La Regione siciliana rischia veramente di perdere un miliardo di fondi europei targati FESR? A noi non risulta. A noi risulta che 600 milioni di euro considerati a rischio non sono affatto a rischio, perché potranno essere rendicontati nel 2023. Ci sono invece, questo sì, problemi con le solite rendicontazioni farlocche (leggere progetti retrospettivi). Male che andrà la Regione perderà 100 o 50 milioni di euro. Ma potrebbe anche non perdere nulla
A noi non risulta che la Regione siciliana rischi di perdere un miliardo di euro. Forse si fa un po’ di confusione con i 600 milioni di euro delle Aree interne e della cosiddetta Agenda urbana, che non vanno rendicontati entro il 31 Dicembre di quest’anno
Tanto per cambiare – come avviene a Dicembre – c’è la solita confusione sulla rendicontazione dei fondi europei. Cominciamo col dire, per fare subito un po’ di chiarezza – che si tratta del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), stanziamento di circa 4,2 miliardi di euro.
Lo scorso anno, al 31 Dicembre, sono stati certificati poco più di 700 milioni di euro. Noi abbiamo fatto un po’ di ‘casino’ perché, a nostro modesto avviso, gli uffici della Regione siciliana hanno esagerato un po’, se è vero che, a parte un paio di milioni di progetti cosiddetti “nativi” – cioè nuovi – lo scorso anno la Regione ha certificato circa 700 milioni di euro di progetti ‘trascinati’, o ‘retrospettivi’, o ‘di sponda’.
In pratica, opere realizzate negli anni passati (in alcuni casi veramente molto ‘passati’!), o iniziate negli anni passati, che nulla hanno a che spartire con la Programmazione 2014-2020, che sono stati contrabbandati come opere realizzate con i fondi europei dell’attuale Programmazione, o come opere in corso di realizzazione, sempre con i fondi europei dell’attuale programmazione.
Attenzione: questi artifici contabili sono ammessi dalle ‘cervellotiche’ regole dell’Unione europea. Ma queste rendicontazioni farlocche – perché di questo si tratta – non debbono superare il limite della decenza. Della serie, come si dice dalle nostre parti, è bonu ‘u ventu ‘nchiesa, ma no p’astutari i cannili!
Ecco: nel Dicembre dello scorso anno il Governo regionale di Nello Musumeci, nel rendicontare ha spento tutte le candele della chiesa!
E quest’anno? Leggiamo che sarebbe addirittura a rischio un miliardo di euro. Possibile? da quello che sappiamo noi, no.
Intanto va detto che di questo miliardo a rischio vanno tolti 600 milioni di euro. Si tratta dei fondi per le Aree interne e l’Agenda urbana che non debbono essere rendicontati entro il 31 Dicembre di quest’anno: fanno sì parte dei citati 4,2 miliardi del FESR 2014-2020, ma potranno essere rendicontati nel 2023.
Per quello che sappiamo noi, dopo la rendicontazione temeraria di poco più di 700 milioni di euro dello scorso anno – che comunque Bruxelles ha accettato – la Regione siciliana deve rendicontare entro il 31 Dicembre di quest’anno poco più di 400 milioni di euro.
Ci sono problemi? Secondo noi, sì. Sono problemi insormontabili? Secondo noi, no.
I problemi ci sono sia perché Bruxelles non vuole più ‘abbuffate’ di progetti retrospettivi, sia perché in Sicilia non ci sono più opere pubbliche da rendicontare con il solito metodo farlocco, a meno che il Governo Musumeci e gli uffici regionali non decidano di far passare come “opere realizzate con i fondi europei 2014-2020” la Cattedrale di Monreale, il Palazzo Reale di Palermo e magari il Teatro greco di Taormina…
Ironia a parte, a noi risulta che Bruxelles si dovrà ‘inghiottire’ il proseguimento dei progetti retrospettivi che ha accettato lo scorso anno (non può auto-smentirsi!), mentre la Regione siciliana, da parte sua, ha approntato alcuni veri progetti – cioè progetti realmente finanziati con i fondi FESR – nei settori delle Attività produttive e nel Turismo.
Come finirà? Finirà che non potendo più organizzare rendicontazioni farlocche potrebbero essere a rischio un quarto – o meno di un quarto – dei fondi da rendicontare entro il 31 Dicembre di quest’anno: da 50 a 100 milioni di euro.
Sarebbe, però, scorretto accusare l’attuale Governo regionale, perché i danni seri, con i fondi europei destinati alla Sicilia, li hanno fatti i Governi procedenti: il Governo Lombardo e, soprattutto, il Governo Crocetta.
Detto questo, noi pensiamo che qualche cosa, da qui a venti giorni se la inventeranno e il disimpegno – cioè la mancata rendicontazione – potrebbe essere ridotta, o magari anche azzerata.
Questo, almeno, è quello che a noi risulta.
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