L’ILVA di Taranto va chiusa con gli indiani o senza gli indiani! E Salvini non speculi/ MATTINALE 447

L’ILVA di Taranto va chiusa con gli indiani o senza gli indiani! E Salvini non speculi/ MATTINALE 447
5 novembre 2019

Gli indiani dell’acciaio vanno via da Taranto? Tanti saluti. E’ arrivato il momento di chiudere un’esperienza devastante che va avanti dalla prima metà degli anni ’60 del secolo passato. Dall’acciaieria Taranto, in cambio di alcune migliaia di posti di lavoro, ha avuto inquinamento e danni alle cose e alle persone incalcolabili. E ora di dire basta! Le volgari speculazioni politiche della Lega di Salvini 

Gli indiani dell’Arcerol Mittal vogliono mollare l’acciaieria di Taranto. Che Dio li benedica: prima se ne andranno da questa città martoriata da decenni dall’inquinamento, prima Taranto e tutto il Mezzogiorno tireranno finalmente un sospiro di sollievo!

In queste ore le prefiche dell’industrialismo ad ogni costo sulla pelle del Sud lanciano anatemi: disoccupazione di qua, disoccupazione di là, dimenticando che i primi ad aver chiesto a gran voce la chiusura dell’inquinante acciaieria di Taranto sono stati proprio i tarantini.

Ma tutto viene dimenticato quando ci sono di mezzo gli interessi economici estranei a Taranto e al Sud. Gli indiani se ne vogliono andare perché non hanno più lo scudo penale. Di che si tratta? E’ un’invenzione del Governo Renzi del 2015. Gli indiani sarebbero arrivati a Taranto e, se fossero sorti problemi inquinamento, non sarebbero finiti sotto processo.

Vale la pena di approfondire come, quattro anni fa, il PD di Renzi è riuscito a far passare lo scudo penale. Leggete attentamente come hanno ‘riggirato la frittata’. Siccome a Taranto, nel passato, c’è stato tanto inquinamento, gli indiani della Arcerol Mittal si impegnavano sì a produrre acciaio, ma – contemporaneamente – si sarebbero occupati anche della bonifica dell’area industriale dove sorge l’acciaieria.

E siccome avrebbero trovato inquinamento lasciato in eredità da chi li ha preceduti, non potevano certo pagare per gli errori del passato!

La tesi portata avanti dal Governo Renzi – e in particolare dall’allora Ministro Carlo Calenda – era degna dei migliori filosofi sofisti. Perché se, da un lato, può anche essere ammesso che la bonifica può creare problemi di inquinamento (esempio: se dovessero togliere il mercurio sepolto nei fondali del mare di Augusta, in Sicilia, ci sarebbero problemi), la produzione di acciaio inquina: soprattutto a Taranto dove, come leggerete più avanti, non sono mai stati adottati accorgimenti per limitare l’emissione, nell’ambiente, di veleni.

Nel 2018 sono arrivate le elezioni politiche. Nel programma del Movimento 5 Stelle c’era la chiusura dell’acciaieria ILVA di Taranto.

I grillini, è noto, nella primavera del 2018 hanno dato vita al Governo con la Lega. I leghisti hanno voce in capitolo nel Nord e, magari, nel Centro Italia, non certo nel Sud. I grillini avrebbero dovuto mantenere gli impegni assunti con gli elettori di Taranto. Ma si sono ‘rimangiati’ la chiusura dell’acciaieria, mettendosi sotto i piedi l’impegno assunto in campagna elettorale con i tarantini.

L’acciaieria è rimasta aperta e, dopo una lunga trattativa (con la Lega, con gli indiani dell’Arcerol Mittal? non si capisce), si sono limitati a togliere lo scudo penale introdotto dal Governo Renzi.

Oggi il leader della Lega tuona contro l’attuale Governo Conte bis, perché sarebbe il responsabile dell’addio degli indiani all’acciaieria di Taranto. Ma lui era il vice presidente del Consiglio e Ministro degli Interni del Governo che ha tolto lo scudo penale agli indiani dell’Arcerol Mittal!

La verità è che, quest’anno, lo scudo penale si sarebbe dovuto ‘rimaterializzare’: e infatti il Governo Conte bis ci ha riprovato. Ma siccome i grillini, a furia di non rispettare gli impegni assunti con gli elettori, hanno “restituito 6 milioni di voti”, ecco che si sono opposti alla reintroduzione dello scudo penale.

Senza scudo penale – cioè senza la possibilità di produrre acciaio alle vecchia maniera – gli indiani hanno annunciato di voler mollare tutto. Che dire? Che, a nostro modesto parere, è un annuncio. Con molta probabilità è una mossa in attesa che i grillini cambio idea e ‘inghiottano’ la reintroduzione dello scudo penale: avendo conosciuto di che pasta sono fatti i grillini, beh, non è da escludere che questo si verifichi.

Del resto, in queste ore, il solito Renzi – capo del Governo più antimeridionale della storia repubblicana italiana – ha già pronta un’iniziativa parlamentare per ripristinare lo scuso penale per gli indiani.

E’ importante ripercorrere, per grandi linea, la storia dell’acciaieria di Taranto, anche per sottolineare i problemi che ha creato ai tarantini.

Questo stabilimento ha visto la luce nel 1965. Allora si chiamava Italsider. Fu uno dei tanti disastri provocato nel Sud dalla Cassa per il Mezzogiorno. Era il quarto dei poli siderurgici italiani insieme con Cornigliano, Piombino e Bagnoli, più stabilimenti minori.

