La Ue prepara l’attacco finale a Parmigiano, Grana padano, Pecorino e prosciutti/ MATTINALE 457

La Ue prepara l’attacco finale a Parmigiano, Grana padano, Pecorino e prosciutti/ MATTINALE 457
18 giugno 2020

Il nuovo programma della Ue si chiama “From farm to fork”. Partirà il prossimo anno e punta all’eliminazione dei cibi di provenienza animale: carni, formaggi e salumi, in testa i prosciutti. L’attacco è a Francia, Italia e Spagna. Useranno prima l’appesantimento fiscale e poi, con molta probabilità, il ‘proibizionismo’. In alternativa ci propineranno la finta agricoltura biologica e, soprattutto, la soia prodotta a colpi di glifosato e i suoi derivati. Dietro ci sono gli interessi delle multinazionali che controllano immense distese di terreni in Africa e in Sudamerica   

di Economicus

Nel silenzio quasi generale l’Unione europea prepara una nuova strategia che punta a ridisegnare il sistema alimentare. Obiettivo: riduzione drastica, in tempi brevi, dei cibi di origine animale in favore dei cibi di origine vegetale. L’idea non è sbagliata: è sbagliato il modo con il quale gli ‘eurocrati’ intendono procedere, con l’eliminazione di quasi tutti i derivati animali – a cominciare dai formaggi e dai salumi – che dovrebbero essere sostituiti da cibi vegetali che non danno alcuna garanzia di salubrità.

I Paesi che pagheranno il conto più ‘salato’ saranno quelli dell’Europa mediterranea: e cioè Italia, Grecia, Spagna e Francia. Basti pensare al Parmigiano, al Grana padano e ai Pecorini prodotti in Italia, ai formaggi francesi, ai prosciutti spagnoli e italiani, a tutti i derivati del latte della Grecia.

Si pensava che la crisi economica provocata dal Coronavirus avrebbe fermato i furori fondamentalisti dei Socialisti europei, che sono i veri protagonisti di questa crociata con la carne, contro il latte bovino, ovino e c caprino e contro i derivati di latte e carne. Invece si andrà avanti anche in piena emergenza economica Coronavirus.

Ma andiamo con ordine.

Cominciamo col dire che questo radicale progetto rientra nel cosiddetto Green Deal. Il progetto si chiama “From farm to fork” e, come già accennato, punta a ridurre drasticamente, nel giro di pochi anni, il consumo di alimenti di provenienza animale.

I punti salienti del “From farm to fork” li ha riassunti scenarieconomici.it:

“Entro pochi anni il 25% della produzione dovrà essere biologico, anche se non ci sarà una adeguata domanda; questo svilirà il vero biologico;

vi è una condanna per tutto ciò che è di origine animale, compresi i prodotti tradizionali italiani come salumi e formaggi; in modo preconcetto vengono condannati, anche quando non provengono da allevamenti fortemente intensivi;

una spinta ingiustificata verso prodotti di carattere vegetale che, comunque, possono essere manipolati anche più di quanto accada verso quelli animali; ricordiamo che alcuni prodotti fortemente tossici, come oli ricchi grassi saturi, sono di provenienza vegetale;

una ‘Economia Circolare’ che si tradurrà in un forte aumento dei costi per le aziende, senza nessun beneficio oggettivo per il consumatore;

un regime di FISCALITA’ APPESANTITA per i prodotti di origine animale (formaggi e salumi) che li danneggerà fortemente”.

C’entra la salute umana in questa svolta ‘Green’ dell’attuale Commissione europea? Assolutamente no. Perché se è vero che carte aree della zootecnia non hanno più nulla a che vedere con l’agricoltura e sono fonte di grande inquinamento dell’ambiente (restando in Italia, ci riferiamo agli allevamenti intensivi di bovini, di suini e di galline del Centro Nord), è anche vero che i vegetali che dovrebbero sostituire gli alimenti animali – la soia in testa – sono in buona parte prodotti in modo intensivo su migliaia e migliaia di ettari con un’utilizzazione smodata di pesticidi ed erbicidi (glifosato in testa).

Non bisogna essere dei geni in economia per capire che quella portava avanti dai socialisti europei del PSE è, in primo luogo, una battaglia voluta dalle multinazionali che controllano immense distese di terreni in mezzo mondo a cominciare dall’Africa e dal Sudamerica, dove si coltiva la soia.

In questo scenario ci sono anche il grano duro e tenero e i legumi come lenticchie e fagioli (già l’Italia è letteralmente invasa di lenticchie canadesi).

