Coronavirus, primi due casi in Italia. Roberto Burioni: “Con una mortalità del 3% sarebbe una catastrofe”/ MATTINALE 520

Coronavirus, primi due casi in Italia. Roberto Burioni: “Con una mortalità del 3% sarebbe una catastrofe”/ MATTINALE 520
31 gennaio 2020

La ‘Spagnola’, nei primi del ‘900, con una mortalità del 2-2,5%, provocò circa 100 milioni di morti. Va detto, però, che allora la sanità era molto diversa: oggi, infatti, le cure sono molto più efficaci. L’intervista di Burioni a Radio Cusano Campus. E la Sicilia come si prepara a gestire un’eventuale emergenza? 

Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dichiara l’emergenza globale per il Coronavirus, in Italia sono stati accertati i primi due casi di questa infezione. Si tratta di due turisti cinesi. Da qui la chiusura del traffico da e per la Cina.

I due turisti sono stati ricoverati all’Istituto nazionale per le malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma.

Ovviamente, i due turisti contagiati non erano soli: da qui i controlli su chi viaggiava con loro e sulle persone con le quali sono venute a contatto.

Grande rispetto per le autorità che stanno lavorando giorno e notte su questo fronte, anche se ci chiediamo come si può operare con sicurezza in un mondo globalizzato.

GLI AVVERTIMENTI DEL MINISTERO – Non mancano gli avvertimenti. Il Ministero della Salute fa sapere che chi è rientrato in Italia dopo un viaggio, in caso di febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie, è bene che si rivolga al medico di famiglia. Avvertimento corretto, ma ci chiediamo come si andrà ad innestare l’eventuale presenza di questa malattia in un’Italia sempre più povera, con strutture sanitarie sempre più rattoppate, dove, come racconta il Rapporto Eurispes 2020, 4 cittadini su 10 non riescono più a curarsi per mancanza di soldi.

Ha destato una certa impressione l’intervista rilasciata a Radio Cusano Campus dal professor Roberto Burioni, virologo di fama internazionale.

Il professor Burioni ha commentato la notizia stando alla quale il Coronavirus avrebbe una mortalità del 3%.

L’INTERVISTA AL PROFESSOR ROBERTO BURIONI – “Se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe -a detto il professor Burioni -. La Spagnola – pandemia influenzale che nei primi del ‘900 fece circa 100 milioni di morti, ndr) nel 1918 ha avuto il 2% di mortalità. Ai seimila casi diagnosticati bisognerebbe aggiungere come minimo uno zero”.

Noi riprendiamo l’intervista del professor Burioni da Il Primato Nazionale. Dice il virologo a proposito del vaccino:

“Spero di sbagliarmi ma non credo che il vaccino contro il Coronavirus possa essere pronto entro un anno o comunque molti mesi. Ho la sensazione che questa epidemia dovremo affrontarla con quello che abbiamo. Non abbiamo farmaci, non abbiamo vaccini, ma abbiamo la possibilità di fare diagnosi e noi in Europa dobbiamo mettere tutto il nostro impegno nell’ostacolare la diffusione”.

A proposito dei seimila casi diagnosticati il professore Burioni è piuttosto pessimista:

“Questo è un numero che non sta né in cielo né in terra. Come minimo ci va un altro zero, come minimo. Dalla Cina non arrivano purtroppo dati attendibili. La mortalità del 3%, come detto da alcuni, sarebbe una mortalità altissima. Se una malattia ha il 3% di mortalità ed è molto diffusa è una catastrofe, non è poco, noi speriamo sia molto di meno. Spero sia più bassa alla luce di tanti casi non diagnosticati e che sfuggono al controllo cinese”.

Noi viviamo in Sicilia: e non possiamo non chiederci come le strutture sanitarie siciliane – Pronto Soccorso e reparti di malattie infettive – si stanno preparando a un’eventuale emergenza.