Dal disastro si è salvata Gioia Tauro dove sarebbe dovuto sorgere il quinto centro siderurgico: un miracolo ha salvato i calabresi.

Nel 1970 il quarto centro siderurgico di Taranto sfornava il 41% della produzione totale di Italsider. Dieci anni dopo la produzione raddoppiava.

Ma questa grande produzione ha prodotto costi sociali elevatissimi: inquinamento, inquinamento e ancora inquinamento!

Invece di realizzare l’acciaieria lontano dai centri abitati, è stata piazzata a due passi dal quartiere Tamburi di Taranto. Quello che è successo a tanti abitanti di questo quartiere lo hanno scritto soprattutto i magistrati che, da decenni, indagano sui danni ambientali, sulle malattie e sui morti provocati da questa fabbrica di acciaio.

Sarebbe troppo lungo ricordare quanto fatto dalla Giustizia in tanti anni. Oggi ci soffermiamo sulle due perizie depositate nel 2012 presso la Procura della Repubblica di Taranto. Una perizia chimica e una perizia epidemiologica.

Queste perizie venivano fuori nel quadro di un’inchiesta nella quale le ipotesi di reato erano disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Storie di gas nocivi, di benzo(a)pirene, di diossina.

I periti, sette anni fa, definivano la situazione sanitaria a Taranto “molto critica”. Se cercate sulla rete inquinamento a Taranto troverete di tutto. noi ci limitiamo alle conclusioni della perizia epidemiologica:

“L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.

Nel 2013 un gruppo di cittadini di Taranto promuove un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza della magistratura europea è stata depositata il 24 gennaio 2019. Lo Stato italiano è stato condannato per non aver protetto la vita degli abitanti di Taranto.

Nel 2015, quando il Governo Renzi introduceva lo scuso penale, un operaio – Alessandro Morricella – veniva investito da un getto di ghisa liquida e moriva. Ma di questa vicenda la politica ‘decisionista’ non si è mai occupata.

Siamo arrivati ai nostri giorni. Partendo dalla sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, il Giudice delle indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Taranto ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale.

La Consulta si è pronunciata lo scorso 9 ottobre. E ha rinviato gli atti al Gip di Taranto. Lo scudo penale è costituzionale o no? Non siamo tecnici del diritto e non l’abbiamo capito. Ma il fatto che il Governo Conte bis non abbia reintrodotto lo scudo penale ci fa pensare che non sia stata solo una decisione ‘politica’.

A nostro avviso, ancora una volta, la Giustizia si è sostituita alla politica per tutelare i cittadini. Nulla di nuovo: tra Augusta, Priolo e Melilli è stata la magistratura a bloccare lo sversamento in mare di mercurio, non certo la politica, non certo l’assessorato al Territorio e Ambiente della Regione siciliana che, da quando è stato istituito – primi anni ’80 del secolo passato – in Sicilia ha autorizzato tutto e il contrario di tutto!

Basti pensare all’inquinamento di Gela, di Milazzo, di Isola delle Femmine e, naturalmente, dell’area industriale di Siracusa dove – tutt’oggi – è un sacerdote, don Palmiro Prisutto, che difende la popolazione di questa parte della Sicilia ‘aggiornando’ ogni domenica, durante la Santa Messa, il numero delle persone morte a causa dell’inquinamento delle raffinerie e, in generale, della chimica ‘pesante’ che opera nella piana di Siracusa.

Anche a Taranto, come nell’area industriale di Siracusa, a causa dei veleni, i lutti sono stati tanti. E tantissime le persone ammalate.

Dicono che a Taranto si perderanno 10 mila posti di lavoro e altri 10 mila posti del cosiddetto indotto. Non è facile capire cosa se ne fanno a Taranto del lavoro se poi migliaia di persone si ammalano e se alcune di queste muoiono.

Proviamo molto fastidio, in queste ore, nell’ascoltare e leggere le parole del ‘capo’ della Lega Salvini. Non tanto e non soltanto perché, come già accennato, lo stop allo scudo penale è arrivato dal Governo del quale faceva parte, ma anche perché, così facendo, cerca di speculare. Magari i pugliesi che vivono lontano da Taranto, visto che l’inquinamento è lontano dalle loro vite, pensano che sì, in fondo a Taranto l’acciaieria potrebbe anche restare in vita: e magari Salvini ha ragione quando dice che la decrescita è la morte del Sud.

Dimenticando che il Sud Italia, ancora oggi, si trova nelle attuali difficili condizioni economiche sociali a causa di quel Nord rappresentato proprio da Salvini!

La verità è che i tarantini sono stati ricattati: vi diamo il lavoro, ma c’è qualche rischio…

Peraltro, i rischi si potevano ridurre: ma non è stato fatto nemmeno questo. Investimenti e lavoro con i rischi: prendere o lasciare…

P.s.

Dimenticavamo: tutto ‘sto ‘casino’ sarebbe stato evitato se i grillini, nel 2018, appena giunti al Governo, so fossero limitati a rispettare l’impegno assunto con i cittadini di Taranto, chiudendo l’acciaieria. Punto.

Dimenticavamo 2: l’acciaio prodotto a Taranto non serve al Sud, ma al Centro Nord Italia e ad altri Paesi esteri: un ulteriore motivo per sbaraccare questa industria.

Foto tratta da Ius in itinere

 

 

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