Lo scivolone (di cattivo gusto) di Feltri sui pugliesi andrà di nuovo in Tribunale

Lo scivolone (di cattivo gusto) di Feltri sui pugliesi andrà di nuovo in Tribunale
13 febbraio 2020

La vicenda l’abbiamo letta su un post nella pagina Facebook di Terroni. Una storia esemplare che la dice lunga non soltanto sulle continue offese di cui i meridionali sono spesso oggetto, ma anche sulla poca conoscenza della realtà del Sud Italia 

Nella pagina Facebook Terroni di Pino Aprile si ricorda una vicenda finita nel silenzio, ma che è tornata in auge grazie all’impegno testardo di un cittadino pugliese. E’ una storia di un anno e mezzo fa, quando il giornalista Vittorio Feltri ha bistrattato, mettiamola così, i cittadini della Puglia.

“Nell’estate del 2018 – leggiamo sulla pagina Facebook di Terroni – Feltri affermò che i pugliesi non fanno mai nulla e si grattano solo i ‘coglioni’ (cit. Feltri) dalla mattina alla sera. Un cittadino pugliese, Luigi Cassio Di Pace, lo ha querelato per diffamazione plurima e discriminazione territoriale. Tale querela veniva inviata, per competenza territoriale, a Milano e il P.M., con una valutazione molto superficiale, aveva chiesto l’Archiviazione. Il nostro Luigi, da pugliese vero che si rimbocca le maniche e non si perde d’animo – leggiamo sempre nel post sulla pagina Facebook Terroni di Pino Aprile – ha fatto opposizione alla richiesta di archiviazione, motivando le lacune fatte dal Pubblico Ministero ed evidenziando il comportamento criminale di Vittorio Feltri. Il Gip ha accolto la richiesta ed ha fissato una nuova udienza Camerale al 31 Marzo 2020. Seguiremo, come Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale, attentamente la vicenda. Ringraziamo il signor Luigi, un VERO BRIGANTE del nuovo millennio!”.

Ancora oggi, sulla rete, sono rintracciabili le parole utilizzate da Vittorio Feltri. Li leggiamo in un articolo de La Gazzetta del Mezzogiorno.it:

“La Puglia ha un alto tasso di disoccupazione. Allora dico ai disoccupati pugliesi: invece di stare a casa a grattarsi le palle vadano a raccogliere le olive, vadano a lavorare la terra, senza aver bisogno che arrivino dei negri a lavorare per conto loro”.

Noi non sappiamo perché Feltri abbia offeso così i pugliesi. Ma a Feltri va detto che le sue affermazioni, oltre che offensive, sono sbagliate.

Sono sbagliate perché, come ha certificato anche l’Eurispes, il Nord, dal 2000 al 2017, ha scippato alla Regioni del Sud 830 miliardi di euro: con questi fondi nel Sud – e quindi anche in Puglia – si sarebbero potuto creare tanti posti di lavoro.

Feltri si dovrebbe ricordare che la Puglia è la Regione italiana che, grazie all’acciaieria ex ILVA di Taranto, fornisce, ancora oggi, l’acciaio al sistema industriale italiano. E lo fa con modalità di produzione altamente inquinanti che Genova ha sbaraccato e che l’Italia ha mantenuto in Puglia perché tanto, a pagarne le conseguenze, sono l’ambiente e gli abitanti di Taranto.

Per tenere in piedi l’acciaieria di Taranto c’è una città inquinata, ci sono malati e morti e, per ringraziamento, u pugliesi vengono trattati così?

Scendendo nel merito dell’esempio che ha citato, forse Feltri non sa che in Puglia le olive si raccolgono, eccome se si raccolgono: non a caso la Puglia è la prima Regione italiana per la produzione di olio extra vergine di oliva!

E’ bene che Feltri sappia che Puglia, Calabria e Sicilia producono il 90% circa dell’olio d’oliva extra vergine italiano.

Ma, stranamente, il mercato dell’olio extra vergine d’oliva, in Italia, è controllato dal Nord Italia, che vende l’olio d’oliva ‘extra vergine’ a prezzi stracciati: anche a meno di 3 euro al litro, quando un litro di olio d’oliva extra vergine, in condizioni ordinarie, costa da 8 a 12 euro!

Feltri è un grande giornalista: non crediamo faccia fatica a capire che cosa c’è dietro l’olio d’oliva ‘extra vergine’ venduto a meno di 3 euro a bottiglia…

Ma Feltri lo conosce il Sud Italia? Di certo conosce poco la Puglia che, al contrario di quello che pensa, è una delle aree più operose d’Italia. E anche tra le più battagliere. E’ dalla Puglia che è partita la battaglia per un grano pulito: una battaglia culturale, sociale ed economica che riguarda tutti i cittadini: perché i derivati del grano sono cibi diffusi in Italia e nel mondo.

Insomma: generalizzare è sempre un errore, offendere è sempre sbagliato. Dire ai pugliesi che non hanno voglia di lavorare, ribadiamo, non è solo offensivo: è sbagliato.

Ultima precisazione. “… vadano a lavorare la terra, senza aver bisogno che arrivino dei negri a lavorare per conto loro”, conclude Feltri.

Sappia, Feltri, che il fenomeno del caporalato, con ricorso a manodopera di gente di colore, è diffuso sia al Sud, sia al Nord Italia. Così, tanto per precisare come stanno le cose.

Foto tratta da Il Fatto Quotidiano

 

 

 

 

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