Libero Quotidiano: quanta disinformazione e quante inesattezze sul Sud e sulla Sicilia!

Libero Quotidiano: quanta disinformazione e quante inesattezze sul Sud e sulla Sicilia!
10 settembre 2019

Un articolo che abbiamo letto ieri su ‘Libero Quotidiano’ ci dà la misura della disinformazione che il Nord cerca in tutti i modi di spandere a piene mani sulla cosiddetta Autonomia differenziata (leggere ‘Secessione dei ricchi’) e sulla Sicilia. E’ incredibile come davanti a fatti oggettivi la realtà venga distorta per fini di parte 

Non sappiamo se Libero Quotidiano prende ancora i contributi a fondo perduto dello Stato italiano. Stando ai dati forniti da Money.it a quanto pare sì. Ebbene, dobbiamo dire che i fondi che prende dallo Stato li utilizza molto male, almeno per la parte che riguarda l’informazione sulla Sicilia e, in generale, su Sud Italia.

Ci ha colpito, in particolare, un articolo di ieri dal titolo emblematico:

“Appello a Boccia: ‘Dai l’autonomia a lombardi e veneti o levala alla Sicilia’”.

Agli amici di Libero Quotidiano va detto che un Ministro non ha alcun potere per togliere l’Autonomia alla Sicilia!

Un testo di storia e, magari, anche un testo di Diritto costituzionale darebbe ai bravi ma un po’ confusi colleghi di Libero Quotidiano l’opportunità di scoprire che l’Autonomia siciliana precede di un anno e mezzo la Costituzione italiana; e che la stessa Autonomia siciliana è stata ‘costituzionalizzata’: in pratica, è entrata a far parte della Costituzione italiana.

Se ne deduce che per togliere l’Autonomia alla Sicilia ci vorrebbe una legge costituzionale!

Scrive Libero quotidiano:

“Modesta domanda: ma se non vogliono dare l’autonomia a Veneto e Lombardia perché invece la lasciano a chi ha sempre mal utilizzato quel privilegio costituzionale? Tipo, la Sicilia?”.

In queste tre righe l’autore dell’articolo ammette una verità, là dove considera l’Autonomia di Lombardia e Veneto – e magari anche quella dell’Emilia Romagna e forse anche della Liguria, se è vero che il presidente di questa Regione, Giovanni Toti, vuole un referendum – un “privilegio costituzionale”.

Ora, se è un “privilegio costituzionale”, significa che, con l’Autonomia differenziata, le Regioni del Nord si vogliono prendere qualcosa. Togliendola a chi?

Nell’articolo si dice che i maggiori introiti che con l’Autonomia differenziata arriverebbero al Nord deriverebbero dai “risparmi” dello stesso Nord.

In realtà, con l’Autonomia differenziata le Regioni del Nord – che sono più ricche delle Regioni del Sud – andrebbero ad azzerare o quasi i fondi che sostengono la cosiddetta Fiscalità generale dello Stato italiano.

E’ chiaro, infatti, che le Regioni che hanno un reddito pro capite più elevato pagano più imposte e più tasse! La verità è che con la storia del Residuo fiscale il Nord sta provando, ancora una volta, a spennare il Sud.

Il Residuo fiscale, per definizione, è “la differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese”.

I signori del Nord, che con l’Autonomia differenziata si vorrebbero tenere tutto il Residuo fiscale, si dovrebbero chiedere perché il loro residuo fiscale è così alto e perché, invece, nel Sud è basso.

Quando noi scriviamo che, dal 1860, l’Italia deruba il Sud non lo facciamo solo perché siamo appassionati di storia: lo facciamo, o meglio, lo denunciamo, perché, ancora oggi, è così!

Sono dati oggettivi: il Mezzogiorno ha ricevuto dallo Stato italiano e continua a ricevere dallo Stato italiano meno rispetto a quanto ricevono le Regioni del Centro Nord Italia.

Bisogna essere veramente in malafede per negare questo dato – ribadiamo – oggettivo, ma così oggettivo che più oggettivo non si può!

Ed è proprio per questo – per ripristinare l’equità – che è nato e si va radicando il Movimento 24 agosto che il mese prossimo, a Cosenza, si strutturerà in un vero e proprio Movimento politico del Sud!

La verità è che i politici delle Regioni del Nord Italia sono terrorizzati: hanno provato a tenersi il Residuo fiscale ignorando i Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni.

I presidente delle Regioni Lombardia (Attilio Fontana), Veneto (Luca Zaia), Emilia Romagna (Stefano Bonaccini) e adesso anche il presidente della Regione Liguria (Giovanno Toti) sanno benissimo che, tenendosi tutto il Residuo fiscale, andranno a togliere i fondi alla scuola e alla sanità delle Regioni del Sud.

E non gliene frega niente se, da sempre, le loro Regioni hanno avuto di più dallo Stato italiano: adesso c’è il rigore economico dell’Unione Europea e vogliono far pagare al Sud tutto il peso delle politiche di rigore della UE. Egoismo allo stato puro!

In tutto questo c’è anche un passaggio dell’articolo di Libero quotidiano che, sulla Sicilia, informa in modo errato.

