In crescita il prezzo del grano duro del Sud (tranne che in Sicilia dove…)

In crescita il prezzo del grano duro del Sud (tranne che in Sicilia dove…)
5 settembre 2019

Il prezzo è passato da 18-20 euro al quintale a 26-27 euro al quintale. In Sicilia aumento minimo (il perché lo leggete nell’articolo). La spiegazione dell’aumento del prezzo di Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, senatore e tra i fondatori del Movimento 24 agosto (il nuovo soggetto politico del Sud). Lo scenario globale visto da Mario Pagliaro, secondo il quale il prezzo del grano duro aumenterà ancora  

Finalmente in crescita il prezzo del grano duro del Sud Italia, tranne che in Sicilia, dove l’aumento del prezzo, per vari fattori, è minimo.

Il dato generale – con riferimento al Mezzogiorno, zona d’elezione per il grano duro – è confortante. Dai 18-20 euro al quintale si è passati ai 26-27 euro al quintale di grano duro. E la tendenza è al rialzo.

Da cosa dipende l’aumento del prezzo del grano duro?

“Dipende dal fatto che, adesso, tutti chiedono la rintracciabilità del grano duro – ci dice Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, senatore della Basilicata e protagonista del Movimento 24 agosto, il nuovo soggetto politico del Sud nato alla Grancia di Potenza (qui un’intervista allo scrittore e giornalista Pino Aprile) -. Sono in tanti, oggi – aggiunge De Bonis – a chiedere il grano duro italiano del Sud Italia. Ma, ormai, chi presenta il grano duro ai consumatori dicendo che si tratta di grano duro del Sud Italia lo deve garantire con la tracciabilità”.

Quindi grano duro tracciabile: se vendi grano duro del Sud Italia devi dimostrare da dove arriva. E siccome di grano duro del Sud Italia, in giro, non ce n’è tanto, ecco che il prezzo comincia a crescere.

A De Bonis chiediamo notizia della CUN, la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe eliminare le speculazioni al ribasso sul grano duro.

La legge che ha istituito la CUN è stata approvata dal parlamento nazionale ai tempi del Governo Renzi: ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, né il Governo di grillini e leghisti hanno reso operativa la CUN che, si sa, non piace agli industriali che, ovviamente, hanno tutto l’interesse ad acquistare il grano duro del Sud Italia al prezzo più basso possibile.

“Sotto il profilo amministrativo – ci dice De Bonis – la proceduta è stata incardinata dal passato Governo. Credo che ormai non ci dovrebbero essere problemi”.

Chiediamo: secondo lei il nuovo Governo con il PD farà passare la CUN? De Bonis risponde senza tentennamenti:

“Non credo che potrà opporsi. A mio avviso ormai ci siamo. Credo che la prossima annata la CUN sarà operativa”.

Chi segue l’evoluzione del prezzo del grano, anche se su scala globale, è Mario Pagliaro, he nella vita fa il chimico (è un noto ricercatore del CNR9, ma è anche un appassionato di climatologia. E attraverso la passione per la climatologia segue l’andamento del mercato globale del grano che, ovviamente, in quanto prodotto agricolo, dipende anche dall’andamento climatico.

“Contro #tutte le previsioni, all’infuori di pochissime altre fra cui la nostra, il prezzo del #grano in Italia (e nel mondo) si impenna raggiungendo i 260 EUR/t per il grano duro trattato coi pesticidi di sintesi, e i 405 per quello coltivato in accordo ai principi dell’agricoltura organica e #biologica”.

Quindi 26 euro al quintale per il grano uro tradizionale e poco più di 40 euro al quintale per il grano duro coltivato in biologico.

In effetti, Pagliaro, in tempi non sospetti, quasi due mesi fa, ha previsto l’aumento del prezzo del grano duro per questioni legate al clima e al contesto internazionale. 

Se i prezzi sono questi – il “se” è d’obbligo perché, come vedremo, l’aumento del prezzo del grano duro non è omogeneo nel Sud Italia, zona d’elezione di questo cereale – il prezzo è aumentato, considerato che, da due anni, il prezzo del grano duro del Sud è fermo sui 18-20 euro al quintale.

“I prezzi adesso – prosegue Pagliaro – non faranno che aumentare, mese dopo mese. #Agricoltori siciliani: un consiglio. Conservate il grano e vendetelo #gradualmente, ogni settimana ad un prezzo più alto. Non avete idea di cosa accadrà in Primavera quando le #scorte a livello globale inizieranno a toccare il minimo storico. E non pensiate sia un fatto casuale: #Piantate con urgenza nuovo grano, passando ovunque al biologico e ai #biopesticidi e ai #bioerbicidi come l’acido pelargonico”.

