Glebalizzazione: la produzione seriale di nuovi servi sfruttati, sottopagati e precarizzati

Glebalizzazione: la produzione seriale di nuovi servi sfruttati, sottopagati e precarizzati
27 settembre 2019

Questo è il tema del libro del filosofo marxista, Diego Fusaro. In questo scritto l’autore affronta un tema che, ad esempio, i socialisti europei del PSE – oggi al soldo dell’Unione Europea dell’euro controllata dai liberisti – hanno rimosso: l’eliminazione, su scala planetaria, dei diritti sociali. Grazie anche a quelli che Antonio Gramsci definiva gli “scrittori salariati”: gli intellettuali (o presunti tali) al servizio dei potenti  

Oppressi e oppressori: categorie che esistono in pratica da sempre, e che da sempre sono in conflitto. Eppure, oggi di lotta di classe si legge solo sui libri di storia. Com’è possibile? Guardandoci intorno, possiamo dire davvero che quella frattura in apparenza insanabile sia stata invece sanata?

Il tema è affrontato dal filosofo marxista Diego Fusaro nel volume Glebalizzazione – la lotta di classe al tempo del populismo (Rizzoli editore).

Tema molto attuale in un momento storico in cui, per l’appunto, cercano di farci credere che la lotta di classe sia scomparsa. Infatti la caduta del Muro di Berlino non ha segnato solo la sconfitta del socialismo reale, ma anche il passaggio dal pensiero dominante al pensiero unico: il nuovo ordine mondiale ha imparato a inoculare nelle masse un paradigma mentale concepito a propria immagine e somiglianza.

Alla fine, il Servo ha fatto sua la visione del Signore. Il trionfo dell’élite sulle classi popolari è stato reso possibile dall’operato degli intellettuali, che hanno glorificato la tirannia dei mercati; è grazie a questi imbonitori se i signori del global order dominano oggi a livello materiale e culturale.

Ma quella che ci hanno insegnato a chiamare “mondializzazione” è, in realtà, una rimozione dei diritti su scala planetaria, una glebalizzazione: la produzione seriale di nuovi servi sfruttati, sottopagati e precarizzati.

Come spezzare, allora, le catene di questa nuova sudditanza? Rimettendo il popolo al centro di un progetto politico e sociale internazionalista, ma non mondialista, teso a creare un nesso solidale tra nazioni sovrane, democratiche e socialiste.

Lucido nell’analisi e sempre controverso nelle conclusioni, uno dei filosofi più attenti alla modernità ci guida alla scoperta delle disastrose conseguenze della mondializzazione – incarnata nel pensiero unico politicamente corretto ma eticamente corrotto – e del suo solo antidoto: la rivolta del populismo sovrano.

Foto tratta da Greenreport

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