“Italós”: dall’egemonia degli Etruschi alla questione meridionale

“Italós”: dall’egemonia degli Etruschi alla questione meridionale
18 marzo 2020

Che cos’è andato storto in Italia? Perché tanta corruzione? Perché il Sud viene trattato come una colonia? A questa e ad altre domande risponde un volume dal titolo “Italós, perché siamo arrivati a tanto?” di Marco Ascione. L’autore di questo articolo presenta questo libro molto interessante, che prova a rintracciare, tra passato e presente, “l’origine delle divisioni, delle unificazioni e dell’attuale condizione degli abitanti dello Stivale” 

di Michele Eugenio Di Carlo

Marco Ascione è un giovane ricercatore napoletano, esperto in dinamica delle popolazioni e delle interazioni nei sistemi antropici delle risorse disponibili con le caratteristiche geografiche e morfologiche di un territorio.
I suoi studi e le sue ricerche sono stati presentati il 1° luglio al Parco della Grancia in occasione degli “Stati Generali del Sud” e il 4 luglio alla Camera dei Deputati alla presenza del giornalista Pino Aprile.

Il testo “Italós, perché siamo arrivati a tanto?” rappresenta “una breve trattazione sull’origine delle divisioni, delle unificazioni e dell’attuale condizione degli abitanti dello Stivale”, un tema contingente sia perché tocca le problematiche migratorie, sia per il provvedimento che la ministra Erica Stefani si appresta a portare il 22 ottobre al Consiglio dei Ministri, quando potrebbe essere sancita nei fatti la secessione, seppur fiscale, dell’Italia.

Scorrendo la bibliografia del testo si nota all’istante che l’autore non ha tralasciato nessun aspetto di riferimento alla Questione Meridionale, passando agevolmente da Nitti, Sonnino, Fortunato a Gramsci, Sereni, Einaudi, Alianello, Pedìo, fino ai recenti Ciccarelli, Fenoaltea, Daniele, Malanima, Ciconte, De Crescenzo, Aprile, Collet, Di Rienzo, Clark, Guerri, Del Boca. Ascione non ha neppure mancato di citare autori del calibro di de’ Sivo, Ciano, Di Fiore, Salvemini, Gobetti, Sturzo, Dorso, Zanotti-Bianco, Franchetti, Rossi-Doria, Smith, Duggan, Rial, Romano, Davis.

Autori, economisti, storici, intellettuali che hanno proposto una rilettura critica del processo unitario, ben oltre i tentativi strumentali e agiografici di ricondurre la storia nel solco di quei poteri spesso nefasti che hanno governato l’Italia dal 1861 in poi.

Un passaggio obbligato per gli studiosi, ma anche per chi è alla ricerca di una conoscenza storica non convenzionale, che si presti scientificamente alle complesse dinamiche economiche e sociali dell’attuale società italiana.
Un passaggio che Ascione percorre con destrezza e abilità tali che il trasferimento dalla bibliografia alla prefazione di Lino Patruno e alla introduzione di Alessandro Musso avviene in un lampo, nell’ambito di una appassionata e fiduciosa ricerca di nuove tesi e nuovi spiragli di ricerca che il testo promette con tutta evidenza già dalla bibliografia.

Lino Patruno, già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno e docente di Economia all’Università degli Studi di Bari, chiarisce il pregio del lavoro di Ascione: è il racconto di una storia che parte da molto più lontano di quanto fatto generalmente finora, una vera e propria “camera delle meraviglie”. Ed è proprio questa la percezione che travolge chi si addentra nella lettura di “Italós” e vaga per la penisola italica dall’epoca degli Etruschi fino a giungere al processo unitario, travagliato e devastante per le sorti del nostro Mezzogiorno.