Pagliaro riporta un articolo di Agronotizie nel quale si dà contezza dell’aumento del prezzo del grano duro:

“I prezzi del grano duro fino nazionale al Sud – leggiamo su Agronotizie – tornano a crescere sul mercato all’ingrosso di 5 euro, posizionandosi sui massimi a 260 euro alla tonnellata: quindi ben oltre i livelli del 24 febbraio 2016, quando il pastificabile italiano aveva toccato per l’ultima volta i 255 euro alla tonnellata sui massimi alla Borsa merci di Foggia. Mentre sui mercati all’origine, si legge una tendenza rialzista, soprattutto nelle piazze sondate più di recente da Ismea, come Bari e Matera”.

Insomma, come già ricordato, il prezzo si va attestando intorno a 26 euro al quintale.

“Sempre a Bari, invece – prosegue l’articolo la Borsa merci il 27 agosto vede prezzi stabili per il cereale pastificabile nazionale sull’ultima seduta del 6 agosto, ma complessivamente in aumento di 2 euro a tonnellata rispetto al 30 luglio. Stabili i prezzi del grano duro fino Spagnolo, mentre appare in calo il Canadese di prima qualità. Nel complesso i mercati sembrano aver iniziato a fare propri i segnali provenienti da questa mietitura 2019, improntata a maggiore scarsità di prodotto.

Prezzi anche nel mercato di Foggia (che, per la cronaca, è la piazza più importante d’Italia in materia di grano duro). L’Osservatorio prezzi ha fissato le quotazioni, leggiamo sempre su Agrinotizie, “a 255 euro alla tonnellata di prezzo minimo e 260 di massimo alle condizioni ‘franco partenza luogo di stoccaggio’. Si tratta di valori in rialzo di 5 euro a tonnellata su quelli dell’ultima seduta, quella del 31 luglio 2019”.

Abbiamo raccolto qualche informazione via telefono e ci hanno detto che, a Foggia, il prezzo, come ha ricordato De Bonis, ha toccato anche i 27 euro al quintale.

 

Sempre a Foggia il grano duro biologico ‘viaggia’ tra i 39 e i 41 euro al quintale.

Prezzi in aumento anche a Bari, dove il grano duro ha toccato prezzi che oscillano tra i 26 e i 27 euro al quintale.

Interessante anche il dato sui grani duri esteri:

“In questo mercato – leggiamo ancora su Agrinotizie – sono quotati anche i cereali di provenienza estera: il grano duro Spagnolo, che con proteine al 13% è alla sua quinta quotazione, è stabile a 263,00-268,00 euro a tonnellata dalla seduta del 30 luglio, e si mantiene al di sopra del grano duro Canadese di prima qualità, che con proteine minime al 15% spunta invece 262,00-264,00 euro alla tonnellata, mettendo a segno un ribasso di prezzo di 4 euro alla tonnellata sui minimi e 5 euro sui massimi sulla seduta precedente”.

la notizia, insomma, è che, come ha sottolineato De Bonis, dal mercato al consumo – cioè dai cittadini – comincia a crescere sensibilmente la richiesta di grano italiano del Sud Italia certificato.

A Napoli e, in generale, in Campania, il prezzo del grano duro si attesta intorno ai 27 euro al quintale.

A Matera il prezzo del grano duro si attesta intorno a 25-26 euro al quintale.

A Campobasso il prezzo si mantiene più basso: intorno a 23-24 euro al quintale.

Dagli aumenti del prezzo del grano duro, tanto per cambiare, sembra esclusa la Sicilia.

“Sulle piazze di Palermo e Catania – leggiamo sempre su Agrinotizie – i prezzi del grano duro fino rilevati da Ismea il 20 agosto scorso alle condizioni ‘franco azienda’ risultano attestati a 210 euro alla tonnellata sui minimi ed a 215 euro sui massimi ed in entrambi i casi rimangono stabili sulle precedenti rilevazioni dell’Istituto effettuate il 23 luglio”.

Insomma, in Sicilia il prezzo del grano duro non è più pari a 18-19 euro al quintale. L’aumento c’è, ma è lieve: di appena 2 euro al quintale. Perché? Le spiegazioni possono essere due.

La prima è che l’aumento del prezzo non viene riconosciuto da chi lo acquista.

La seconda spiegazione – che forse è legata alla prima – è che la Sicilia continua ad essere piena di grano duro estero e in presenza di questa offerta – e in assenza di una domanda di qualità – gli agricoltori vengono penalizzati e i commercianti vengono avvantaggiati. Del resto, avendo a disposizione il grano estero che costa meno impongono il prezzo agli agricoltori…

E il grano duro biologico? Di questo parleremo in un altro articolo, perché questo prodotto segue un altro mercato ed è influenzato da altre variabili.

QUI L’ARTICOLO DI AGRONOTIZIE 

Foto tratta da il Sito di Sicilia

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