Coronavirus: anche il premio Nobel Luc Montagnier chiama in causa la Cina. E la storia diventa un ‘giallo’

Coronavirus: anche il premio Nobel Luc Montagnier chiama in causa la Cina. E la storia diventa un ‘giallo’
18 aprile 2020

Adesso non sono solo gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito a ipotizzare responsabilità della Cina nella pandemia di Covid-19 o Coronavirus. C’è anche il premio Nobel per la Medicina nel 2008, lo scienziato francese, Luc Montagnier, a chiamare in causa i cinesi. E lo fa con argomentazioni piuttosto forti. Invitando il Governo cinese a dire la verità

‘Sto benedetto virus Covid-19 è arrivato dai pipistrelli o c’è stato un errore clamoroso in uno dei laboratori di Wuhan, in Cina? L’interrogativo va avanti da quando sono stati registrati i primi casi in Cina e continua a mulinare nelle menti di scienziati e politici di tutto il mondo, anche in piena pandemia. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, ma anche i francesi non escludono la tesi di un errore di laboratorio. Gli americani, addirittura, avrebbero già sguinzagliato i propri 007. Ma la notizia di queste ore è che anche uno scienziato di fama mondiale, il francese Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008 per aver scoperto il virus dell’Aids, propende per la tesi di un possibile errore di laboratorio.

Montagnier è un personaggio molto particolare. Che sia un grande uomo di scienza non ci sono dubbi, così come non ci sono dubbi che, talvolta, le sue prese di posizione un po’ al di fuori della scienza ufficiale abbiano alimentato polemiche al vetriolo. Da anni, ad esempio, studia l’omeopatia: una medicina, come dire?, alternativa che la medicina ufficiale rifiuta.

Per non parlare delle sue prese di posizione sui vaccini, sull’uso eccessivo dei quali lo scienziato non ha mai nascosto le sue perplessità.  Montagnier sostiene che gli undici vaccini – previsti dalla legislazione francese – sono troppi. Tesi, le sue, che sono spesso citate dai movimento No-Vax.

Ma, polemiche a parte, resta il fatto che la grandezza di Montagnier non può essere messa in discussione. Così quando il grande scienziato ipotizza che la fuoriuscita del virus dal laboratorio cinese potrebbe avvenuta nell’ultimo trimestre 2019, mentre erano in corso sperimentazioni sull’Hiv, ebbene, non è semplice far passare la tesi di una personalità così importante nel mondo della scienza contemporanea come ‘complottista’. Anche perché Montagnier si pronuncia su un campo che conosce benissimo.

Lo scienziato francese racconta di aver analizzato, insieme con alcuni suoi colleghi e collaboratori, attentamente questa vicenda. Ha lavorato su questo particolare virus a Rna. E aggiunge che “la sequenza dell’Hiv è stata inserita nel genoma del Coronavirus per studiare un vaccino”.

Uno studio simile sarebbe stato effettuato da un gruppo di ricercatori in India: e anche questi ultimi sarebbero arrivati alla conclusione che il genoma completo del virus che attualmente sta mettendo in ginocchio il mondo contiene sequenze dell’Hiv.

Il giornale L’Antidiplomatico ha tradotto l’intervista che Montagnier ha rilasciato all’emittente on line Porquoi Docteur:

“Il laboratorio della città di Wuhan si è specializzato su questi coronavirus da molto tempo, dall’inizio del 2000. Hanno un’esperienza in questo campo e mi ha colpito la descrizione del genoma, la sequenza dell’acido nucleico che è una Rna, di questo virus. Questo è stato l’inizio di una ricerca fatta non solo da me ma soprattutto dal mio collega Jean-Claude Perez, un matematico che continua a sviluppare la biomatematica, l’applicazione della matematica alla biologia. Perez ha studiato la sequenza nei minimi dettagli. Non siamo stati i primi: un gruppo di ricercatori indiani ha cercato di pubblicare un’analisi che mostrava che il genoma completo di questo virus, di questo nuovo coronavirus, avrebbe sequenze di un altro virus che, sorpresa per me, è il virus Hiv, il virus dell’Aids. Questo è stato pubblicato prima dal gruppo in India ma sono stati obbligati a ritirare, perché c’è un’enorme pressione. Ma la verità scientifica finisce sempre per emergere”.

La storia è molto complicata e si rischia di scendere troppo nei tecnicismi. Semplificando, c’è chi sostiene che il Coronavirus possa avere infettato un paziente affetto da Hiv. Ma lo scienziato francese ribatte che lo scenario possibile è un altro e che certi passaggi tecnici riscontrati in questa storia non sono legati a fatti naturali, ma all’utilizzazione di strumenti molecolari, ovvero passaggi tecnici che possono essere effettuati solo in laboratorio.

