A Milazzo si insegue ancora la chimica ‘pesante’: non sarebbe ora di pensare ad altro?

A Milazzo si insegue ancora la chimica ‘pesante’: non sarebbe ora di pensare ad altro?
21 maggio 2020

Grande solidarietà ai circa 600 lavoratori dell’indotto della raffineria di Milazzo. Però noi non ce la sentiamo di continuare ad andare dietro a una chimica ‘pesante’ che ha distrutto un territorio. Milazzo deve voltare pagina e pensare a un futuro economico diverso

“In queste ore stiamo seguendo l’evolversi della delicata situazione all’interno della Raffineria di Milazzo; i dipendenti dell’indotto, a causa del taglio degli investimenti da parte dell’industria e degli azionisti, rischiano di rimanere a casa”.

Lo scrivono in un comunicati i rappresentanti dell’ADASC (Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini di Milazzo e della Valle del Mela) e del Comitato dei Cittadini contro l’inceneritore del Mela.

“I dirigenti della società – prosegue il comunicato – continuano a tirare in ballo, in modo strumentale, il Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria approvato dalla Regione siciliana. E’ chiara la loro intenzione di non investire per adeguare gli impianti alle migliori tecnologie disponibili per ridurre l’inquinamento e quindi i rischi sanitari per la popolazione ed i lavoratori. Ribadiamo ancora una volta che non è assolutamente vero che le disposizioni del Piano sono inapplicabili, perché fanno riferimento a tecnologie pubblicate in un ‘elenco’ approvato dall’Unione Europea per tutti gli impianti di raffinazione già esistenti (le cosiddette “BAT Conclusions”)”.

“Peraltro – leggiamo sempre nel comunicato – le altre raffinerie siciliane, nei ricorsi presentati al TAR contro il Piano, quantificano gli investimenti necessari per adeguarsi al Piano in 150-180 milioni di euro (da spalmare fino al 2027), smentendo di fatto la tesi dell’inapplicabilità del Piano. La realtà è che le raffinerie vogliono continuare ad inquinare la nostra terra, fare profitti sulla pelle dei siciliani e distruggere il clima, senza fare i necessari investimenti a tutela dei lavoratori, della salute e dell’ambiente”.

I rappresentanti dell’ADASC e del Comitato dei Cittadini contro l’inceneritore del Mela ricordano che la tutela dell’ambiente, oltre a limitare l’inquinamento, creerebbe nuovi posti di lavoro:

“Più volte abbiamo sottolineato l’importanza degli investimenti, anche dal punto di vista occupazionale: infatti più fondi vengono previsti per adeguare gli impianti, più posti di lavoro vengono creati. Sembra che adesso anche i lavoratori comincino a capire la necessità che l’industria non lesini sugli investimenti. Esprimiamo quindi vicinanza ai lavoratori che da stamattina hanno indetto lo sciopero ad oltranza, affinché l’azienda disponga con estrema urgenza tutti gli investimenti necessari, senza ricorrere più a ricatti, sotterfugi e strumentalizzazioni”.

 

Noi sulla raffineria di Milazzo la pensiamo in modo un po’ diverso. A nostro avviso questo mostro di acciaio che inquina va chiuso. La vocazione economica di questo territorio è rappresentata dall’agricoltura e dal turismo, non certo dalla chimica che ha già provocato danni ingentissimi.

A differenza dei rappresentanti di CGIL, CISL e UIL, che lamentano la perdita di circa 600 posti di lavoro nell’indotto, noi riteniamo che Milazzo debba voltare pagina. Grande solidarietà a chi oggi ha perso il posto di lavoro, ma Milazzo e i siti del Sud Italia dove ancora insiste la chimica ‘pesante’ (oltre a Milazzo ci sono Priolo e Melilli, nel Siracusano) e la siderurgia (Taranto) debbono trovare il coraggio di rompere con l’inquinamento e puntare su altro.

Foto tratta da La Sicilia

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