Il ‘Sistema Montante’: botta e risposta tra Claudio Fava e Maria Grazia Bandara

Il ‘Sistema Montante’: botta e risposta tra Claudio Fava e Maria Grazia Bandara
11 gennaio 2020

In questo articolo pubblichiamo le accuse lanciate da Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano, contro Maria Grazia Bandara. E la replica di quest’ultima. Quello che ci chiediamo è: come mai nessuno ricorda che questa storia – Montante, ‘munnizza’ e compagnia bella – si snoda durante i Governi regionali di centrosinistra a ‘trazione’ PD?

Pubblichiamo questo botta e risposta tra Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano, e Maria Grazia Bandara, sindaco di Naro, Comune della provincia di Agrigento. Al centro di questa storia c’è – o ci sarebbe – il cosiddetto ‘Sistema Montante’, dal nome dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, oggi caduto in disgrazia.

Riportiamo questo batti e ribatti perché siamo incuriositi da questa storia. Anche perché, chi scrive – e di questo ne può dare testimonianza l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore ‘Totò’ Petrotto – siamo stati tra i primi, insieme con lo stesso Petrotto, nei primi mesi del 2012, a puntare i riflettori sul sistema di potere di certi ‘industriali’ siciliani.

Dice Claudio Fava:
“La permanenza di Maria Grazia Brandara alla presidenza della società IAS (Industria Acqua Siracusa) è un fatto politicamente inaccettabile, visto il suo pesante coinvolgimento nell’indagine sul ‘Sistema Montante’, l’inchiesta che la vede imputata di associazione a delinquere assieme all’ex presidente di Confindustria Sicilia ed il suo recente rinvio a giudizio a Barcellona Pozzo di Gotto per reati ambientali”.

“In questi anni – prosegue Fava – è emerso in modo evidente che la Brandara è stata il braccio operativo di Montante in un settore delicatissimo come quello della depurazione delle acque fatto ancora più inquietante proprio alla luce del recente rinvio a giudizio di Barcellona Pozzo di Gotto. L’interesse di Montante in questo settore risulta acquisito nella sentenza di condanna emessa dal Gip di Caltanissetta che dedica un ampio approfondimento alla vicenda con un titolo emblematico: ‘L’ingerenza di Montante nell’Ias Spa’”.

Secondo Fava, “il Governo regionale non può trincerarsi dietro tecnicismi giuridici: tre consiglieri d’amministrazione su cinque dell’Ias sono nominati dall’Irsap, ente regionale. Occorre un’indicazione politica coerente e rigorosa: invece da oltre un anno e mezzo (l’indagine sulla Brandara risale al maggio 2018) il Governo regionale fa finta di non sapere, di non capire, di non poter intervenire”.

Su Facebook leggiamo la replica di Maria Grazia Bandara:

“Con riferimento alle dichiarazioni rese dall’On. Fava nel corso di una conferenza stampa tenutasi lo scorso giorno 8 gennaio, i cui contenuti sono stati ripresi da numerose testate, rilevo quanto segue.

Il contenuto della conferenza stampa dell’on Fava mi sorprende molto perché ho sempre pensato che i suoi interventi fossero il frutto di approfondimenti e non di superficiali affermazioni. È vero, sono indagata nella vicenda Montante ed aspetto da oramai 18 mesi di essere sentita per poter chiarire la mia posizione: precisamente, dal 16 maggio 2018, quando fui raggiunta da un’informazione di garanzia in uno con la convocazione per essere interrogata, sebbene poi l’interrogatorio venisse annullato dagli stessi magistrati che avevano firmato la convocazione e da allora ho ricevuto solo due notizie di proroga delle indagini.

Sono dunque indagata ed essere definita, dall’on Fava ‘imputata di associazione a delinquere assieme all’ex presidente di Confindustria Sicilia’ costituisce non soltanto una semplice inesattezza ma anche un’oggettiva affermazione che fa a pugni con la storia e la rettitudine di una persona che, come me, ha fatto nella sua vita una scelta di onestà e di atti mai borderline.
Onesta sempre e non per mancanza di occasioni.

Mi piacerebbe raccontare della mia attività politica lunga 40 anni, tanto quanto delle numerose scelte coraggiose e delle mie denunce (molte penali) che poi hanno trovato riscontro nelle indagini, così come in atti processuali.
In questi lunghi mesi ho scelto di non rispondere ai tanti articoli di stampa, aspettando rispettosamente la chiusura delle indagini in silenzio. Del resto, i giornalisti fanno il loro mestiere; ed io ho continuato a fare politica, come ho sempre fatto. Sino a candidarmi a Sindaco della mia Città che mi ha voluto nuovamente alla sua guida. Compito che vorrei poter continuare a svolgere serenamente.

