Torna Padre Sorge e attacca Renzi. Ciò significa che Renzi avrà successo e vincerà le elezioni!

Torna Padre Sorge e attacca Renzi. Ciò significa che Renzi avrà successo e vincerà le elezioni!
23 settembre 2019

Conoscendo Padre Bartolomeo Sorge dagli anni in cui a Palermo ‘pilotava’ il Centro Arrupe, ne sappiamo abbastanza per avvertire i nostri lettori, i siciliani e il PD che, di solito, si verifica l’esatto contrario di quello che dice questo gesuita con il pallino della politica…  

Ricordate Padre Bartolomeo Sorge? Ai giovani siciliani, con molta probabilità, non dice nulla. A chi come noi ha cominciato l’attività giornalistica nell’ormai lontano 1978, il nome di questo gesuita dice tanto. E in questo tanto, con rispetto parlando – e parlando di politica – non c’è molto di buono da ricordare. Anzi. E proprio perché lo conosciamo bene, leggendo le sue dichiarazione con le quali stronca Matteo Renzi e il suo nuovo soggetto politico ‘Italia Viva’, ci sorge purtroppo il dubbio – per noi molto amaro – che Renzi abbia fatto bene e che prenderà una barca di voti. 

I lettori – soprattutto i più giovani – diranno: perché? La risposta è semplice: perché Padre Bartolomeo Sorge e i gesuiti di Palermo degli anni ’80 del secolo passato che filosofeggiavano insieme a lui non ne hanno azzeccata una. E, quel che è peggio, si è sempre verificato l’esatto contrario di quanto teorizzato da questi prelati politicizzati.

Ma andiamo ai fatti.

Nel 1978 un gruppo di cattolici di Palermo era in polemica con la DC. In realtà, avrebbero dovuto prendersela con Vito Ciancimino, che in quegli anni era il responsabile degli enti locali nella Democrazia cristiana provinciale di Palermo. Ma loro preferivano mantenersi sul generale…

Questa è già la prima nota stonata. Il 1978 è l’anno dell’uccisione di Aldo Moro. Certo, passeranno decenni per accertare che dietro questo delitto c’era, come dire?, un’organizzazione internazionale che aveva come obiettivo finale la lenta agonista dell’Italia, sino al dissolvimento del nostro Paese (attualmente siamo nella fase di agonia).

Cose che lo stesso Moro, da prigioniero, con le sue lettere – che vanno rilette alla luce di quanto è avvenuto dopo Tangentopoli e con la nascita della moneta unica europea – aveva in parte anticipato, con un linguaggio che non poteva essere esplicito: scenari che poi, puntualmente, si sono materializzati.

“Questo Paese non si salverà – scriveva Moro – la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

E’ nato in Italia un “nuovo senso del dovere”? Non ci sembra proprio! Il nostro Paese ha perso la sovranità monetaria, ha perso la sovranità politica (i Governi italiani non possono più nominare il Ministro dell’Economia!) e, tra globalizzazione dell’economia e  CETA, l’Italia sta perdendo anche la sovranità alimentare.

In quegli anni ci sarebbe voluta l’unità del mondo cattolico: invece, morto Moro, ucciso il presidente della regione siciliana, Piersanti Mattarella, i gesuiti di Palermo hanno continuato ad aprire fronti conflittuali, talvolta contro i cattolici, poi, a partire dal 1987, anche contro il Partito Socialista di Bettino Craxi.

Allora Padre Sorge era il responsabile del Centro Arrupe di Palermo, mentre un altro gesuita di ‘frontiera’, Padre Ennio Pintacuda, faceva il battitore libero. Chi scrive ha sempre inquadrato certi gesuiti di Palermo come l’equivalente, in politica, di quello che Giovan Battista Marino era nella letteratura italiana:

“…È del poeta il fin la meraviglia
(parlo de l’eccellente e non del goffo):
chi non sa far stupir, vada alla striglia!”

scriveva questo ‘sommo’ poeta dello stupore fine a se stesso.

Un atteggiamento simile, in politica, tenevano questi gesuiti del capoluogo della Sicilia dai quali, messi alle strette, alla fine, non si ricavava nulla di più della “meraviglia” fine a se stessa…

Anche ai gesuiti di Palermo di quegli anni dobbiamo l’antimafia delle parole di Leoluca Orlando che, in un trentennio, ha completamente distrutto la sinistra del capoluogo siciliano, che ormai non esiste più e vive di ricordi, mendicando poltrone all’eterno sindaco di una città allo sbando.

Politicamente ‘entropici’, questi gesuiti che calcavano le scene della politica di quegli anni presentavano – sempre all’insegna della dissoluzione della politica, naturalmente – tratti diversi. Se Padre Sorge ha sempre mantenuto lo spirito ‘millenaristico’ che oggi ripropone con il suo vaticinio su Renzi, Padre Pintacuda era invece ‘filogeneticamente’ più ‘plastico’: tant’è vero che negli anni ’90 riscuoteva le simpatie di Forza Italia, forza politica che ha fatto alla nostra Isola quello che Leoluca Orlando ha fatto alla sinistra di Palermo…

Oggi padre Sorge torna a pontificare di politica attaccando Renzi:

“Da un punto di vista di scienza politica – dice di Renzi Padre Sorge nell’intervista all’Adnkronos – la sua è una vera immaturità: mentre sta decollando un governo unito per una battaglia importante, si va a dividere una settimana dopo la partenza. Questo è politicamente immaturo e irresponsabile. Quel che più mi fa impressione è che questo non è un fenomeno unico”.

Deduzione: se padre Sorge – da quello che si capisce – è uno sponsor del Governo Conte bis, considerato che si è sempre verificato l’esatto contrario delle sue previsioni, possiamo considerare l’attuale Governo tra PD e grillini già in fase di disfacimento.

Quanto a Renzi, lo ribadiamo, il fatto che Padre Sorge ne parli male, significa – purtroppo – che avrà successo!

 

 

 

 

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