Nuova bufera giudiziaria sul gruppo Tecnis Spa: arresti e sequestro di beni

Nuova bufera giudiziaria sul gruppo Tecnis Spa: arresti e sequestro di beni
21 febbraio 2020

In genere noi non ci occupiamo di cronaca giudiziaria. Facciamo un’eccezione perché il gruppo imprenditoriale finito sotto inchiesta è stato il titolare dei più importanti appalti pubblici siciliani dell’ultimo decennio 

Non ci occupiamo quasi mai di cronaca giudiziaria. Ma questa volta dobbiamo fare un’eccezione, perché siamo davanti alla caduta – per la verità è la seconda caduta, successiva a quella del 2015 – di una delle più grandi realtà imprenditoriali della Sicilia: la Tecnis Spa.

Perché ce ne occupiamo? Perché questo gruppo, finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura di Catania, con arresti e sequestri, ha gestito i più importanti appalti pubblici della Sicilia.

Scrive il Sicilia.it:

“Numerosi i cantieri siciliani paralizzati dalla crisi di Tecnis, poi venduta alla D’Agostino: oltre all’Anello Ferroviario di Palermo (Giachery-Politeama), c’è anche il collettore fognario ‘Sistema Cala’ (disinquinamento della fascia costiera dall’Acquasanta al fiume Oreto, subappaltato a Sikelia), dall’ammodernamento del Policlinico di Palermo (Sikelia), alla Palermo-Agrigento (ATI Bolognetta scpa, composta da Ccc, Tecnis e Cmc), dalla metropolitana di Catania, passando per il porto di Catania, quello di Ragusa, l’interporto di Catania e il progetto (rimasto sulla carta) dell’Interporto di Termini Imerese”.

Sono opere pubbliche che, in alcuni casi, si trascinano da anni. Sarebbe interessante ricostruire quanto è costata alla collettività, fino ad ogni, ognuna di queste opere pubbliche. Chissà, magari gli inquirenti approfondiranno anche questo aspetto, che non è certo secondario.

Leggiamo su La Sicilia:

“La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 persone indagate per la bancarotta della Tecnis Spa e di una serie di società controllate, dichiarata dal tribunale di Catania nel giugno del 2017. Tra gli indagati ci sono gli imprenditori Francesco Domenico Costanzo, detto Mimmo, 58 anni e Concetto Bosco Lo Giudice, 57 anni, finiti nuovamente agli arresti domiciliari. Gli uomini delle Fiamme Gialle stanno anche effettuando dei sequestri di beni per un valore complessivo di 94 milioni. Nei confronti dei quattro il Gip di Catania ha disposto gli arresti domiciliari”.

“L’accusa nei confronti dei quattro destinatari della misura cautelare – leggiamo ancora su La Sicilia – è, in concorso, di bancarotta fraudolenta per distrazione. I dettagli dell’inchiesta che ha portato agli arresti – denominata Arcot – sono stati resi noti in una conferenza in procura a Catania alla quale ha partecipeto anche il procuratore Carmelo Zuccaro”.

Carmelo Zuccaro è il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania.

“Costanzo e Bosco in passato – scrive sempre La Sicilia – erano stati posti agli arresti domiciliari, dal 22 ottobre 2015 al 22 marzo del 2016, per corruzione e turbativa nell’ambito di due inchieste della Procura di Roma, ‘Dama nera’ e ‘Dama nera 2’, su presunte tangenti all’Anas. La Tecnis è stata in amministrazione giudiziaria dal febbraio 2016 al marzo 2017 perché sequestrata nell’ambito di un’inchiesta antimafia della Dda etnea su indagini dei carabinieri del Ros. Il dissequestro fu motivato con il fatto che venne meno «la pericolosità del bene» che, secondo i giudici, era «stato legalizzato» grazie al lavoro dell’amministrazione giudiziaria e della Procura di Catania”.

Nell’articolo de La Sicilia si racconta che Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice non sono usciti dal giro. I due imprenditori, secondo la Procura di Catania, stando a quanto riporta sempre La Sicilia, “risultano ancora oggi operativi sul mercato attraverso la società Amec srl, costituita alla fine del 2017, con sede a Santa Venerina, che opera nel settore costruzioni generali e delle infrastrutture, con un fatturato annuo dichiarato di 11 milioni di euro”.

Foto tratta da La Sicilia

 

 

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