Agricoltura

Fare agli agricoltori in Sicilia? Quasi impossibile tra siccità, costo dell’acqua e adempimenti burocratici!

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La siccità c’è e riguarda soprattutto grano e foraggi. Per l’ortofrutta le dighe siciliane sono piene d’acqua. Il problema è capire se conviene irrigare: il costo dell’irrigazione è alle stelle (c’è da pagare canoni idrici salatissimi per tenere in piedi i Consorzi di bonifica) e non è detto che le produzioni poi si venderanno a prezzi remunerativi, stante l’invasione di ortofrutta asiatica e africana

La siccità c’è. E c’è anche chi, da anni, parla di desertificazione della Sicilia. E’ il caso del professore Silvano Riggio. Però un po’ di chiarezza va fatta, cercando di illustrare quali sono i problemi dell’agricoltura siciliana oggi.

Sì, la siccità c’è. Ma va detto che riguarda le coltivazioni estensive, a cominciare dal grano. Mentre per ortaggi e frutta ci dovrebbero essere le irrigazioni. Anche se – come vedremo – non mancano i problemi.

Abbiamo letto qua e là che gli invasi artificiali della Sicilia sarebbero a secco. Ma le cose stanno proprio così? Noi abbiamo altre notizie, peraltro ufficiali.

Ogni mese puntualmente l’Osservatorio delle acque della Regione siciliana pubblica lo stato di piena delle 25 dighe (i 25 invasi) tutti costruiti dalla Regione o dallo Stato e poi dati in parte ai privati.

Leggendo i dati di Febbraio per verificare che anche a Gennaio sono aumentati i volumi di acqua accumulata negli invasi della nostra Isola. Ebbene, l’acqua accumulata nelle dighe ammonta a 540 miliardi di litri, oltre 3,5 miliardi di litri in più rispetto al Dicembre dello scorso anno.

Se ne deduce che lo scorso Gennaio non sono mancate le piogge.

Il dato di quest’anno è inferiore a quello dell’1 Febbraio 2019, quando nelle dighe siciliane avevano accumulato 613 miliardi di litri di acqua.

Ma è un dato enormemente più grande di quello dell’1 Febbraio 2018, quando gli stessi invasi accumulavano soltanto 192 miliardi di litri di acqua

Ricordiamo che, due anni fa, Mario Pagliaro anticipò che la situazione sarebbe cambiata in meglio: nel senso che sarebbero arrivate le piogge. I fatti gli hanno dato ragione.

E’ corretto, allora, parlare di siccità? Per il grano e per i foraggi sì: se non pioverà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane ci saranno problemi, anche seri.

Anche se non va dimenticato che lo scorso 5 Febbraio la neve è arrivata a quote basse, per esempio a Ragusa e a Grotte.

Il discorso si complica se consideriamo il costo dell’irrigazione, che in Sicilia è diventato proibitivo. Questo perché la regione è senza soldi e i costi del personale dei Consorzi di bonifica sono stati caricati sulle ‘bollette’ degli agricoltori.

A questo problema se ne aggiunge un altro, di carattere generale: l’ortofrutta siciliana – che dovrebbe essere irrigata – subisce la concorrenza sleale di prodotti ortofrutticoli che arrivano dall’universo mondo a prezzi stracciati: in queste condizioni tanti agricoltori si chiedono fino a che punto è giusto irrigare, pagando l’acqua fior di quattrini, se poi non c’è la certezza di collocare i prodotti…

Non vanno sottaciuti gli elementi positivi provocati dal caldo anticipato: e cioè quei prodotti agricoli che hanno anticipato la maturazione di un mese e mezzo circa.

Citiamo un esempio: le fave (che, a onor del vero, non sappiamo se sono di serra o di pieno campo), che già da una decina di giorni si vendono a 3,5 euro al kg. Se gli agricoltori si organizzano con i mercati locali, saltando l’intermediazione dei commercianti al dettaglio, possono vendere il prodotto anche a 2-2,5 euro: e non è poco!

Ma non c’è solo l’acqua che manca a creare problemi. Qualche giorno fa Cosimo Gioia, agricoltore, sulla propria pagina Facebook si è sfogato così:

“E va bene la tariffa sindacale, va bene l’Inps per i contributi, va bene la tracciabilità del pagamento, vanno bene i controlli. Insomma sono leggi e si rispettano. Anche se, con i prezzi attuali dei nostri prodotti ci si perde e, sfido ogni agricoltore, a smentirmi…”.

E ancora:

“Ma come si fa ad aspettare per la visita medica preliminare 4/5 giorni per l’appuntamento col medico e poi altri giorni per le analisi e quant’altro? Ci si rende conto che, in agricoltura, ci sono dei lavori urgenti come trattamenti o altro che devono essere fatti con la massima urgenza? Ad esempio, sostituire un guardiano di pecore che ha la febbre: le pecore non vanno al pascolo o non vengono munte finché non rientra il titolare? Boh… Ma ne capiscono niente i legislatori? E le associazioni di categoria? Silenzio…”.

Insomma: se un’azienda agricola ha bisogno urgente di personale e ricorre al ‘nero’ rischia multe salatissime; se deve aspettare i tempi tecnici per le visite mediche rischia di non potere effettuare i lavori urgenti in campo…

Non è facile lavorare in queste condizioni!

Foto tratta da Tempostretto

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