire con i necessari correttivi, eliminare le Leggi sbagliate e ripristinare quelle giuste, a partire dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori abolito dal jobs act.

La precarietà cronica, la disoccupazione e l’assenza di certezza di un reddito minimo a
garanzia di un’esistenza dignitosa, non sono piaghe prodotte dal Coronavirus, è la storia dell’Italia degli ultimi sessant’anni. Bisogna contrastare le politiche ultraliberiste con un ruolo pubblico dello Stato nell’economia industriale, capace di creare nuova occupazione con interventi strutturali. In tal senso il Governo non può omettere di prendere in considerazione la proposta che l’ORSA ha avanzato in tempi non sospetti, prima dell’Istituzione degli Stati Generali.

La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario non è una provocazione di stampo
bolscevico, è l’uovo di Colombo che ha funzionato in molte realtà europee. L’idea non è nuova, nel 1997 trovò applicazione in Francia con l’introduzione delle 35 ore di lavoro a settimana, a parità di salario. L’intento del governo francese fu di incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro, da allora risultano esservi 4 milioni di occupati in più, 5 milioni di dipendenti pubblici, 2 milioni in più che in Italia.

Sostanzialmente, laddove si lavora meno, si osserva una maggiore partecipazione al
mercato del lavoro e non vi è dubbio che in tema di produzione e stabilità economica Germania e Francia sono decisamente avanti rispetto a Italia e Grecia che adottano un orario di lavoro fissato a vecchi standard. La proposta di riduzione dell’orario di lavoro, seppure testata positivamente in Francia e in alcuni settori della Germania, non può essere formulata in Italia mantenendo fermo l’attuale quadro culturale, se si resta arroccati sulle vecchie teorie che esaltano il massimo profitto a tutti i costi e agevolano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la politica della riduzione generalizzata dell’orario di lavoro resta un corpo estraneo che non riesce ad acquisire la
necessaria consistenza, e rimane sul terreno delle cose belle da pensare, ma impossibili da attuare.

Gli Stati Generali dell’Economia devono puntare a rivoluzionare i concetti di produzione, produttività, investimenti e profitti. Dopo il “pit stop” dell’intera umanità produttiva, sarebbe anacronistico pensare a una ripartenza confermando e rafforzando il concetto di massimo profitto con il minimo impiego di forza lavoro, la popolazione ne uscirebbe stremata, la certezza del reddito è necessaria oggi più di ieri. Il Governo italiano ha posto in essere ogni strumento per garantire a tutti un reddito, seppure minimo, durante l’emergenza epidemiologica, raschiando il fondo del barile per recuperare fino all’ultima risorsa da distribuire con equità, secondo i bisogni.

Tale principio deve governare anche la ripresa delle attività, la riduzione dell’orario di lavoro è una leva per ridistribuire ricchezza e aumentare l’occupazione, il sistema di produzione attuale è inadeguato per uno sviluppo equilibrato, produce sfracelli, recessioni e crisi, accentua le diseguaglianze sociali al punto che esse devono essere considerate tra i fattori che impediscono la crescita.

La concentrazione di redditi in mano a pochi determina una espansione lenta dei consumi, occorrono quindi misure in grado di compensare le diseguaglianze a cominciare dalla costituzione di nuovi posti di lavoro.

I nove punti individuati dal Governo per il rilancio dell’economia, nella loro genericità sono condivisi dall’ORSA, adesso bisogna approfondire i concetti, dettagliare come e dove saranno reperite le risorse e tracciare un percorso che sia complessivamente condiviso. Non sarà semplice! Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, nel suo intervento agli mStati Generali ha accennato a presunti pregiudizi del Governo contro le imprese, l’atteggiamento ostico della Confederazione Generale dell’Industria Italiana non rassicura rispetto ai progetti di giustizia, equità e ridistribuzione della ricchezza che si leggono nei programmi del Governo.

