Banche, Lando Maria Sileoni e Carmelo Raffa: “La FABI pronta alla ‘guerra’ se non ci saranno nuove assunzioni”

3 gennaio 2020

Dopo la firma del nuovo Contratto nazionale il più grande sindacato dei lavoratori bancari italiani annuncia una stagione di lotte. Al primo posto c’è il lavoro. “Su questo tema dice Sileoni – siamo pronti a lavorare con le altre organizzazioni sindacali. Ma anche ad andare da soli”. Carmelo Raffa: “Non consentiremo il taglio di sportelli e posti di lavoro”

Dopo l’intesa sul contratto nazionale di lavoro dei bancari la FABI apre una nuova e grande battaglia su un tema sociale che dovrebbe accomunare tutti: istituzioni, partiti, associazioni sindacali e imprenditoriali. Naturalmente il tema a cuore della FABI è la nuova occupazione.

Il mondo delle banche italiane continua a subire esodi su esodi e pensionamenti anticipati. Per la FABI non serve solo tagliare, ma contemporaneamente occorre immettere negli organici delle banche nuove unità lavorative.

“Dopo la firma per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, dobbiamo ragionare, con le banche, su un nuovo patto per l’occupazione nel settore”.

E’ questa la proposta lanciata dal segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, guardando alle prospettive per il 2020.

“Serve – dice Sileoni all’ANSA – un progetto lungimirante volto a blindare l’occupazione in banca, con cantieri per riconvertire e riqualificare il personale. La FABI lo proporrà nei dettagli alle altre organizzazioni sindacali dopo il 7 gennaio, auspicando una intesa unitaria sull’argomento a cominciare dai piani industriali di UniCredit, Deutsche a e Popolare di Bari: pretenderemo un importante numero di assunzioni di giovani a fronte di uscite volontarie”.

“In assenza di intesa con le altre organizzazioni – sottolinea Sileoni – la FABI procederà da sola in questa battaglia a tutela dell’occupazione del settore bancario. Nelle banche, peraltro, manca anche una scuola per manager: gli attuali amministratori delegati sono quasi vicini alla pensione e non c’è un gruppo dirigente pronto a sostituirli”.

Carmelo Raffa, coordinatore della FABI Sicilia, plaude al discorso pronunziato a fine anno dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e in particolare si sofferma sul capitolo riguardante il divario Nord-Sud che, secondo il Capo dello Stato, “frena l’intero Paese” e il “lavoro che manca per tanti”.

“Frasi simili – dice Raffa – a quelle da me pronunciate nelle varie assise ed in particolare al Congresso Provinciale della FABI di Palermo”.

A Palermo Raffa è stato molto chiaro:

“Fuori da questa sala, a Palermo e in tutta la Sicilia, ci sono figli di povera gente che si trovano in condizioni di disperazione. Per questo invito tutti gli amministratori, i segretari dei partiti, i parlamentari e tutte le persone che hanno veramente a cuore il bene della popolazione a lasciare da parte le beghe politiche e semmai utilizzarle solo nelle campagne elettorali e trovare punti comuni per lanciare un patto di emergenza per Palermo e per la Sicilia, finalizzato prioritariamente a creare nuova occupazione produttiva e non parassitaria in tempi brevi”.

“Sono passati oltre sei anni da allora – afferma il coordinatore della FABI in Sicilia – ed i risultati auspicati non ci sono stati. Tanti giovani sono scappati e continuano a farlo per raggiungere altri Paesi per cercare un lavoro dignitoso”.

E le Banche che combinano? “In Sicilia e nel Mezzogiorno – afferma Raffa – le aziende di credito continuano a tagliare sportelli e posti di lavoro. UniCredit, che aveva ereditato le attività di Banco di Sicilia, Banca di Roma, Sicilcassa e Credito Italiano, non è contenta di ciò che ha fatto sopprimendo e cedendo decine e decine di sportelli e tagliando circa 2.000 posti di lavoro. Sembrerebbe che col nuovo piano industriale vorrebbe sopprimere in Sicilia oltre 50 sportelli e prepensionare oltre 500 lavoratori”.

Raffa si chiede:

“UnicCedit per la nuova occupazione nel Mezzogiorno e in Sicilia che farà? Ciò che ha fatto in passato e cioè assumere qualche mosca bianca che in termini pratici significa zero?”.

A questo punto, conclude il leader storico della FABI siciliana, “è più che naturale che la battaglia sull’occupazione che sta aprendo il nostro leader nazionale è la nostra battaglia e come tale la condurremo fino in fondo”.

Foto tratta da ilSicilia.it

 

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