L’introduzione di Marcello Musso, Pubblico Ministero che ha ottenuto le condanne di Riina e Bagarella, parla di un’analisi originale e multiforme, ricca di illuminazioni, che illustra “le ragioni profonde delle dinamiche storiche che nel tempo hanno generato divisioni, unificazioni e situazioni peculiari della nostra Penisola”.

Tra queste ragioni l’autore pone l’attenzione con evidenze scientifiche a come le mafie durante i processi storici si sono alimentate nelle aree depauperate, sfruttate, colonizzate, mentre sono regredite in quelle in cui vengono impiegate risorse finanziarie per la riqualificazione e lo sviluppo del territorio. I riferimenti all’attualità del nostro Sud non sono casuali, ma precisi e puntuali.

Ascione non tralascia di affrontare la questione della tanto criticata, quanto mal percepita, “mentalità” dei residenti al Sud, dimostrando, di nuovo percorrendo un lungo periodo storico, che – come scrive Musso – la mentalità di un popolo è il prodotto e non la causa del suo livello di sviluppo e di progresso.

Sicuramente l’approccio multidisciplinare del testo, poco praticato altrove, è uno dei punti di forza, un valore assoluto e insolito: Ascione passa da una materia all’altra con competenza e agilità e affronta da esperto le dinamiche storiche curando gli aspetti economici, giuridici, antropologici, criminologici, geografici, sociologici, psicologici, demografici, linguistici, non prendendo mai le distanze dall’Etologia, dalla Genetica e dall’Ecologia.

Sono soprattutto queste ultime discipline, e la loro compenetrazione non causale nel testo, che colpiscono il docente di scienze che risiede in chi, letto il testo, ne sta descrivendo le “meraviglie”. In particolare quando Ascione affronta il tema delle origini degli Etruschi.

Sulle origini, e sulla lingua degli Etruschi, le tesi sono sempre state discordanti. Mentre Erodoto, l’unico contemporaneo agli eventi, affermava che era un popolo proveniente dalla Lidia, l’attuale Turchia, Dionigi di Alicarnasso, qualche secolo più tardi, li considerava un popolo autoctono abitante la penisola italica sin dalla Preistoria. L’ipotesi che gli Etruschi provenissero dall’arco alpino o dal centro-Europa non è mai stata sostenuta da fonti autorevoli, mentre quella di Massimo Pallottino – neolaureato senza esperienza che assumerà nella propria persona numerosi incarichi scientifici a livello istituzionale -, affermante che la civiltà etrusca fosse l’evoluzione della civiltà Villanoviana, seppur con decise influenze greche e fenicie, è stata volentieri accreditata durante il periodo fascista per ragioni del tutto comprensibili.

Le origini misteriose della civiltà etrusca, che raggiunse uno splendore tale da competere e contrastare quella greca insediatesi nel sud della penisola italica tra l’VIII e il IV secolo a.C., sono in gran parte dovute alle difficoltà di decifrarne la lingua.

Ed è su queste origini che – a mio parere – Italós, sostenendo la tesi di Erodoto, mette una parola definitiva su un passato che impone riflessioni accurate; un passato che ci richiama all’attualità dei fenomeni migratori in atto. Secondo Ascione è stata la posizione strategica al centro del Mediterraneo della penisola italica a favorire l’approdo da Est. Quel Mediterraneo orientale, centro mondiale del progresso, da cui provenivano idee, innovazioni, risorse umane, tecnologiche e culturali. E’ così che mentre i Greci si posizionarono a sud, gli Etruschi dall’attuale Turchia si stanziarono tra l’Arno e il Tevere, evitando l’espansione greca nel centro-nord.

Oggi il Mezzogiorno d’Italia è ancora al centro del Mediterraneo, al centro di una nuova rotta della seta passante per un canale di Suez potenziato, ma la classe politica nord-centrica non ha occhi per vedere.

“Che cos’è che è andato storto?”.

Il testo di Ascione ci invita alla riflessione e ci fornisce molte risposte.

Foto tratta da Leggo

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