LA MORTE DI LOREDANA GUIDA – Purtroppo, proprio in questi giorni, registriamo l’incredibile caso della collega giornalista Loredana Guida morta ad Agrigento. Che è successo nell’ospedale San Giovanni di Dio della Città dei Templi?

Si cerca di “comprendere – leggiamo in un articolo de la Repubblica – se ci sono state negligenze da parte di coloro che hanno accolto per la prima volta la 44enne all’ospedale, ricevendola come ‘codice verde’ dopo 4 ore di attesa al Pronto soccorso, nonostante la famiglia e lei stessa avessero informato del viaggio in Nigeria, il quale avrebbe potuto avere qualche collegamento con la febbre alta e l’inappetenza. Dopo i primi esami e nove ore di attesa in cui non è stato fatto l’esame per riscontrare la malaria, la donna, stremata dalla febbre, era ritornata a casa firmando le dimissioni”.

“Dopo 5 giorni – prosegue l’articolo – quando ormai le sue condizioni erano critiche, all’ospedale di Agrigento non è stato possibile far nulla, nonostante la collaborazione con le altre strutture siciliane e il centro specializzato ‘Spallanzani’ di Roma. Il caso riapre l’importanza di un reparto di Malattie infettive nella struttura agrigentina: nel 2016, dopo sospetti casi di meningite e scabbia era stata presentata una interrogazione parlamentare, caduta poi nel vuoto, come accaduto per i progetti dell’Asp di aprire il reparto nel 2018. Tutto vano per l’ospedale nella provincia che termina con Lampedusa e che quindi rappresenta la prima porta per l’Africa”.

La gestione delle malattie infettive ad Agrigento non brilla. E nel resto della Sicilia la situazione qual è?

RENATO COSTA E IL “TERRORISMO CONTABILE” – Proprio in queste ore abbiamo letto del responsabile della CGIL Medici della Sicilia, Renato Costa, pubblicato da INSANITAS.

Titolo dell’articolo:

“La deriva del servizio sanitario nazionale, ospedali vittime del “terrorismo contabile”.

Già, il “terrorismo contabile”, dove “La missione imperativa dei direttori generali, muniti di poteri assoluti verso il basso (ma del tutto succubi dei loro supervisori partitici), non è stata più quella di assicurare la salute dei cittadini, ma di garantire il pareggio di bilancio. Tutto il sistema dei pagamenti (DRG) è stato sottoposto a questo principio e ciò ha determinato progressivi tagli di servizi, specie quelli a bassa remunerazione, per privilegiare quelli a più alta redditività. Abbiamo di fatto realizzato un trasferimento dei poteri dal Ministero della Salute al MEF. Una ventata di neoliberismo spinto che ha spazzato via i principi fondanti del SSN”.

Oggi, scrive Costa, il medico ospedaliero ha smarrito la propria identità:

“Vessato da obblighi formativi di dubbia efficacia, costretto a vivere in ospedali dove tutto è utile alla carriera tranne il merito e le capacità professionali, troppo spesso circondato da pessime organizzazioni del lavoro a dal malaffare dilagante in sanità, costretto ad assumere sempre più di frequente atteggiamenti di medicina difensiva e, cosa più grave in assoluto, visto come un nemico da quegli stessi pazienti cui ha dedicato anni di studio e sacrifici, notti insonni prima di studio e poi di guardia, notti di preoccupazione, di dubbi sul proprio operato, notti di felicità per una vita salvata”.

Ci piacerebbe capire come un sistema sanitario pubblico così ridotto si accinge a fronteggiare una preoccupante emergenza.

QUI L’ARTICOLO DE IL PRIMATO NAZIONALE

QUI L’ARTICOLO DE LA REPUBBLICA SULLA MORTE DI LOREDANA GUIDA

QUI L’ARTICOLO DI RENATO COSTA SU INSANITAS

Foto tratta da Wikipedia

 

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