Smantellamento sportelli bancari in Sicilia: il Governo regionale ha qualcosa da dire?

Smantellamento sportelli bancari in Sicilia: il Governo regionale ha qualcosa da dire?
26 settembre 2019

La denuncia della FABI siciliana. Carmelo Raffa: “Molti sportelli bancari nei piccoli centri della Sicilia sono stati creati per contrastare il fenomeno dell’usura. Oggi, nonostante le Banche incrementino i propri utili grazie anche ai clienti dei piccoli centri della nostra Isola, giorno dopo giorno abbandonano i territori chiudendo i propri sportelli”. Il silenzio del Governo regionale e l’interrogazione di Giuseppe Lupo (PD)

Smantellamento sportelli bancari in Sicilia: fenomeno preoccupante perché a farne le spese sono i cittadini e quelli meno benestanti, a cominciare dai pensionati che, nei piccoli Comuni, già constatano l’assenza di sportelli bancari e, in alcuni casi, anche di Uffici postali.

Un allarme lanciato dai Sindacati e, in particolare dalla FABI, la Federazione Autonoma Bancari Italiani che, da anni, lamenta questo triste fenomeno che nei fatti causa l’espandersi dello squallido fenomeno dell’usura.

Leggendo la storia del credito in Sicilia, afferma il Coordinatore della FABI Sicilia Carmelo Raffa, “ci si accorge che molti sportelli bancari nei piccoli centri erano stati creati proprio per contrastare il fenomeno dell’usura. Oggi, nonostante le Banche incrementino i propri utili grazie anche ai clienti dei piccoli centri della nostra Isola, giorno dopo giorno abbandonano i territori chiudendo i propri sportelli”.

“Ciò avviene – aggiunge Raffa – marcatamente in Sicilia, dove si assiste alla chiusura continua di filiali e agenzie. Unicredit, che ha assorbito gli sportelli ex Banco di Sicilia, ex Sicilcassa, ex Banco di Roma e ex Credito Italiano, merita senza dubbio alcuno il titolo di campione delle chiusure di sportelli bancari in Sicilia. Anche Intesa San Paolo va ricordata per la chiusura quasi totale delle dipendenze dell’ex Banca Nuova. Anche Banco BPM, Monte dei Paschi e Carige meritano un premio per le chiusure”.

La Carige ha preannunciato nei giorni scorsi che intenderebbe chiudere gli unici sportelli esistenti a Siracusa, Ragusa e Terrasini più uno a Messina e uno a Palermo.

La FABI Sicilia ieri ha lanciato un appello – a firma del proprio coordinatore, il citato Carmelo Raffa – alle Istituzioni nazionali e regionali affinché intervengano per evitare il perpetuarsi dello scempio sportelli.

Si constata che, al riguardo, alcuni politici di buona volontà hanno richiesto al presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che oltretutto conosce bene le Banche per esserne stato dipendente, di fare proprio l’appello lanciato qualche mese fa dai Sindaci della Sicilia attraverso l’ANCI e di avviare una battaglia politica con i Gruppi Bancari affinché non solo si metta fine all’abbandono dei territori, ma anche per riaprire gli sportelli chiusi nei piccoli centri.

La FABI dà atto al Partito Democratico di aver risposto prontamente all’appello presentando un’interrogazione, a firma del capogruppo Giuseppe Lupo e di tutti i parlamentari PD all’Ars, ed auspica che tutti i parlamentari di Sala d’Ercole facciano altrettanto. L’organizzazione sindacale si augura, poi, che il Governatore Nello Musumeci recuperi il tempo perduto e intraprenda una giusta battaglia per la Sicilia ed i siciliani.

“Occorre che il governo della Regione intervenga per impedire il ridimensionamento della presenza di banca Carige in Sicilia che avrebbe conseguenze negative sul tessuto produttivo e sui lavoratori – dice Giuseppe Lupo, primo firmatario di un’interrogazione, sottoscritta da tutti i parlamentari PD -. La riorganizzazione aziendale annunciata dall’Istituto Carige, di cui apprendiamo dai mezzi di informazione, prevede la chiusura delle filiali di Siracusa e Ragusa oltre a quelle di Terrasini, Messina e Palermo: 800 esuberi e mobilità dei lavoratori”.

“La ristrutturazione – dice sempre Lupo – colpirebbe pesantemente il tessuto produttivo siciliano costretto a fare i conti con un ridimensionamento della presenza della Banca sul territorio, e con una riduzione dei servizi a cittadini ed imprese. E’ indispensabile che il governo regionale monitori la crisi del settore, che per altro ha già interessato altri importanti gruppi bancari, intervenendo nel modo più appropriato per impedire la chiusura degli sportelli bancari e tutelare una presenza organizzata che giovi alla salvaguardia dei livelli occupazionali e, contestualmente, sia funzionale alla crescita e al mantenimento dell’apparato produttivo che con il mondo del credito deve interfacciarsi”.

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