4 NOVEMBRE, LUTTO CITTADINO PER TUTTE LE CITTA’ E I PAESI DEL SUD

4 NOVEMBRE, LUTTO CITTADINO PER TUTTE LE CITTA’ E I PAESI DEL SUD
4 novembre 2019

Oggi si commemora: ma cosa si commemora? Per noi del Sud è stata una tragedia dove intere generazioni vennero cancellate, morendo sulle neve delle Alpi. Per noi è solo una storia piena di rabbia. La Prima Guerra mondiale costò la vita a più di mezzo milione di meridionali. Ironia della sorte, le terre allora liberare sono quelle dove più successo oggi ha la Lega Nord e la sua politica intollerante verso il Sud 

di Valerio Rizzo
Tratto da associazione culturale Due Sicilie

Oggi, 4 Novembre, commemorazioni in pompa magna, corone di fiori e comizi in quasi tutti i Comuni d’Italia e prima fra tutte: la cerimonia all’Altare della Patria con i rappresentanti massimi delle istituzioni.

Queste le principali celebrazioni del 4 novembre, ma oltre alla solita retorica qualcuno si chiede se sia giusto festeggiare uno degli eventi più drammatici della storia del mondo.

In fondo la Grande Guerra è stata un’inutile strage, che ha causato solo in Italia 650.000 morti, 947.000 feriti, 600.000 dispersi!

Quindi sarebbe più opportuno istituire per il 4 novembre una giornata di lutto nazionale, soprattutto in alcune zone del Paese.

Stiamo parlando di quelle regioni che hanno dato il maggior tributo di sangue, il più numeroso contributo di giovani. Stiamo parlando delle regioni del Sud, da cui proveniva circa l’80% dei militari impiegati nella guerra (cosa ancora attualissima, se si considerano i caduti nelle missioni di pace), i cafoni meridionali a cui avevano promesso terre e condizioni migliori di vita.

Così come la Gran Bretagna durante la Guerra ha utilizzato soldati indiani e afgani, e la Francia è ricorsa a soldati algerini e tunisini, anche l’Italia ha usato i popoli delle sue colonie, l’ex Regno delle Due Sicilie (Non si dimentichi che quando Bismarck fu informato da un suo collaboratore in merito alla volontà italiana di avere possedimenti nel Corno d’Africa, rispose:

“L’Italia non ha bisogno di colonie in Africa poiché le ha già in casa propria”)[1].

In tutti i nostri paesi del Sud dilagano lapidi con centinaia e centinaia di nomi, tutti paesi che nel 1918 avevano 5000 abitanti e che adesso si ritrovarono con in media 230 caduti in guerra.

Un’intera generazione!!

Migliaia di ragazzi sono stati strappati dalla propria terra e scaraventati sulle Alpi per farsi massacrare dalle bombe austriache. Sono morti in solitudine, uccisi insieme ai loro sogni e all’illusione di poter ancora sperare in una vita migliore.

Il 4 novembre quindi deve essere decretato in tutti i comuni il LUTTO CITTADINO , non tanto per idee politiche o rabbia, ma solamente per rispetto di una intera generazione di giovani, soprattutto meridionali, che sono stati trucidati nella neve delle Alpi senza sapere nemmeno il perché.

Note

[1] La frase esatta fu “Una nazione che enumera la Calabria e la Puglia fra le sue province, non ha bisogno di andare all’estero per una missione civilizzatrice. L’Italia ha l’Africa in casa.” Riportata nel libro di Bruce Vandervort “Wars of Imperial Conquest in Africa: 1830-1914″

 

NdR: Sullo stesso tema consiglio anche la lettura dell’articolo di Nicola Zitara sulla Brigata Catanzaro. Per alcuni storici, in effetti, la Prima Guerra Mondiale appare essere stata “inutile”, nel senso che l’Austria sarebbe stata disposta a cedere i territori che il governo italiano richiedeva, senza necessità di combattere. Ma, ovviamente, in queso caso l’esercito non avrebbe potuto “dimostrare” le proprie capacità (ricordiamo si tratta fondamentalmente dello stesso esercito ed ufficiali che conquistò il Sud con i metodi ben noti). Insomma, ci volevano 600.000 morti e quale migliore occasione di svuotare il Sud di buona parte dei suoi “cafoni”? (non erano sufficienti, evidentemente, i milioni di “meridionali” che emigravano in quel periodo). Quelle terre, allora liberate a costo del sangue di tanti “meridionali”, oggi guardano i figli e i nipoti dei loro liberatori con intolleranza e razzismo, a riprova del fallimento del processo di “unità nazionale”.

 

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