Il ‘caso’ Messina, Andrea Piraino: “Musumeci, se ci sei batti un colpo”

Il ‘caso’ Messina, Andrea Piraino: “Musumeci, se ci sei batti un colpo”
8 aprile 2020

Il Ministero degli Interni, forte di un parere del Consiglio di Stato, vorrebbe annullare l’ordinanza del sindaco di Messina che ha imposto a “chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina” l’obbligo di registrarsi almeno 48 ore prima della partenza nella piattaforma on-line del Comune. Presidente Musumeci: e il suo richiamo all’articolo 31 dello Statuto che fine ha fatto?

da Andrea Piraino
Presidente di “Unità Siciliana-Le Api”
riceviamo e pubblichiamo

Nello Musumeci è andato forse in vacanza? E se no, non ha nulla da dire e fare a seguito del parere favorevole (n. 735/2020) reso ieri sera, con la massima urgenza, dalla prima sezione del Consiglio di Stato in ordine alla proposta del Ministro dell’Interno di annullare in via straordinaria l’ordinanza del sindaco di Messina che ha imposto a “chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina” l’obbligo di registrarsi almeno 48 ore prima della partenza nella piattaforma on-line del Comune? Non ritiene che sarebbe sua competenza e responsabilità intervenire prima che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Consiglio dei Ministri assumano una deliberazione di annullamento della suddetta ordinanza per evitare che la Sicilia subisca un ulteriore vulnus alla
sua autonomia ed anche che il governo del Paese riceva un colpo alla sua credibilità?

Noi di questo silenzio siamo esterrefatti. Perché, com’è noto, soltanto un paio di giorni fa il presidente della Regione siciliana aveva rivendicato il potere di ricorrere alle forze di polizia ed, ove
occorrente, a quelle armate per fronteggiare la situazione di emergenza che anche in Sicilia si è creata a causa del Covid-19, commettendo però un duplice errore: di evocare a sproposito poteri
speciali e di trascurare la sacrosanta rivendicazione di quelli in materia di ordine pubblico, riconosciuti in via ordinaria dall’art. 31 dello Statuto siciliano.

Ora, invece, visto che si tratta di mettere in campo le proprie prerogative per difendere al meglio la comunità siciliana con misure più adeguate ed efficaci di quanto possano essere quelle generali
dello Stato, il presidente Musumeci resta silente. Lascia fare al sindaco del Comune di Messina e nel conflitto con il Ministero dell’Interno in cui Cateno De Luca si va a cacciare assiste allo spettacolo come se la quistione non lo riguardasse in prima persona (in quanto presidente della Regione) e non si rendesse conto che l’azione di De Luca è sì a salvaguardia di Messina ma anche e
soprattutto della Sicilia.

La quale così – a differenza della Lombardia che, di fronte al fenomeno della pandemia che affligge tutta l’Italia, ha potuto dichiarare in autonomia (come sostenuto dal presidente del consiglio Conte in una delle serali conferenza-stampa) la chiusura assoluta (“zona rossa”) di parti del proprio territorio impedendone l’uscita e l’entrata di chiunque – è totalmente disarmata, priva della possibilità di qualsiasi intervento. E ciò non tanto perché lo Stato avrà effettuato un ulteriore scippo di competenze ma perché il responsabile del governo della Sicilia avrà pilatescamente rinunciato ad emanare una propria ordinanza, dopo aver chiesto al sindaco De Luca di ritirare la propria, con la quale regolamenti gli accessi all’Isola anche attraverso il porto di Messina.

E tutto questo anche a fronte dell’esercizio di analoghi poteri da parte di una Regione a Statuto ordinario. Ma tant’è!

Questa è la condizione politica della nostra Regione e fin quando non ci sarà un ribaltamento epocale c’è poco da fare. L’unica cosa che si può sperare è che, in questo contesto di necessità per il Coronavirus, il governo, che agisce con poteri di emergenza non riconducibili allo Stato ma alla Repubblica – e quindi non dovrebbe avere alcuna convenienza a mortificare nessuna delle istituzioni di quest’ultima (Stato compreso! oltre a Regioni, Città, Province, Comuni) – eviti di assumere una decisione, peraltro in contraddizione con la sua linea politica, di annullamento dell’ordinanza della città di Messina e ricomponga nel superiore interesse della Repubblica il conflitto che si è determinato tra Regione e Stato.

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