La stabilizzazione dei migrati? Nulla di morale e molto – in prospettiva – di elettorale… / MATTINALE 509

La stabilizzazione dei migrati? Nulla di morale e molto – in prospettiva – di elettorale… / MATTINALE 509
8 maggio 2020

Stabilizzare i migranti senza avere prima creato le condizioni economiche per l’eliminazione dello sfruttamento degli stessi migranti nelle campagne è una cinica operazione di ipocrisia. La verità è che la stragrande maggioranza delle aziende agricole italiane non può pagare gli operai agricoli a norma di contratto. La verità è che i ‘giochi’, in questa storia, sono altri e con ben altri fini 

La Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, fino ad oggi non ha fatto nulla, ma proprio nulla per l’agricoltura del Sud Italia. In compenso, attraverso la sceneggiata ‘morale’ sulla regolarizzazione di un numero imprecisato di migranti (ma chi l’ha detto che sono 600 mila?) continua a non aiutare l’agricoltura, ma a strumentalizzarla.

Proviamo a illustrare come stanno le cose.

Cominciamo dal numero di migranti da regolarizzare. Dov’è scritto che sarebbero 600 mila? Forse erano 600 mila che l’Europa chiudesse le frontiere. Le statistiche ufficiali, in questo settore, sono inattendibili. Soprattutto nel Sud dove c’è molta tolleranza e tantissimo lavoro nero. A nostro modesto avviso, quando inizierà il processo di regolarizzazione – che come vedremo nasce da esigenze elettorali e non morali – ci saranno sorprese.

Entriamo nel merito del ragionamento della Ministra Bellanova. Dice la Ministra che nell’agricoltura italiana manca la manodopera. E’ vero? No! Nelle campagne italiane manca la manodopera italiana perché gli italiani si rifiutano di farsi sfruttare.

Se in Italia i braccianti agricoli, o operai agricoli venissero pagati nel rispetto del contratto di lavoro previsto – in media 80 euro al giorno (compresi o, forse, con qualcosa in più per i contributi previdenziali) – tantissimi italiani, soprattutto tra i giovani, si catapulterebbero nelle campagne.

Gli italiani non vanno nelle campagne perché non sono disposti a lavorare senza un orario preciso (ordinariamente si superano le otto ore giornaliere!) per 20, 15 e, talvolta, anche 10 euro al giorno. Chi accetta queste retribuzioni sono solo gli extracomunitari che, spesso, non hanno alternativa. 

Alla politica italiana non piace il filosofo marxista Diego Fusaro quando dice che l’Italia fa entrare i migrati per trattarli da schiavi e per distruggere il mercato del lavoro italiano. Ma Fusaro dice una grande verità che riguarda l’agricoltura e anche altri settori dell’economia.

Quando la Ministra Bellanova, il suo partito Italia Viva e il PD dicono che regolarizzare questi lavoratori è un dovere morale, dovrebbero impegnare il Governo (a cominciare dalle Prefetture in sinergia con le forze dell’ordine e con gli uffici pubblici) ad effettuare controlli a tappeto per verificare l’applicazione del contratto di lavoro, triplicando le contravvenzioni per chi sfrutterà i lavoratori. Inserendo tale prescrizione nella legge che il Parlamento approverà.

Applicando la legge e pagando i braccianti agricoli secondo contratto di lavoro, tutti, non soltanto i migranti, avranno l’opportunità di tornare a lavorare nelle campagne.

Osserviamo adesso la questione dalla parte delle aziende agricole. Quante sono in Italia le aziende agricole in grado di pagare 80 euro al giorno i braccianti o operai agricoli? Pochissime. Perché? Perché grazie all’Unione europea dell’euro in Italia arrivano prodotti agricoli freschi e trasformati da tutto il mondo.

Sono prodotti in larga parte di pessima qualità (e in alcuni caso tossici come il grano al glifosato e alle micotossine), spesso trattati con pesticidi che il nostro Paese ha bandito da anni perché dannosi per la salute umana, ma che hanno il grande ‘pregio’ di costare molto meno rispetto ai prodotti agricoli italiani.

Non ci può essere partita, oggi, tra l’agricoltura italiana (dove a norma di legge un operaio agricolo, come già accennato, per poco meno di sette ore al giorno di lavoro dovrebbe essere pagato 80 euro) e le agricolture di alcuni Paesi del mondo (Africa, ma non solo Africa) dove una giornata di lavoro nei campi (spesso oltre le otto ore giornaliere) viene pagata 5 euro!

Che bisognerebbe fare? Rilanciamo la proposta che portiamo avanti da tre anni: con i fondi europei pagare ai braccianti-operai agricoli i due terzi delle retribuzioni giornaliere. Attenzione: per le aziende agricole italiane il costo di 20-25 euro al giorno per un operaio agricolo rispetto ai 5 euro giornalieri di altre realtà del mondo sarebbe sempre svantaggioso, ma alleggerirebbero i costi e potrebbero valorizzare la qualità.

Avete letto o sentito qualcosa dalla Ministra Bellanova, da Italia Viva e dal PD a proposito dell’impossibilità, per la stragrande maggioranza delle aziende agricole italiane, di pagare un operaio agricolo 80 euro al giorno? Da questi personaggi, al massimo, arrivano sermoni demagogici contro il ‘caporalato’, facendo finta di non sapere che, senza lo sfruttamento dei migranti, buona parte dell’agricoltura italiana non resterebbe in piedi.

C’è anche una contraddizione in questa regolarizzazione sponsorizzata da PD e Italia Viva. La Ministra Bellanova parla, come già ricordato, di mancanza di manodopera nelle campagne. Ma non dice che nel Nord, per quello che sappiamo noi, nelle campagne, fino a prima della pandemia di Coronavirus, la maggioranza dei lavoratori stagionali in agricoltura era rappresentata da rumeni.

Quindi questa regolarizzazione riguarda in buona parte il Sud Italia.

E nel Sud Italia – nell’agricoltura del Sud Italia – c’è veramente bisogno di tutta questa manodopera rappresentata dai migranti, specie oggi? Perché ci soffermiamo sull’oggi? Perché nel Sud, complice l’attuale pandemia, sono tornate un sacco di persone dal Nord Italia e dal resto del mondo. E molte di queste persone ritorneranno a lavorare nel mondo agricolo.

Ma allora a cosa serve la regolarizzazione di questi migranti? A nostro modesto avviso, è il primo passo di una certa parte politica per portare al voto in Italia i migranti. In prospettiva questa parte politica – soprattutto se l’attuale Governo Conte bis, cosa non improbabile, ‘incapretterà’ l’Italia nel MES – di voti, dagli italiani, ne prenderà sempre di meno.

Anche perché il MES – Meccanismo europeo di stabilità – al di là delle fesserie messe in giro dagli imbroglioni – metterà a rischio il risparmio degli italiani. 

Da qui l’esigenza di cercare nuovi elettori. Il resto sono chiacchiere e demagogia.

 

 

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