Elezioni: l’Emilia va al PD, la Calabria al centrodestra, spariscono i grillini/ MATTINALE 516

27 gennaio 2020

La ‘spallata’ della Lega di Matteo Salvini in Emilia Romagna non c’è stata. Anzi, forse la sua campagna elettorale molto aggressiva ha ricompattato le fila del vecchio centrosinistra. Il ruolo del Movimento delle Sardine. Scontata la vittoria del centrodestra in Calabria. Dove si è sentita la mancanza di un soggetto politico del Sud

L’Emilia Romagna resta al centrosinistra e, segnatamente, al PD. In Calabria vince con quasi punti di vantaggio il centrodestra. In entrambe le Regione sparisce il Movimento 5 Stelle.

Questo, in estrema sintesi, il risultato delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria.

In Emilia Romagna il candidato del PD e, in generale, del centrosinistra, Stefano Bonaccini supera di poco il 50%; poco meno di 10 punti in più della candidata del centrodestra a ‘trazione’ leghista, Lucia Borgonzoni.

Un po’ diverso il discorso per le liste. Il PD rimane il primo partito di questa Regione con il 34% circa dei voti; ma la Lega è di poco dietro, a circa il 32% dei voti.

Stando ai dati di stanotte, solo in tre province dell’Emilia il centrodestra è avanti: a Piacenza, a Ferrara e a Rimini.

Altro segnale importante: la candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni, ha preso meno voti della stessa coalizione di centrodestra: ciò significa che ci sono stati elettori di centrodestra che hanno effettuato il voto disgiunto: hanno votato il centrodestra per il Consiglio regionale e Bonaccini per la presidenza della Regione.

Altro dato da segnalare alle elezioni regionali in Emilia: l’alta affluenza alle urne. E’ andato a votare il 67,6% degli elettori aventi diritto al voto: un’affluenza leggermente maggiore rispetto alle elezioni europee, quando è andato a votare il 67,3% degli elettori aventi diritto al voto.

Insomma, l’Emilia Romagna, Regione che la sinistra amministra da quando sono state istituite le Regioni a Statuto ordinario – cioè dal 1970 – resta nelle mani degli ex comunisti.

La Lega di Salvini ha ottenuto un buon risultato, con la lista che ha superato, di poco, il 30%. Ma non ha sfondato come si aspettava il suo leader. Non è il primo partito e non ha vinto le elezioni.

Un ruolo importante, sotto il profilo mediatico, è stato esercitato dal movimento delle Sardine, che ha avuto il merito, da un lato, di risvegliare l’orgoglio della vecchia sinistra dell’Emilia Romagna e, dall’altro, di frenare il potenziale mediatico della Lega.

Poco da dire sul Movimento 5 Stelle dell’Emilia Romagna, se non che è praticamente scomparso. Con molta probabilità, la mossa di Beppe Grillo, che ha imposto al Movimento 5 Stelle l’alleanza con il PD, ha sortito un duplice effetto: da un lato ha allontanano un gran numero di elettori dallo stesso Movimento; dall’altro ha fatto in modo che una parte di questi elettori in uscita siano tornati a votare per il centrosinistra. 

In Calabria ha vinto il centrodestra: ma ha vinto il centrodestra classico, non il centrodestra a ‘trazione’ leghista’. La candidata del centrodestra, Jole Santelli, supera il 50% dei voti, mentre il candidato del centrosinistra, Pippo Callipo, si è fermato a poco più del 30%.

Un dato politico importante è che in Calabria la lista della Lega non è andata oltre il 10 dei consensi e, rispetto alle elezioni europee, ha perso quasi la metà dei voti. 

Vero è è che il raffronto tra elezioni europee e elezioni regionali è forzato: ma trattandosi di un soggetto politico molto ‘ideologico’ il paragone, almeno in parte, tiene. E questo paragone ci dice che anche in Calabria la Lega non ha sfondato, tant’è vero che, anche se di poco, Forza Italia, che in Emilia è quasi scomparsa, in Calabria è sopra il 10%, con qualche punto in più rispetto alla Lega.

Resta da decifrare il perché il 10% degli elettori calabresi ha votato per la Lega. Noi una spiegazione l’abbiamo: si tratta di elettori stanchi della vecchia politica che cercano un’alternativa.

Noi ribadiamo la nostra teoria: se alle elezioni regionali calabresi fosse stato presente un soggetto politico del Sud – magari il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale – il primo partito non sarebbe il PD con il 14%, ma sarebbe proprio lo stesso Movimento 24 Agosto di Pino Aprile!

Magari il centrodestra avrebbe vinto lo stesso, ma il Movimento 24 Agosto si sarebbe fatto conoscere e sarebbe stato pronto per le elezioni amministrative e per le elezioni politiche.

Il risultato delle elezioni regionali in Calabria dovrebbe far riflettere Pino Aprile e tutti i protagonisti del Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale in vista delle elezioni regionali in Puglia.

In Calabria la Regione è finita nelle mani della vecchia politica di centrodestra; in Puglia potrebbe restare al centrosinistra o passare al centrodestra.

In entrambi i casi i pugliesi non avranno alcun cambiamento, così come non vedranno cambiamenti i calabresi. 

In politica bisogna sapere rischiare. Il Sud non può restare schiavo della vecchia politica. Serve un reale segnale di cambiamento. E questo cambiamento, al Sud, lo può assicurare solo un soggetto politico del Sud. Pensare che i partiti politici nazionali si occupino del Sud per tutelarlo è da ingenui, se non da stupidi.

Sulla scomparsa dei grillini parleremo in un articolo a parte.

 

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