In questo momento in Sicilia non ci sono focolai autonomi di Coronavirus, ma solo casi importanti. Questo non significa che le autorità della nostra Regione non debbano operare all’insegna della prevenzione, preparandosi ad affrontare eventuali emergenze. Corretto che l’assessore Razza chieda a Roma “più letti di terapia intensiva”. Ma è altrettanto corretto che lo Stato restituisca alla sanità siciliana i circa 600 milioni di euro all’anno che gli scippa dal 2009. Non è il caso di dire basta ai debiti fuori bilancio?
Altre tre casi sospetti di Coronavirus in Sicilia. Due sono stati registrati a Catania, una a Palermo. I tamponi sono già all’Istituto superiore della sanità per le verifiche. I tre nuovi casi si aggiungono ai 7 casi comunicati nelle scorso ore dal dipartimento della Protezione civile nazionale.
Anche gli ultimi tre casi sospetti registrati nella nostra Isola sono venuti in contatto con le zone contagiate della Lombardia. Una volta rientrati in Sicilia, dopo i controlli, sono risultati positivi ai controlli. Dei tre nuovi pazienti colpiti da questa infezione solo uno presenta sintomi ed è stato ricoverato a Catania, mente gli altri due sono in isolamento domiciliare perché non presentano sintomi della malattia.
Il nuovo caso sospetto segnalato dal Policlinico universitario di Palermo riguarda un lombardo: si tratta di una delle persone che fanno parte della comitiva di turisti di Bergamo che alloggiavano in un hotel della città.
Gli uffici dell’assessorato regionale della Salute-Sanità – che in questa emergenza stanno svolgendo molto bene il proprio lavoro: e di questo bisogna dargliene atto – fanno sapere che i casi di Coronavirus in Sicilia fino ad oggi sono 10 tra chi presente il virus conclamato e chi rientra tra i sospetti: 3 persone ricoverate (una a Palermo e due a Catania), 4 asintomatici o guariti (2 a Palermo, 1 a Ragusa e 1 a Catania) e tre sospetti in attese delle controanalisi dell’Istituto superiore di Sanità.
Difficile dire cosa succederà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. L’assessore regionale alla Salute-Sanità della Sicilia, Ruggero Razza, ha chiesto correttamente al Governo nazionale “più letti di terapia intensiva”. A nostro modesto avviso, il Governo regionale della Sicilia dovrebbe chiedere a Roma la restituzione dei circa 600 milioni di euro che lo Stato scippa alla sanità pubblica siciliana dal 2009 grazie alla legge finanziaria nazionale del 2007 varata dal Governo Prodi.
E’ una storia sulla quale noi torniamo spesso che dà la misura, quasi esatta, del rapporto coloniale che lo Stato italiano intrattiene con la Sicilia.
Un’altra cosa da fare, a nostro modesto avviso, è chiudere il capitolo dei debiti fuori Bilancio della Regione siciliana e dei Comuni.
In Assemblea regionale siciliana questa storia va avanti dal 2016, quando, in effetti, successero, come si usa dire in Sicilia “cose turche”… Oggi la questione è un po’ cambiata, ma eliminare i debiti fuori Bilancio alla radice per recuperare fondi da utilizzare per un’eventuale emergenza sanità a noi sembra più che corretto.
Andrebbe chiuso – sempre per recuperare risorse finanziarie – il capitolo dei debiti fuori Bilancio dei Comuni siciliani.
Noi ci siamo più volte occupati di questo argomento:
per esempio, in questo articolo
e anche in quest’altro articolo.
Perché i debiti fuori Bilancio dei Comuni vanno eliminati? Perché, negli ultimi anni, a fronte dei tagli finanziari alla Regione siciliana operati dai Governi nazionali, la stessa Regione, per pagare ai Comuni della nostra Isola le rate dei mutui, ha tagliato, a propria volta, alla sanità siciliana 115 milioni di euro all’anno.
A noi risulta che questo sia avvenuto negli ultimi due anni. Ma anche negli anni precedenti la Regione siciliana ha tolto alla sanità pubblica della nostra Isola fondi per pagare spese che nulla hanno a che spartire con la sanità, come sottolineava anche la Corte dei Conti nell’autunno del 2016.
I Comuni siciliani fanno sapere di non avere i soldi per pagare le rate dei mutui. Poi, però, scopriamo che gli stessi Comuni trovano i soldi per organizzare sagre, feste & festini, soprattutto in primavera e in estate.
Noi non siamo contro le manifestazioni promosse dai Comuni e difendiamo i Comuni dai tagli che – ricordiamolo – arrivano direttamente dall’Unione europea e dallo Stato: la Ue impone politiche economiche del rigore agli Stati, lo Stato italiano taglia risorse a Regioni e Comuni (le Province, ormai, di fatto, esistono solo per alcuni servizi, ma sono tutte definanziate).
Però questo non ci sembra proprio il momento di chiedere alla Regione 115 milioni di euro da togliere alla sanità pubblica: è molto più razionale utilizzare queste risorse per fronteggiare l’emergenza Coronavirus in Sicilia, anche in chiave di prevenzione.
Insomma: basta con i debiti fuori Bilancio dei Comuni (su cui sarebbe più che mai opportuni indagare) e con le rate dei mutui pagate dalla Regione.
I posti letto di terapia intensiva in più, in Sicilia, non farebbero male a nessuno. Anzi.
Foto tratta da Ragusa Oggi
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