Insomma, secondo il premio Nobel i pipistrelli, nella storia di questo tremendo virus, non avrebbero recitato alcuna parte. E’ successo qualcosa nei laboratori di Wuhan, magari un “incidente industriale”.

Dice sempre il premio Nobel:

“L’ipotesi è che questo virus esca dal laboratorio di Wuhan. È un laboratorio di alta sicurezza ma malgrado tutto il virus è scappato dal controllo dei promotori. La storia del mercato del pesce è una bella leggenda, se vuole, ma non è possibile. (…) Hanno lavorato su un modello, il virus dei pipistrelli, ed è questo virus che hanno modificato”.

La tesi Montagnier fa paura, perché, nel mondo, a manovrare nei laboratori virus, batteri e microrganismi vari non c’è solo la Cina. Sono tanti, oggi, i Paesi che lavorano su questi microrganismi, sia per trovare rimedi a malattie ancora oggi diffuse, sia per produrre le cosiddette “armi biologiche”.

Posto che sia vero che il virus che oggi ha messo a soqquadro il mondo sia scappato da un laboratorio cinese, chi ci rassicura che non possa succedere la stessa cosa in uno dei tanti Paesi del mondo dove si lavora per la produzione su questi microrganismi?

Spaventa anche il fatto che la tesi di Montagnier non sia isolata. Come accennato all’inizio, lo scienziato francese ha rilanciato un dubbio, accompagnato da sue valutazioni scientifiche, che almeno tre Paesi del mondo prendono in seria considerazione.

Gli americani sono convinti che nei laboratori di Wuhan si effettuavano ricerche sui Coronavirus dei pipistrelli. Il Governo francese ha provato a ricostruire una vicenda che, secondo gli esperti di questo Paese, presente ancora troppe zone d’ombra. Più diretto il ministro degli Esteri Dominic Raab (colui il quale sta sostituendo un Boris Johnson colpito proprio dal Coronavirus e oggi in via di guarigione) ha detto a chiare lettere che, una volta passata la fase critica, la Cina dovrà rispondere a “domande difficili”.

Ormai  in questa vicenda troviamo di tutto: in alcuni casi, dubbi e azioni alla luce del sole, come le rivelazioni della Cnn, in altri casi un po’ in penombra, come il ruolo dei citati 007 statunitensi. Questi ultimi non credono che il virus che oggi vaga per il mondo sia legato a ricerche su armi biologiche, ma che sia scappato da un laboratorio e che la sua provenienza sia legata al mondo animale.

Tutto è possibile. Ma la cosa più probabile – questa la tese degli americani – è che alla base di tutto ci possa essere stato un errore umano.

Si racconta che gli americani erano a conoscenza dei lavori in corso presso l’istituto di virologia di Wuhan. Ne hanno parlato, nel recente passato, anche alcuni mezzi d’informazione statunitensi, segnalando il pericolo di questi studi.

A sostegno delle tesi degli USA, per ora, ci sono solo indizi: ma, in alcuni casi, tali indizi non sono da sottovalutare, anche perché risalgono a uno o due anni fa, ben prima dell’esplosione della pandemia.

La storia si colora di ‘Giallo’, perché i cinesi non sembrano proprio sereni rispetto ai dubbi che sorgono qua e là circa il loro comportamento. Si sa, ad esempio, che il governo cinese, oggi, sarebbe un po’ sulla difensiva: avrebbe bloccato le informazioni e  non avrebbe ancora agli americani i campioni del nuovo Coronavirus raccolti quando sono esplosi i primi casi.

Commenta in conclusione Montagnier:

“Il fatto di vietare ora pubblicazioni sull’origine del coronavirus senza il visto delle autorità governative cinesi è un’aberrazione e soprattutto dà l’idea che la scienza non dipenda dalla verità delle cose ma dalla volontà delle persone. Questo è molto, molto negativo per la reputazione della scienza”.

Lo scienziato francese chiama in causa anche gli USA:

” Va detto che c’è stato un aiuto statunitense finanziario importante, ma forse anche scientifico, a quelle équipes cinesi. Dunque questa faccenda non ha solo un’origine cinese. Il mio obiettivo non è fare un’indagine di polizia, né di accusare gente. Penso che si sia trattato di un errore. Errare humanum est. Un altro esempio recente: l’Iran ha ucciso molte persone in quell’aereo, per sbaglio. E lo hanno riconosciuto. Spero che la Cina sia abbastanza grande per riconoscere un errore”.

 

 

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