“Perché la Sicilia merita l’Autonomia?”, scrive questo giornale. Torniamo alla storia, che gli amici di questo giornale non hanno approfondito.

L’Autonomia i siciliani l’hanno conquistata nel 1946, quando la maggioranza degli abitanti dell’Isola era separatista. L’Italia – che in quel momento era ancora monarchica – fu costretta a ‘patteggiare’ con i separatisti siciliani.

L’accordo che si raggiunse – un accordo di natura ‘Pattizia’ – fu proprio l’Autonomia per frenare i separatisti.

Il sentimento separatista era molto diffuso in quegli anni. Don Luigi Sturzo, con l’autorevolezza di cui godeva in Sicilia, lanciò un messaggio preciso:

“Autonomia sì, separatismo no!”.

Palmiro Togliatti, piombando a Messina in quei giorni, era stato invece possibilista, parlando di “Sicilia Nazione…”.

Che poi i politici siciliani – tranne rarissime eccezioni – abbiano affossato l’Autonomia per interessi personali di bottega, beh, questo è un altro discorso.

C’è un altro passaggio dell’articolo di Libero Quotidiano che è pieno di inesattezze. Leggiamolo insieme:

“Ora, la Corte dei Conti ha appena annunciato altri 400 milioni di buco nel bilancio della Regione Sicilia, per un disavanzo giunto a 7,3 miliardi. Mentre Lombardia, Emilia e Veneto hanno un residuo fiscale che varia dai 18 ai 54 miliardi, la Sicilia è quella che, in assoluto, riceve da Roma molto più di quanto versa: Palazzo dei Normanni ha il dato con il maggior deficit – 10 miliardi e 617 milioni e questo nonostante il livello altissimo delle tasse locali. 4,84% rispetto al 3,88% delle altre Regioni a Statuto speciale. Ogni anno servono 5 miliardi extra per coprirne il fabbisogno siculo. Senza contare altri dettagli dei politici dell’isola che ai cittadini normali fanno intorcinare le budella”.

Ci dispiace smentire Libero Quotidiano, ma la Sicilia non è la Regione italiana che “in assoluto, riceve da Roma molto più di quanto versa”.

Secondo quanto prevede lo Statuto autonomistico siciliano, Roma non dovrebbe versare nulla alla Sicilia. Dovrebbe essere l’esatto contrario: la Sicilia dovrebbe avare una propria Agenzia delle Entrate e versare allo Stato quanto previsto dallo Statuto.

Secondo lo Statuto, la Sicilia dovrebbe tenersi il 100% dell’IVA e dell’IRPEF maturato in Sicilia: e ciò non è mai avvenuto! Lo Stato ha sempre trattenuto, in violazione dello Statuto una parte consistente di IVA e IRPEF di pertinenza regionale!

Nel 2016 – con il voto dei parlamentari nazionali siciliani di centrosinistra, PD in testa – lo Stato ha stravolto le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Stato e ha aumentato le quote di IVA e IRPEF che si trattiene!

Il Parlamento italiano, con una legge che ha stravolto le norme di attuazione di un articolo dello Statuto siciliano, ha aggirato lo stesso Statuto siciliano violandolo!

Senza scomodare l’articolo 38 dello Statuto, su quale torneremo un’altra volta, senza scomodare i soldi che lo Stato ruba alla sanità pubblica siciliana, c’è un passaggio che i signori di Libero Quotidiano non sanno.

Intuendo che l’Italia avrebbe trattato il Sud come una colonia anche con l’avvento delle Repubblica – cosa che si è puntualmente verificata – i padri costituenti della Sicilia approvarono l’articolo 37 dello Statuto (che a Roma non piaceva affatto!) in base al quale viene stabilito che le imprese non siciliane che hanno stabilimenti in Sicilia e sede sociale fuori della Sicilia debbono pagare le imposte alla Regione siciliana!

Questo articolo 37 – a nostro modesto avviso – potrebbe diventare un esempio da imitare per tutto il Sud: e ci auguriamo quando nascerà il nuovo soggetto politico del Sud doventi oggetto di riflessione.

Facciamo un paio di esempi. Fino ad oggi i titolari delle raffinerie di idrocarburi che operano in Sicilia hanno inquinato l’ambiente, ma hanno pagato le imposte alle Regioni di provenienza (per lo più la Lombardia).

La stessa cosa è avvenuta in Basilicata con i petrolieri? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che tutte le imprese del Nord che operano in Sicilia – industrie, imprese commerciali, banche, eccetera – pagano le imposte al Nord, in barba a un articolo dello Statuto siciliano: il citato articolo 37.

Ribadiamo: non sappiamo quale sia lo scenario nel resto del Sud. Ma chiedere di estendere ed applicare questo principio al Sud – soprattutto con le imprese che inquinano – potrebbe essere un punto qualificante del nuovo soggetto politico del Sud.

P.s.

Il nuovo ‘buco’ di 400 milioni di euro che la Corte dei Conti ha trovato nei conti della Regione siciliana (e non Regione Sicilia) è il frutto degli scippi finanziari dello Stato! 

QUI L’ARTICOLO DI LIBERO QUOTIDIANO   

 

 

 

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