A proposito dei medici di Pronto soccorso della Sicilia

A proposito dei medici di Pronto soccorso della Sicilia
12 settembre 2019

Il Governo regionale, di fronte ai problemi dei Pronto soccorso della Sicilia ha adottato alcune scelte in ordine alla formazione e all’utilizzazione dei medici in questo delicato settore del mondo della sanità isolana. In questo articolo due sindacalisti della CGIL siciliana che si occupano di sanità spiegano perché sono d’accordo, e illustrano i punti salienti del percorso che si sta seguendo 

da Renato Costa, Segretario FP-CGIL Medici Sicilia
e da Gaetano Agliozzo, Segretario Generale FP-CGIL Sicilia
riceviamo e pubblichiamo

Tra i tanti problemi che affliggono la sanità siciliana il Pronto soccorso rappresenta l’epifenomeno di un sistema in crisi. Infatti l’assoluta assenza della medicina territoriale nella nostra regione (PTA, PTE ecc. sono da noi solo acronimi assolutamente privi di contenuto) determina che il paziente siciliano ha una sola possibilità di trovare risposte al proprio bisogno di salute e cioè rivolgersi al Pronto soccorso, anche se ciò significa attese di molte ore e spesso senza neanche la possibilità di avere un posto dove sedersi.

Tale enorme richiesta di assistenza grava su pochi colleghi che eroicamente continuano a presidiare la prima linea della medicina con spirito di abnegazione, esposti (molto più di altri colleghi) alle aggressioni di persone esasperate dalle attese infinite alle quali non riusciamo a dare risposte concrete con incremento degli organici.

Sono oramai innumerevoli i concorsi per le aree di emergenza che vanno deserti anche quanto si offre un impiego a tempo indeterminato. Appare opportuno ricordare che in Sicilia non esistono specialisti in medicina di Urgenza e Pronto soccorso e l’unica Scuola di Specializzazione di Catania formerà 4 specialisti l’anno a fronte di una necessità ad oggi di circa 300 professionisti.

Ora, non sta a noi, in questa sede, individuare le responsabilità che hanno determinato una tale situazione, ma certo sta a noi occuparci di contribuire alla risoluzione di quella che rappresenta una vera e propria emergenza.

Di fronte ad una condizione che sembra priva di soluzione a breve termine ci viene proposto di condividere un “piano straordinario per il reperimento di personale medico per il sistema urgenza emergenza regionale” che prevede la possibilità di coinvolgere personale medico non specializzato (che grazie alla miope visione di chi ha voluto imbuti formativi alle Scuole di Specializzazione e sempre più numerosi) in un percorso di formazione retribuito presso preso aziende o enti del SSR.

Si tratta di un intervento a carattere straordinario distinto in due fasi: una di 360 ore di formazione (150 di tirocinio e 210 di didattica in 5 mesi) svolta ai sensi dell’art.96 del vigente accordo collettivo nazionale per la Medicina Generale, e questa prima fase già adesso permette ai medici non specialisti di lavorare nei PTE e nelle ambulanze; e una fase successiva che permette al medico provvisto di idoneità di dichiarare la propria disponibilità a proseguire il percorso formativo.

Ciò potrà avvenire limitatamente al reale fabbisogno dei medici dell’emergenza, e prevede un tirocinio di 3.000 ore di formazione distribuite in 24 mesi. Per tale motivo viene riconosciuta una indennità di formazione di 22.700,00 euro lorde per anno, come previsto dall’art.2 del DPCM 7 marzo 2007, cioè lo stesso importo degli specializzandi, e con uguale copertura assicurativa.

E’ questa la soluzione a tutti i problemi che magicamente saranno risolti? Ovviamente no!

Ma non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni.

Un grande numero di medici non ammessi alle scuole di specializzazione lavorano in atto presso strutture private, sottopagati, sfruttati e spesso con contratti capestro.

La formazione professionale presso strutture del SSR è un importante arricchimento del processo formativo del medico, soprattutto quando è, come in questo caso, assolutamente deficitaria quella universitaria.

Le tutele e gli istituti riconosciuti a questi tirocinanti sono mutuati dalla disciplina prevista per gli specializzandi. Non si comprende quindi per quale ragione tali tutele, recepite dal Corso proposto dalla Regione siciliana, siano prive di efficacia e di dignità mentre quando si fa riferimento ai Corsi di specializzazione gestiti dalle Università le stesse siano invece notoriamente adeguate.

Così come non si comprende per quale ragione un tutor sanitario sia inferiore o meno capace di un tutor universitario considerato che, ad oggi, la gestione della Scuola di Specializzazione è di fatto affidata quasi esclusivamente al personale ospedaliero in servizio nelle Aziende Ospedaliere Universitarie.

Il vero problema è avere la capacità di guardare oltre, di avere percorsi formativi universitari adeguati e congrui, di razionalizzare le risorse del SSR, di tendere al continuo miglioramento dell’offerta sanitaria in risposta ai bisogni di salute e soprattutto di assumersi la responsabilità dei processi decisionali.

E’ per questo che abbiamo condiviso il percorso proposto, coscienti dei limiti presenti, ma coscienti anche che questa soluzione permetterà di superare l’emergenzialità del momento e ci metterà in condizioni di avere il tempo di operare per la soluzione strutturale del sistema, come ripetutamente richiesto dalla CGIL Fp Nazionale e a tutt’oggi disatteso.

Consapevoli del percorso intrapreso, nell’interesse dei pazienti e nella difesa ad oltranza della dignità e delle professionalità dei colleghi medici, Noi ci siamo!

 

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