L’obiettivo dichiarato da Bonomi, sin dal suo insediamento, è quello di derubricare i Contratti Collettivi di Lavoro alla semplice contrattazione aziendale, proposta anacronistica che dietro il mparavento della semplificazione punta a limitare il potere contrattuale dei lavoratori. Secondo Confindustria gli aiuti distribuiti ai lavoratori in difficoltà durante il lock down sono puro assistenzialismo elettorale ma di contro rivendica indennizzi e non prestiti per le aziende.

Il concetto è chiaro: privatizzazione dei profitti e socializzazione del debito.
In questo scenario di scontro sociale fra imprese e classi subalterne, gli Stati Generali
devono essere lo strumento per conferire allo Stato il ruolo di soggetto regolatore nell’eccessivo liberismo imprenditoriale che rischia di scadere nel libertinaggio. A tale proposito ci piace ricordare la nostra Costituzione: (Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana). Parimenti alla certezza di lavoro e reddito una società democratica, equa e solidale, ha il dovere di garantire a tutti i cittadini l’assistenza sanitaria pubblica e le pari opportunità per l’accesso all’istruzione e alla formazione. L’introduzione del sistema privatistico sovvenzionato dallo Stato, nella sanità italiana ha mostrato fragilità e inadeguatezza proprio in occasione
dell’emergenza sanitaria mondiale.

L’istruzione riservata alla ristretta élite che può permettersi di pagare la retta negli istituti privati, non potrà mai ambire all’istruzione a alla formazione di massa di cui ha bisogno il sistema produttivo e solo una scuola pubblica efficiente può garantire.
L’economia è legata a doppio filo con il sistema dei trasporti, non si può immaginare uno sviluppo globale del Paese se non si interviene per superare l’odioso fenomeno dell’Italia a due velocità.

La fotografia sui trasporti pubblici scattata dal dossier “Pendolaria” di Legambiente mostra un’Italia spaccata a metà. Al sud rispetto alle regioni del centro nord i treni in circolazione sono addirittura diminuiti negli ultimi dieci anni. Dal dossier si evince che il numero di cittadini ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblici sia in aumento, ma con dinamiche molto differenti fra Nord e Sud, dove il problema dei trasporti rappresenta una vera emergenza. Il rilancio del Mezzogiorno non può prescindere dal potenziamento di infrastrutture e trasporti, gli Stati Generali dell’Economia devono prevedere un’Italia delle merci e delle persone che viaggiano a velocità unica verso la
rispesa.

Gli Stati Generali devono essere occasione di rilancio per raggiungere una stabilità
economica che non sia fine a se stessa. L’azzeramento della povertà attraverso la tutela dei più deboli deve crescere di pari passo con la ricchezza del paese. Gli italiani anziani sono un patrimonio da tutelare, ma in Italia, purtroppo, la conclusione della vita lavorativa coincide con il periodo dell’esistenza in cui molti diventano deboli. Anche qui, visto che già si parla di riforma delle pensioni, bisognerà pensare ad un sistema pensionistico universale, equilibrato e solidale che non sia agganciato in maniera rigida ai versamenti di accantonamento. Il metodo attuale discrimina e garantisce una vecchiaia dignitosa solo a chi ha vissuto un’esistenza agiata. Anche in questo caso
bisogna livellare i redditi e ridistribuire le risorse con un sistema delle pensioni moderatamente premiante che faccia della solidarietà il cardine del funzionamento. Gli anziani sono una risorsa, il fondo pensioni non è un investimento a perdere, va visto come tutela della storia e delle esperienze nazionali per organizzare il futuro.

Interventi strutturali sono necessari per la tutela dell’ambiente, l’efficientamento della
Pubblica Amministrazione, la riforma della giustizia, la lotta all’evasione fiscale…

Argomenti per cui ORSA si riserva di fornire il proprio contributo nelle prossime
consultazioni ove chiede espressamente di essere convocata.

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