Coronavirus/ Braccialetti elettronici a bambini da 4 a 6 anni per mantenere la “distanza sociale”

Coronavirus/ Braccialetti elettronici a bambini da 4 a 6 anni per mantenere la “distanza sociale”
9 maggio 2020

E’ normale tutto quello che sta succedendo? Il dubbio è che, con la scusa della lotta al Coronavirus, possano essere introdotte nuove forme di distanziamento sociale utili alla costruzione del “mondo nuovo”: un mondo dove la Società sarà stata distrutta in favore di un individualismo totale, sfrenato e spietato e perciò facilmente manipolabile e dominabile

di Giovanni Maduli

E’ di questi giorni la notizia che nella scuola di un piccolo centro in provincia di Varese (non se ne conosce al momento il nome) sono stati adottati dei braccialetti elettronici da “fornire” ai bambini fra i quattro e i sei anni, ai docenti ed a tutto il personale, alla riapertura delle attività svolte in classe, “utili” per il mantenimento della “distanza sociale”.

Il “dispositivo” funzionerebbe così: si imposta una distanza minima di un metro su ogni braccialetto e qualora chi lo porta si avvicinasse o fosse avvicinato da un altro bambino provvisto dello stesso dispositivo, il braccialetto vibra e si illumina.

Se la notizia è vera, e pare che lo sia, siamo di fronte alla vittoria totale della follia sulla ragione.

Non essendo un medico non entro nel merito dell’aspetto relativo ad una pur legittima prevenzione, certamente utile e necessaria per contrastare la diffusione di questo maledetto virus; anche se, a ben guardare, parecchi medici sono del parere che non c’è alcuna epidemia, che si tratterebbe di una influenza certamente più aggressiva ma non molto diversa dalle altre e che esisterebbero diversi metodi efficaci per curarla come ad esempio la Plasmaferesi (il ricorso al plasma di soggetti guariti), la Idrossiclorochina (farmaco antimalarico usato da circa settanta anni) e lo Zinco.

Ma, chissà per quale motivo…, a questi medici non viene concesso di esprimere apertamente la loro posizione ed anzi, a quanto si apprende da varie fonti, sono osteggiati in tutti i modi.

Non voglio qui entrare in argomenti che un qualche “astuto” criticone taccerebbe subito di “gomblottismo”; il mio argomentare riguarda gli aspetti sociali, relazionali e di crescita, in senso lato, che attengono a quella che dovrebbe essere la normale vita di un bambino. Prescindendo dal fatto che anche lo sporcarsi giocando e il venire a contatto con altri bambini rafforza ed accresce le difese immunitarie, è noto come proprio i bambini, tranne rarissime eccezioni, siano i meno esposti all’attacco del virus e ciò, probabilmente, in virtù del fatto che essi godono, secondo il parere dei medici, di un sistema immunitario efficiente seppure in via di formazione.

Ma ciò che trovo intollerabile è l’instillare nei bambini quell’atteggiamento difensivo e di sfiducia nei confronti degli altri bambini, dei compagni; l’instillare “la paura” dell’altro, la paura del ”vicino”. E’ logico ed evidente che sia necessario ricorrere a misure di prevenzione e tutela; ma da questo a stravolgere il corretto percorso di crescita di un normale bambino, mortificando il suo desiderio di conoscere il mondo, di relazionarsi con i compagni, di correre e rotolarsi insieme, di “lottare”, di sperimentare nuove e costruttive relazioni sociali ed affettive lo trovo assolutamente inaccettabile.

Così facendo si agevolerà la crescita di un essere umano diffidente verso il prossimo e verso la società tutta; attento solamente al proprio tornaconto, al proprio benessere e, in fin dei conti, soltanto al proprio “io”. Sull’altare della sicurezza, del “necessario distanziamento sociale”, della prevenzione, con il ricorso al “braccialetto” si trascurano i più elementari concetti di crescita e di sviluppo umano, sociale ed emotivo dei bambini, cioè dei futuri uomini e donne di domani; si insegna loro a temere l’altro, a considerarlo, direttamente o indirettamente, un potenziale pericolo e non, come dovrebbe essere, qualcuno con cui confrontarsi, con cui dividere esperienze, giochi e innocenti marachelle.

Si tratta per altro, di una metodologia che richiama tanto l’esperimento dei cani di Pavlov; esperimento che mirava al condizionamento degli stessi al fine di “abituarli”, forzatamente, ad un certo comportamento. Ma alla mente torna anche quel concetto formulato dal sociologo Joseph P. Overton, secondo il quale ogni concetto e/o idea dell’opinione pubblica, dapprima totalmente respinta, può essere gradatamente imposta per fasi successive: inconcepibile, estrema, accettabile, ragionevole, diffusa, legalizzata.

Il declino della nostra società è ormai evidente e forse irreversibile: proprio attraverso la cosiddetta “Finestra di Overton”, con motivazioni e giustificazioni diverse, sono stati cancellati diritti, ne sono stati imposti e affermati di “nuovi”, distrutte istituzioni sociali secolari come la famiglia, rapporti sociali ed umani, comportamenti, educazione, modi di fare e tanto altro.

Si tratta solamente di “obiettivi collaterali”.

Sorge così il dubbio che questa epidemia possa essere per qualcuno una ghiotta occasione per imporre nuove forme di distanziamento sociale utile alla costruzione del “mondo nuovo”; un mondo dove la Società sarà stata distrutta in favore di un individualismo totale, sfrenato e spietato e perciò facilmente manipolabile e dominabile. Ovviamente in funzione di “prevenzione sanitaria”, si capisce.

Il mondo che conoscevamo non esiste più, è stato distrutto; e noi non siamo stati capaci di difenderci e di impedirlo. Ma non mi stupisco più di nulla da quando, quasi in silenzio, abbiamo accettato di far iniettare ben dieci vaccini nei corpicini indifesi dei nostri bambini… Sempre, ovviamente, per il loro bene.

ARTICOLO TRATTO DA REGNO DELLE DUE SICILIE

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