Caro Giletti, lei è solo fazioso, altro che amore per la Sicilia!

Caro Giletti, lei è solo fazioso, altro che amore per la Sicilia!
8 ottobre 2019

Il segretario regionale del SIFUS Consorzi di Bonifica, Ernesto Abate, dopo la puntata di “Non è l’Arena” ha commentato in modo critico i toni e i contenuti della trasmissione in una lettera aperta che abbiamo letto su Facebook e che pubblichiamo

di Ernesto Abate

Purtroppo l’ho visto e ascoltato per la prima volta ed ho trovato un Massimo Giletti giornalista semplicemente “fazioso”.

Il significato della parola “fazioso” dimostra quanto sia improbabile che lui ami la Sicilia e lo dimostra già nel concetto stesso con il quale definisce di diversa importanza la ricostruzione del ponte #Himera sull’autostrada CT-PA distrutto 5 anni fa e bloccato nella ricostruzione, rispetto al ponte #Morandi distrutto un anno fa e che congiunge l’Italia alla Francia e pronto per la ricostruzione.

Mi domando, caro Giletti: quanti anni bisogna attendere per la ricostruzione del ponte #Himera secondo il suo insindacabile giudizio e valutazione d’importanza per essere degno di ricongiunge Catania a Palermo? È sicuro di amare la Sicilia come dichiara lei e non fare distinzione faziosa tra Nord e Sud?

In Sicilia si parla di costi, di precariato ed un #esercitodiforestali…. ma il giornalista Giletti sa bene che il precariato nasce come soluzione al blocco delle assunzioni che è avvenuto in Italia e non solo in Sicilia per il contenimento della spesa per il personale, in particolare quella conseguente all’immissione di nuovo personale, che aveva raggiunto livelli rilevanti nel corso degli anni ’90.

Secondo un disegno oramai affermato, infatti, il legislatore ha individuato nel settore del personale uno dei principali ambiti di intervento al fine del controllo e della razionalizzazione della spesa pubblica. Vorrei ricordare a Giletti, e a chi se ne fosse dimenticato, che quell’esercito negli anni ’90 era presente in tutta Italia e non solo in Sicilia!

Tra l’altro, il metodo di assunzione con contratti di lavoro a tempo determinato perpetrati negli anni creò una società di precari: metodo introdotto dal Governo nazionale e non solo per essere utilizzato in Sicilia…

Quindi è l’uso dell’eccessiva frammentazione del lavoro che si è adottato che ci ha portato a veder dividere il lavoro di un individuo nel corso di un anno, con la stessa proporzione della esiguità del periodo di lavoro assegnato individualmente; dovendo così di fatto moltiplicare le assunzioni di personale ❌ 2, ❌ 3, ❌ 4, in modo da raggiungere e ricoprire un intero anno di lavoro equivalente!

Nel corso degli anni si sono identificati dei recinti contenenti le diverse tipologie di contratti di lavoro, definendo dei cosiddetti bacini sempre crescenti e incontrollabili per costi e gestione, in quanto, per naturale avvicendamento del personale in quiescenza, si sono sempre più svuotate negli anni le piante organiche, ed il personale precario e/o stagionale relegato ad un ruolo marginale nel tessuto aziendale è stato impossibilitato al subentro e alla corretta formazione professionale e quindi al ripristino funzionale.

Gli ex Pip, la Formazione, i Forestali e le Partecipate in genere con il personale stagionale, sono e sono stati dei sistemi di ammortizzatori sociali utilizzati per l’integrazione della società nel mondo del lavoro, in una terra che negli anni ’90 era in preda al sistema malato del lavoro sottopagato che ha alimentato la povertà sociale ed il lavoro nero.

A causa delle discontinuità e dell’incertezza tra un periodo di lavoro e l’altro,
caro Giletti, quei lavoratori, che nella maggior parte dei casi lavorano per tre mesi l’anno e non tutti, per sei mesi l’anno come nel caso dei Forestali e che non sono né 24000 come dichiara lei che nella stessa puntata… ma sono poco più di 20.471. Pur sempre un gran numero di persone che lei identifica come costo e non come risorse!

Sì, Giletti, si tratta di vere e proprie risorse. I Forestali – che in una terra violentata senza tregua e senza speranze ad oggi subisce lo spopolamento, la desertificazione e gli effetti del dissesto idrogeologico – potrebbero rappresentare complessivamente un team di #lavoratorisalvambiente che, se introdotti in un percorso virtuoso e di stabilità, renderebbero più sicura e più vivibile una terra che lei stesso dichiara di amare!

Tra le partecipate le è sfuggito di annoverare i Consorzi di Bonifica, per i quali la nostra O.S. Si.F.U.S (sindacato di base fondato sull’unità e la stabilizzazione) si occupa di tutelare, predisponendo un testo di riforma e lottiamo affinché mediante una buona riforma si possa affrontare la problematica legata agli agricoltori. Allo stesso modo con il ddl 104 di iniziativa popolare si propone di riformare il settore Forestale, rendendolo virtuoso ed indispensabile anche in termini di sicurezza per l’ambiente!

Purtroppo è necessario dover partire da un punto fermo: e da quello si deve partire per dare un nuovo indirizzo alla Sicilia e una corretta collocazione strategica. Ma nel programma televisivo #Non è l’arena non è possibile intervenire senza essere prontamente interrotti, soprattutto quando l’argomento prende una piega diversa rispetto a quanto Lei voglia far emergere!

Da qui la faziosità del programma che, in questo caso, tende a prendersi beffa della Sicilia… e dei siciliani!

La invito a modificare il suo schema televisivo per essere più costruttivo nella società e per evitare quelle discriminazioni tra Nord e Sud che sono stati più volte rimarcate nel corso della serata dagli ospiti e in sala dagli spettatori con i loro applausi, creando una tendenziosa scollatura mediatica.

Su una cosa, però, le do ragione, Giletti: e riguarda la politica, quella inetta: quella sì che va radiata! Lì bisogna intervenire con una degna legge elettorale, mediante l’eliminazione del voto segreto, il divieto del cambia casacca, il divieto di ribaltone, lo sbarramento al 5% per evitare inutili e tendenziosi e dannosi frazionamenti, tempi certi per l’approvazione e l’attuazione delle leggi!

Giletti, mi permetta di osservare la questione dell’Autonomia siciliana che non è il male della Sicilia, ma probabilmente lo è la sua mancata applicazione.

Foto tratta da La Sicilia

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