Il paradosso di Siracusa: si producono tra i migliori limoni del mondo e nei mercati locali ci sono i limoni esteri (cancerogeni!)

3 novembre 2019

Anche a Siracusa, luogo della nostra Isola dove si producono limoni di elevata qualità, si importano limoni da mezzo mondo, spesso anche dannosi per la salute. I limoni di Siracusa sono troppo buoni per farli mangiare ai siciliani: meglio esportarli. E i siciliani che limoni portano sulle proprie tavole? I limoni esteri, magari cancerogeni! L’intervista di tre anni fa al professore Bacarella, che racconta il perché, a parte Siracusa, il limone è quasi sparito dalla Sicilia   

Tre giorni fa abbiamo pubblicato la notizia dei limoni “probabilmente cancerogeni” sequestrati a Siracusa.

Oggi torniamo sull’argomento per segnalare un aspetto paradossale di questa vicenda: aspetto che è paradigmatico di quello che succede in Sicilia non soltanto con i limoni, ma anche con altri prodotti agricoli.

C’è stato un tempo in cui Bagheria e dintorni erano i luoghi d’elezione per la coltivazione del limone nella Sicilia occidentale. Oggi non è più così. Oggi il limone siciliano viene prodotto prevalentemente a Siracusa e in altri centri di questa provincia.

L’aspetto incredibile dei limoni cancerogeni sequestrati a Siracusa è che questa provincia della Sicilia, oggi, produce, da sola, oltre il 30% dei limoni italiani!

In Italia gli ettari di terreno coltivati a limoni sono quasi 17 mila. Ebbene, poco più di 6 mila ettari sono coltivati nella provincia di Siracusa (per la precisione, oltre che a Siracusa, i limoni vengono coltivati ad Augusta, ad Avola, a Melilli, a Noto a Floridia, a Rosolini, a Solarino, a Sortino, a Priolo Gargallo).

Così, tanto per capire di cosa stiamo parlando: il limone di Sorrento non supera i 400 ettari, idem il limone di Amalfi e il limone del Gargano; per arrivare a una produzione estesa su quasi mille ettari ci dobbiamo spostare a Messina e dintorni, sempre in Sicilia.

I limoni di Siracusa sono noti per la grande qualità. E non perché sono insigniti del marchio IGP (sigla che sta per Indicazione Geografica Protetta che, come ripetiamo spesso, significa poco), ma perché sono veramente unici e sono molto curati: in provincia di Siracusa i limoni non hanno bisogno di essere trattati con le cere e con altri prodotti chimici, perché sono naturalmente belli da vedere!

La domanda è: ma cosa ci fanno i limoni spagnoli – e anche limoni turchi, argentini, greci e californiani – a Siracusa, terra di limoni per antonomasia?

La risposta è semplice: i limoni della provincia di Siracusa sono di elevatissima qualità e vengono quasi tutti esportati. I siciliani – a parte i siracusani, ma non tutti i siracusani, a quanto pare – dei limoni di Siracusa non sentono nemmeno l’odore.

Da qui il paradosso: la Sicilia, che fino agli anni ’80 del secolo passato produceva il 90% dei limoni italiani, oggi importa limoni da mezzo mondo!

Nel 2016, in un centro commerciale di Palermo, abbiamo notato che, a fine Agosto, i limoni venivano venduti a 3 euro e mezzo al Kg!

Tre anni fa abbiamo intervistato il professore Antonino Bacarella, economista agrario. La sua intervista è ancora attuale e spiega molto bene ancora oggi il perché i siciliani portano in tavola limoni non siciliani, trattati con chissà quali sostanze chimiche: in alcuni casi – come è stato accertato a Siracusa – trattati con l’Imaxalil, una sostanza cancerogena.

Tre anni fa abbiamo chiesto al professore Bacarella: professore, dove sono finiti tutti i limoni della Sicilia?

“E’ una bella domanda – ci ha risposto il docente presso la facoltà di Agraria di Palermo -. Se proprio dobbiamo individuare la genesi della crisi, dobbiamo tornare indietro di oltre trent’anni, ai primi anni ’80 del secolo passato, quando andava in scena quello che, con una parola del dialetto siciliano molto efficace, veniva chiamato scafazzo. C’era una sovrapproduzione di agrumi. E la Comunità Economica Europea pagava i produttori per ritirare dal mercato la produzione in eccesso. Gli agrumi venivano portati in particolari centri – chiamati centri Aima – e venivano distrutti. Da qui sono iniziati i problemi, perché molti agricoltori, anche perché mal consigliati dai dirigenti delle associazioni dei produttori di agrumi, invece di produrre per il mercato, misurandosi con le regole del mercato, hanno preferito continuare a produrre per lo scafazzo. Ovviamente, i giardini di agrumi, compresi quelli di limoni, venivano curati poco, se non abbandonati”.

E infatti a Bagheria, a Santa Flavia e in altri centri del Palermitano i ‘giardini’ di limoni sono stati abbandonati.

Tre anni fa abbiamo chiesto al professore Bacarella cos’è avvenuto dopo la fine dello scafazzo. Ci ha risposto così.

“Credetemi: di certi argomenti non mi va più di parlare. Ho lavorato per decenni per cercare di cambiare il corso delle cose. Nell’agrumicoltura e, in generale, nell’agricoltura siciliana. Ma, a parte una breve parentesi in cui la politica nazionale e regionale ha provato ad affrontare i problemi dell’agricoltura, ho registrato il vuoto. Sul fronte politico ricordo gli anni della presidenza della Regione di Rino Nicolosi, il ruolo attivo dell’allora assessore Calogero Lo Giudice e del Ministro dell’Agricoltura Calogero Mannino. Poi, lo ribadisco, il vuoto”.

Abbiamo chiesto anche di chi son le responsabilità della crisi del limone in Sicilia:

“Ci sono responsabilità a tutti i livelli – ci ha risposto il professore Bacarella -. E’ inutile che diamo la colpa agli altri. Anch’io rimango amareggiato quando penso a cos’era la limonicoltura siciliana degli anni passati, con  tutti i problemi che si dovevano risolvere, certo: ma era una grande realtà. Da migliorare, senza dubbio. Ma c’era”.

Il professore Bacarella, tre anni fa, ci parlava del successo della coltura del limone a Siracusa.

“Il punto è sempre quello – ci diceva il docente -: lì gli agricoltori hanno saputo scommettere. E hanno vinto. Infatti a Siracusa il limone può contare sull’IGP, l’Indicazione Geografica Protetta”.

Pensate un po”: a Siracusa e dintorni, con la grande produzione di limoni che c’è, nei mercati locali, si vendono limoni che arrivano da chissà dove.

E nel resto della Sicilia – a parte alcune aree dove ancora resistono piccole coltivazioni di limoni – che limoni arrivano sulle nostre tavole? meglio non farsi certe domanda…

Foto tratta da PasamAgrumi

 

 

 

 

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