La coltura centrale di questa svolta rimane è la soia. L’obiettivo è quello di eliminare i formaggi prodotti con latte bovino, ovino e caprino per produrre solo formaggi con latte vegetale, soia in testa.

Per ciò che riguarda i formaggi tradizionali, Italia e Francia ne usciranno a pezzi. Nel nostro Paese l’attacco è al Nord Italia, che produce formaggi con modalità industriali, con grandi numeri. Una grande produzione che consente l’esportazione di alcuni formaggi nel mondo: pensiamo ai già citati Parmigiano e Grana padano.

Ne farà le spese anche il Pecorino romano che, però, è prodotto, per l’80% circa (e forse più) con il latte di pecora della Sardegna.

Non è la prima volta che l’Unione europea prova a distruggere la produzione di latte italiano. Ci ha provato, per lunghi anni, con le quote latte. Un meccanismo inventato per favorire la produzione di latte e di burro del Nord Europa. Ora l’attacco è più pericoloso, perché si ammanta di un’ideologia ‘verde’ che, è il caso di dirlo, fa ridere i polli!

L’Unione europea ci vuole togliere formaggi e salumi per propinarci il grano – duro e tenero – la soia e altri prodotti vegetali, freschi e trasformati. Per la gioia di chi produce pesticidi ed erbicidi. Dietro, infatti, ci sono gli interessi delle grandi multinazionali che operano nella produzione di pesticidi ed erbicidi e i soliti interessi delle industrie farmaceutiche pronte a curarci.

Questa svolta avrebbe avuto un senso se, prima, l’Unione europea si fosse preoccupata di eliminare il glifosato e gli altri veleni dalle produzioni vegetali. Ma la Ue ha fatto l’esatto contrario: ha prorogato l’uso del glifosato e non è intervenuta con uno stop alla chimica in agricoltura. Lo stesso invito generico all’agricoltura biologica significa poco, se non è sostenuto da regole certe e da un sistema di controlli sui prodotti finiti.

Nel Sud Italia questa nuova forma di affarismo demenziale in agricoltura ci tocca poco. A meno che non proibiscano, in modo militare, di produrre i formaggi tradizionali (non lo escludiamo, perché dal lager Unione europea noi ci aspettiamo di tutto).

L’attacco – lo ribadiamo – è all’agricoltura e all’agro-industria del Nord Italia, dove si concentra quasi tutta la produzione italiana di derivati del latte e della carne su scala industriale. La furia iconoclasta contro i formaggi è immotivata, perché i veleni contenuti nei cereali, nei legumi, negli ortaggi e nella frutta prodotti su scala industriale sono molto più dannosi, per la salute umana, dei grassi di origine animale contenuti nei formaggi.

Diverso il discorso per i prosciutti italiani, se è vero che gli allevamenti intensivi di suini del nostro Paese, oltre ad essere immorali (non si possono trattare così gli animali!), sono da anni fonte di grande inquinamento ambientale. Ben venga, insomma, una stretta su questa forma assurda di zootecnia intensiva. Lo stesso discorso riguarda i polli allevati in modo intensivo.

Come difendersi da questo nuovo attacco dell’Unione europea? Noi non abbiamo mai c ambiato opinione: bisogna uscire subito da questa Ue dell’euro di ‘banditi’. La speranza c’è, perché quello che si vuole consumare è un attacco micidiale a tre Paesi dell’Europa mediterranea: Francia, Spagna e Italia (c’è anche la Grecia che, però, dopo la ‘cura’ del MES è ormai un Paese economicamente fragile).

Non sappiamo che tipo di reazione ci sarà. Considerato che ad appoggiare questa svolta ‘Green’ – a giudicare ad quanto scrive scenarieconomici.it – c’è il PD non possiamo che ipotizzare una crescita di consensi della Lega di Salvini al Nord, che non tarderà a scendere in campo di difesa del Parmiggiano, del Grana padano e dei prosciutti.

Abbiamo la sensazione che, in Emilia Romagna, all’interno del PD, qualcosa rischierà di rompersi, perché l’economia di questa Regione subirebbe un colpo durissimo su derivati del latte e prosciutti.

A nostro avviso è arrivato il momento di uscire subito dall’Unione europea. O, in alternativa, pensare a un’Europa mediterranea completamente staccata dalla Mitteleuropa a ‘trazione’ tedesca. Ma non tra cinque o dieci anni: subito, perché i signori del  “From farm to fork” cominceranno il prossimo anno a colpire le produzioni di latte e derivati de latte e la produzione di carne e derivati della carne.

Foto tratta da il Giornale del cibo

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