Oggi tuttavia sono obbligata a rispondere, perché quanto affermato dall’on. Fava sembra essere una presa di posizione politica, quasi un attacco politico. Ma andiamo alle richieste formulate dal deputato regionale Fava che è anche Presidente della Commissione Antimafia dell’ARS: rimuovermi da presidente dello IAS, ‘visto il suo pesante coinvolgimento – afferma testualmente Fava- nell’indagine sul ‘Sistema Montante’.

Ma quale sarebbe il mio pesante coinvolgimento? Ho chiesto al mio legale se fossero noti i fatti contestati e la risposta è stata no, atteso che i risultati delle indagini non sono stati ancora resi noti; quindi mi chiedo a quale ‘pesante coinvolgimento’ si riferisca l’on Fava!

Certo, un uomo politico della sua levatura non dovrebbe affidarsi ai grandi titoli o alle tante colonne di giornale che elencano fatti, facendoli sembrare delitti. Ed allora è il rinvio a giudizio per il depuratore di Giammoro? Sì, in questo caso sono stata rinviata a giudizio, per una oggettiva responsabilità connessa al ruolo di commissario pro-tempore dell’Irsap, proprietaria dell’impianto. Il reato contestato ha visto prima indagati e poi rinviati a giudizio i due commissari (io ed il commissario precedente, geom. Alfonso Cicero, poi uscito dal processo, perché il reato caduto in prescrizione). Mi difenderò e sono certa riuscirò a dimostrare la mia innocenza.

Leggo che, sempre in conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, l’on. Fava afferma:
-‘Alla luce dell’inchiesta sul cosiddetto ‘Sistema Montante’ che coinvolge come indagata, tra gli altri, anche Maria Grazia Brandara, chiedo al governo Musumeci se non rilevi l’opportunità di procedere alla revoca della nomina della Brandara quale presidente della società Ias “;

– ‘In questi anni è emerso in modo evidente che la Brandara è stata il braccio operativo di Montante in un settore delicatissimo come quello della depurazione delle acque, fatto ancora più inquietante proprio alla luce del recente rinvio a giudizio di Barcellona Pozzo di Gotto’.

Di quali evidenze parla, l’on.Fava?
E perché invita il Presidente della Regione a procedere alla mia revoca di presidente della società IAS?

On. Fava, visti i suoi dubbi, avrebbe potuto convocarmi nuovamente in Commissione Antimafia (ricorderà che alla sua convocazione avevo risposto che ritenevo inopportuno chiarire in Commissione prima che in Procura) ed io sarei stata lieta e lo sarò tuttora di fornirle tutte quelle informazioni utili affinché possa dissipare ogni suo dubbio; aggiungo, infine, che l’incarico è scaduto a Dicembre e che il Cda da me presieduto resta in carica solo e sino alla imminente approvazione del bilancio”.

I nostri lettori sono intelligenti e non hanno bisogno, per farsi un’idea di questa storia, di ulteriori spiegazioni.

Riveliamo solo un elemento ‘politico’ che non viene fuori né dalle parole di fava, né dalle parole di Maria Grazia Bandara.

E cioè che questa storia comincia e si snoda quando al Governo della Regione siciliana c’era il centrosinistra: prima con il Governo di Raffaele Lombardo e poi con il Governo di Rosario Crocetta.

E’ con il Governo Lombardo – sostenuto dal PD siciliano (in particolare, da Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia) – che Confindustria di Antonello Montante entra a far parte dello stesso esecutivo regionale.

Confindustria Sicilia sarà una delle protagoniste delle elezioni regionali siciliane del Novembre del 2012 che saranno vinte da Rosario Crocetta. E sarà proprio Crocetta a confermare la presenza di Confindustria Sicilia di Montante nel Governo della Regione.

Saranno sempre Crocetta a mettere fuori dal Governo della Regione siciliana l’assessore Nicolò Marino, che aveva messo in discussione la gestione dei rifiuti a colpi di discariche. O dobbiamo dimenticare le polemiche, da toni molto duri, tra lo stesso ex assessore Marino e Giuseppe Catanzaro, altro esponente di spicco di Confindustria Sicilia?

Come mai nessuno parla del ruolo avuto in quegli anni dal PD siciliano? Sbagliamo, o gli incarichi a Maria Grazia Bandara sono arrivati dal Governo Crocetta? Come mai l’onorevole Fava non ricorda mai questi ‘particolari’? Il PD siciliano è sempre puro come una colomba in tutto?

Foto tratta da Cifonenews        

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