Festa del lavoro in Sicilia: ecco l’analisi delle famiglie ‘a mare’ sotto il segno del Coronavirus!

1 maggio 2020

Non si tratta delle seconda case al mare dove i siciliani potranno recarsi per ‘gentile concessione’ del Governo regionale di Nello Musumeci in occasione della seconda fase dell’emergenza Coronavirus: si tratta, invece, delle famiglie siciliane – milioni di persone che oggi si ritrovano in gravi difficoltà economiche a causa dell’emergenza Coronavirus: ed è questa la vera ‘Festa del lavoro’ in Sicilia: il lavoro che non c’è più!

Oggi proveremo a ragionare, con qualche cifra, sui siciliani che, oggi, si ritrovano in difficoltà economiche, in alcuni casi gravi, in altre casi meno gravi. Analizzeremo i dati a partire da numeri ‘ufficiali’, aggiungendo qualche calcolo dettato dalla realtà oggettiva.

Cominciamo.

Sono 365 mila le famiglie siciliane che, a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno rinunciato a una fetta consistente del reddito. Tradotto in termini pratici: sono quasi alla fame. Tutto questo mentre il Decreto Aprile annunciato dal Governo Conte bis slitta a Maggio. Della serie: per sopravvivere, nella nostra Isola, c’è sempre tempo!

Sono dati interessanti, quelli che leggiamo in un articolo del Qds di ieri:

“Sono oltre 788.000 le famiglie siciliane che hanno visto calare il proprio reddito a causa del COVID-19: l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat offre una fotografia impietosa dello tsunami povertà che si è letteralmente abbattuto sulla nostra Isola”.

Il dato è importante: se consideriamo una media di tre persone a famiglia (e ci stiamo tenendo ‘bassi’, perché parliamo, per lo più, delle famiglie povere, ovvero di nuclei familiari con due o più figli), possiamo affermare che oggi, in Sicilia, circa 2 milioni e mezzo di persone sono in difficoltà economiche piuttosto gravi (stiamo inserendo in questo dato anche chi non ha ancora ricevuto la Cassa integrazione).

Il resto dell’articolo del Qds o trovate allegato in basso.

Noi, oggi, proveremo ad andare al di là di questi dati, con alcune considerazioni di ordine economico e sociale.

Proviamo ad entrare nel dettaglio di questo dato (ci riferiamo sempre ai 2 milioni e mezzo di siciliani in difficoltà. Partendo, però, dal dato inverso: chi è che, oggi, nella nostra Isola, non ha subito danni economici dall’emergenza Coronavirus? Supponiamo i dipendenti pubblici che lo scorso anno ammontavano a 82 mila unità. Se aggiungiamo i precari della Regione e dei Comuni, dovremmo arrivare a poco più di 100 mila persone.

La Sicilia conta circa 5 milioni di abitanti più i migranti regolari e irregolari. Se ne deduce che i dipendenti pubblici, nella nostra Isola, sono una piccola frazione degli abitanti.

A questo punto la domanda è: siamo sicuri che i 2 milioni e mezzo di siciliani in difficoltà sia il numero vero? Noi non ne siamo affatto sicuri!

Mettiamo che i 100 mila dipendenti pubblici siano nuclei familiari di 4 persone (e stiamo abbondando, perché ormai non è così); mettiamo che siano tutti monoreddito (e non è così), possiamo calcolare che 400 mila persone, in Sicilia, non abbiano avuto problemi economici (e non è così, perché i dipendenti pubblici monoreddito con figli oggi hanno problemi: ma sorvoliamo anche su questo punto).

Bene: a questo punto resta da spiegare come hanno vissuto in questi due mesi di chiusura 4 milioni e 600 mila siciliani più gli immigrati regolari e irregolari.

Abbiamo detto che 2 milioni e mezzo di persone sono in difficoltà. Sottraiamo tale numero da 4 milioni e 600 mila.

Rimangono 2 milioni e 100 mila siciliani di cui sappiamo poco. Più i migranti regolari e irregolari (il dato ufficiale di migranti che vivono in Sicilia è pari a circa 200 mila unità: ma è un dato che significa poco o nulla, perché non tiene conto degli irregolari dei quali si sa poco o nulla).

Allora: chi sono questi 2 milioni e 100 mila siciliani?

Sicuramente ci sono i commercianti. Stanno tutti bene, i commercianti siciliani? A nostro avviso, a parte i titolari di negozi di generi alimentari, tutti gli altri, in questi due mesi, non avranno fatto affari d’oro. O ci sbagliamo?

Sicuramente ci sono gli artigiani. Secondo voi, gli artigiani siciliani, in questi due mesi di chiusura, hanno lavorato?

Sicuramente ci sono i titolari di partite IVA: non c’è bisogno di scrivere nulla, se è vero che sappiamo tutti che sono in grandissima difficoltà.

Sicuramente, tra questi, i sono i lavoratori in proprio senza partita IVA.

Sicuramente, tra questi, ci sono tantissimi agricoltori.

Sicuramente, tra questi, ci potrebbe essere anche una parte dei giornalisti privi di contratto. Si parla sempre dei giornalisti come di una categoria privilegiata: in realtà non è affatto così: ci sono giornalisti che lavorano saltuariamente e che, di certo, con il blocco delle attività saranno stati penalizzati.

Sicuramente ci sfuggono altre categorie di lavoratori e ci scusiamo. E concludiamo con i migranti regolari e irregolari. La maggior parte di queste persone vive di lavori occasionali: lavori che in questi due mesi sono in massima parte saltati.

Qual è la conclusione? Che le persone in difficoltà, in Sicilia, oggi, sono molte di più di 2 milioni e mezzo. E siccome il Coronavirus non finirà tra qualche mese, ma solo quando sarà trovata una cura efficace, la domanda che poniamo è: cosa si sta facendo per tutte queste persone?

Buona Festa del lavoro a tutti!

QUI L’ARTICOLO DEL QDS

Foto tratta da Informa Sicilia

 

 

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