Coronavirus: perché tutti al Sud Italia? Forse per il clima è perché c’è meno inquinamento?

Coronavirus: perché tutti al Sud Italia? Forse per il clima è perché c’è meno inquinamento?
24 marzo 2020

Per ora sono solo ipotesi. Che cominciano ad essere suffragate da confronti tra diverse aree del mondo con l’osservazione di dati oggettivi. Proviamo a fare il punto della situazione. Precisando che è sempre importantissimo restare tutti in casa in attesa che il Coronavirus vada via!

Fino ad ora, benché non manchino gli studiosi che hanno sottolineato il legame tra effetti negativi del Coronavirus e inquinamento ambientale, si cerca in tutti i modi di ricordare che il Nord Italia e, segnatamente, la Pianura Padana, è molto inquinata. Fino ad ora – ed è giusto che sia così – il grande esodo di persone dal Nord verso il Sud (che il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, e il sindaco di Messina, Cateno De Luca, hanno bloccato applicando una legge dello Stato: e questo è un po’ paradossale!) è stato visto come il semplice rientro di meridionali che vivevano nel Nord Italia al Sud.

E se ci fosse dell’altro? Se, ad esempio, ci fosse dell’altro? Se, ad esempio, in questa storia un ruolo potrebbero giocarlo, insieme, il clima del Sud e l’ambiente meno inquinato?

Certo, nel Sud Italia non mancano le aree inquinate. Ci sono esempi eclatanti rappresentati dalla Terra dei Fuochi in Campania, dall’acciaieria di Taranto e dalla chimica ‘pesante’ in una particolare area della Sicilia: il ‘triangolo’ Priolo-Melilli-Augusta. Poi ci sarebbero altre aree, come Milazzo e tutte le zone vicine alle discariche.

Però, al Sud, c’è un elemento molto diverso dalla Pianura Padana:

“Al Sud – ci dice Domenico Iananntuoni, un nostro amico ingegnere di origini pugliesi che vive a Milano – c’è una ventilazione che aiuta moltissimo. Voglio essere ottimista e mi sbilancio un po’: nonostante il grande esodo di persone dal Nord verso il Sud, resto convito che nel Mezzogiorno il Coronavirus produrrà danni contenuti. Ribadisco: nel Sud c’è una ventilazione diversa, a differenza della Pianura Padana dove l’aria ristagna”.

Con questa storia del clima e dell’inquinamento ci stiamo inventando tutto? non esattamente. Sopra trovate allegati due articoli molto interessanti. Vi segnaliamo, inoltre, un terzo articolo pubblicato da il Meteo.

In tale articolo si cita uno studio elaborato dai ricercatori dell’università del Maryland con colleghi di due atenei iraniani, da dove viene fuori che, “tra i punti in comune tra le varie località più interessate dal virus c’è la latitudine: tutte le località più colpite dal Coronavirus si trovano nella fascia compresa tra 30 e 50 gradi a Nord”.

“In secondo luogo – prosegue l’articolo de il Meteo – ci sono le temperature medie registrate, tra i cinque e gli 11 gradi centigradi in tutti i focolai, con il virus che non si è finora diffuso in aree più fredde (come Russia e Canada) né più calde, una situazione che mette in allerta quei Paesi più a Nord, per i prossimi mesi, quando le temperature sono destinate ad alzarsi. Infine l’umidità: analizzando un orizzonte di quattro mesi (da novembre a febbraio) si nota un differenziale del tasso di umidità ridotto, in particolare a gennaio, con dati tra il 67 e l’88 per cento”.

Nell’articolo si punta anche l’attenzione sulla qualità dell’aria nelle varie località dove si sono sviluppati e si sviluppano i focolai di Coronavirus.

“Dove risulta maggiormente presente la diffusione del virus – leggiamo sempre nell’articolo – esistono anche valori di smog e polveri importanti: pensiamo alla metropoli di Wuhan, in Cina, dove l’inquinamento è stato particolarmente elevato, così come in Lombardia, dove, nei mesi scorsi, il PM10 ha più volte superato i 50 microgrammi per metro cubo di aria”.

Si cita anche l’opinione di alcuni esperti dell’Università della California sulla Sars, epidemia esplosa in Cina nel 2003, dove la malattia si è rivelata “più nociva e mortale nelle regioni con una qualità dell’aria peggiore. Il motivo – conclude l’articolo – è da ricercare nei polmoni: le polveri inquinanti si accumulano sui ‘macrofagi alveolari’, le cosiddette cellule della polvere, appunto, che, di conseguenza, non riescono più a svolgere al meglio la loro funzione, soprattutto in presenza di malattie o infezioni”.

Attenzione: questo non significa che al Sud possiamo stare tranquilli: al contrario, dobbiamo restare tutti a casa in attesa che questo Coronavirus vada via, magari grazie al nostro clima!

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DE il Meteo 

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