Fenestrelle, perché anche la televisione continua a nascondere la storia di una strage ai danni della gente del Sud?

Fenestrelle, perché anche la televisione continua a nascondere la storia di una strage ai danni della gente del Sud?
13 gennaio 2020

Riprendiamo un post di  Gennaro De Crescenzo, Presidente dell’Associazione Culturale Neoborbonica, che ci ha colpito. E ci ha colpito perché l’argomento – la strage di Fenestrelle – è stato trattato più volte dal nostro blog. Ci chiediamo e chiediamo: a chi giova, ancora oggi, nascondere la verità storica? 

Sulla rete abbiamo letto questo articolo di Gennaro De Crescenzo, Presidente dell’Associazione Culturale Neoborbonica, che ci ha colpito.

“CHIEDIAMO RISPETTO PER LA NOSTRA STORIA! – scrive De Crescenzo – TRASMESSO UN SURREALE DOCUMENTARIO DA RAI UNO (“PAESI CHE VAI” 5/1/20) DEDICATO A FENESTRELLE. PER L’AUTORE LIVIO LEONARDI I SOLDATI NAPOLETANI PRIGIONIERI FURONO “IN TUTTO UN MIGLIAIO” CIRCA, NE MORIRONO “4 PER CAUSE NATURALI E FURONO ASSISTITI E RIFOCILLATI DAI PIEMONTESI”.

“In sintesi – prosegue De Crescenzo – Fenestrelle era una sorta di albergo a 5 stelle e le recenti notizie su deportazioni e morti sono solo ‘false dicerie'”.

L’argomento ci interessa perché abbiamo affrontato questo argomento con un articolo di Ignazio Coppola nel quale abbiamo messo in evidenza il deficit di verità che ancora oggi è presente in Italia su tale argomento:

“La cosa incredibile di questa incredibile storia – rileggiamo dal nostro articolo di due anni fa – è che, ancora oggi, ci sono storici, o presunti tali (in Italia, quando c’è di mezzo il risorgimento, la differenza tra storici e presunti tali si assottiglia…), che negano un’evidenza storica. Tra i negazionisti c’è Alessandro Berbero (che non a caso è piemontese di Torino: e vedi che mangi!). Ma la verità è lì, raccontata da giornali e testimoni dell’epoca: e la verità è che i piemontesi, nei primi anni dell’unificazione, furono i precursori dei nazisti: barbari e assassini. Da un’Italia nata così non poteva che venire fuori l’Italia di oggi…”. 

Siamo tornati sull’argomento lo scorso anno con un articolo di Giovanni Maduli.  

Per questi riprendiamo l’articolo di Gennaro De Crescenzo:

“DA 2190 GIORNI – scrive sempre De Crescenzo – BARBERO E ALTRI ACCADEMICI NON HANNO RISPOSTO A QUESTE DOMANDE ARCHIVISTICHE DEI NEOBORBONICI SU FENESTRELLE.

1) E’ vero che Barbero ha dichiarato chiusa la questione dei soldati delle Due Sicilie consultando solo 65 unità archivistiche delle 2773 presenti sul tema solo all’Archivio di Torino?
2) E’ vero che ha consultato solo i documenti dell’Archivio di Torino e, in tutto, 1 mazzo all’Archivio di Alessandria, una decina a Roma e 1 a Pinerolo?
3) E’ vero che ha consultato i documenti solo tra il 1860 (in parte) e il 1862 (in parte)?
4) E vero che negli archivi anche molto più recenti gran parte dei documenti che si ricercano non si trovano più?
5) E’ vero che a Fenestrelle erano in uso “catene, rasatura, catene da 6 a 18 maglie, bastonature e banchi di rigore”?
6) E’ vero che tra il 1860 e gli anni successivi furono portate a Fenestrelle diverse migliaia di soldati meridionali (“OLTRE 40.000” PER IL MUSEO DEI CARABINIERI DI ROMA)?
7) E’ vero che a Fenestrelle e in altre strutture sabauade del tempo si utilizzava, per i cadaveri, la calce per motivi “igienico-sanitario”?
8) E’ vero che furono deportati al Nord (a Fenestrelle e altrove) non meno di 60.000 soldati meridionali, che nella stragrande maggioranza dei casi non vollero “passare al nemico” e che la percentuale di morti nelle carceri del Piemonte in quegli anni (e in condizioni ordinarie!) era del 20%?
Quando si trattano argomenti così delicati e complessi bisognerebbe essere prudenti e obiettivi”.

Perché continuare a negare la verità? Forse perché Fenestrelle oggi è una meta turistica e ai piemontesi non piace ricordare quello che hanno fatto ai meridionali?

QUI L’ARTICOLO DI RETE D’INFORMAZIONE
DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

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