Ecco perché il Sud deve chiudere i rubinetti alle banche del Nord

Ecco perché il Sud deve chiudere i rubinetti alle banche del Nord
29 novembre 2019

I risparmi dei cittadini del Sud non debbono più andare alle banche del Nord, ma alle banche del Sud. Le banche del Sud con i depositi bancari di milioni e milioni di cittadini ed imprese meridionali avrebbero la forza di crescere e di determinare la crescita dell’intero Mezzogiorno, con una gestione attenta alle esigenze locali

di Enzo Lionetti
Componente Direttivo Nazionale M24A Equità Territoriale
Responsabile provinciale BAT – Puglia


L’economia locale poggia il proprio futuro su di una stretta collaborazione tra sistemi, tra questi, quello finanziario assume un ruolo determinante. Lo sapevano bene i politici e gli economisti sabaudi, che all’indomani dell’Unità d’Italia introdussero il “corso forzoso” con il quale fu distrutto il fiorente sistema bancario meridionale.

Antonio Scialoja, esule napoletano, che in un opuscolo aveva screditato l’economia delle Regno delle Due Sicilie, elogiando quello fallimentare piemontese, dopo aver diretto le Finanze nel periodo della dittatura di Garibaldi e quelle della Luogotenenza affidata a Luigi Carlo Farini, diventato addirittura il Ministro delle Finanze, introdusse il “Corso forzoso” della lira nel 1866, permettendo al neo Stato italiano di onorare i debiti legati al processo unitario e alle guerre, ma determinando un vero e proprio attacco al sistema bancario e all’economia del Sud, portando a completamento la subdola «politica di drenaggio delle riserve auree del Banco, col risultato di privare il Sud del suo oro e delle sue capacità di credito.

In pratica, al Banco di Napoli non fu consentito di aprile filiali al Nord, mentre la Banca nazionale rastrellava denaro e oro dal Sud a vantaggio dell’industria nascente al Nord.

Fu quindi anche occupazione finanziaria l’Unità d’Italia. Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un processo di ristrutturazione bancaria nazionale, in cui sono praticamente scomparsi gruppi bancari meridionali acquisiti, anche a prezzi irrisori ed infamanti, da gruppi bancari settentrionali. È forte l’interesse dei gruppi bancari del Nord verso il nostro Territorio, se perseguono questa politica di shopping finanziario non appena vedono un gruppo crescere.

È strano che un territorio in cui imperversano Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta sia così appetibile per i banchieri del Nord? Non è che al Sud si fanno buoni affari, con la scusa della difficoltà dell’economia, per imporre tassi d’interesse più alti e servizi più onerosi?

La realtà vede un’occupazione a tappeto del territorio meridionale da parte di gruppi bancari-imprenditoriali, che con la Banca Universale ha raggiunto l’apice della convergenza degli interessi territoriali, a danno del Sud. È una guerra economica. Con l’Autonomia differenziata, lo Stato italiano dà una enorme, sproporzionata, ingiusta spinta economica al Nord, a favore del sistema bancario-imprenditoriale settentrionale, stabilendo per legge una iniquità e differenziazione territoriale dei servizi pubblici, delle infrastrutture pubbliche, della produzione di beni e servizi pubblici.

Al Sud è possibile rompere questo sistema perverso iniziando a chiudere i rubinetti alle banche del Nord. Occorre agire sul fattore finanziario in primis, per dotare il Sud delle necessarie risorse monetarie per costituire una massa critica necessaria per irrobustire il sistema imprenditoriale locale.

Occorre potenziare le banche locali del Sud, realtà che conoscono bene il territorio e che intessono relazioni economiche, sociali e culturali, per un salto di qualità dell’intero sistema territoriale. Le banche del Sud con i depositi bancari di milioni e milioni di cittadini ed imprese meridionali, avrebbero la forza di crescere e di determinare la crescita dell’intero territorio meridionale, con una gestione attenta alle esigenze locali.

La crescita dell’imprenditoria viene accompagnata da una crescita del sistema bancario, che riversa sul territorio una mole di liquidità necessaria per far crescere la domanda e l’offerta, generando occupazione e valore aggiunto.

Il Sud deve prendere in mano il proprio destino, indipendentemente dalle volontà di uno Stato che, alla prova dei fatti, si dimostra iniquo e traditore, con gli strumenti delle scelte libere e democratiche, che generano utilità alle proprie Comunità.

Foto tratta da CNA Gallura

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