Il Paese migliore di Conte non ci sarà senza il Sud, il Movimento 24 agosto non darà tregua

Il Paese migliore di Conte non ci sarà senza il Sud, il Movimento 24 agosto non darà tregua
29 agosto 2019

Tante le promesse enunciate da Giuseppe Conte, chiamato a formare il nuovo Governo grillini-PD. Ma, si sa – e soprattutto lo sappiamo noi molto bene al Sud – dalle parole ai fatti c’è di mezzo un antimeridionalismo viscerale. Però questa volta lo scenario cambia: perché sta nascendo un soggetto politico nel Sud – il Movimento 24 agosto – che la politica italiana, nel suo complesso, non potrà ignorare   

di Raffaele Vescera

Un discorso di alto profilo politico, quello di Giuseppe Conte, incaricato premier per un nuovo governo M5s-PD. Parole misurate e in gran parte condivisibili, lontane dagli odiosi toni leghisti, miranti a suscitare paure ingiustificate e odio razziale, provocatori di catastrofi finanziarie e sociali.

Giuseppe Conte ha parlato di “una stagione riformatrice per fare un Paese migliore, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze. Un Paese che abbia un’istruzione di qualità, una ricerca all’avanguardia, infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti prevalentemente con energie rinnovabili, valorizzi i beni comuni, preveda il benessere eco-sostenibile, rimuova diseguaglianze di ogni tipo. Un governo per l’ambiente, la tutela della biodiversità e dei mari, che valorizzi il patrimonio artistico e culturale.

Ancora: “L’Italia dovrà diventare un modello di riferimento per lo sviluppo eco-sostenibile. Che non lasci che le proprie energie giovanili si disperdano fuori dai confini nazionali. Che veda un Mezzogiorno rigoglioso. Un Paese nel quale la pubblica amministrazione non sia permeabile alla corruzione, con una giustizia più equa ed efficiente dove le tasse le paghino tutti, ma proprio tutti, ma le paghino meno”.

Non ha fatto alcun accenno alla questione migranti-sicurezza, né all’autonomia regionale.

Belle parole di certo, quelle di Conte per un Paese che vive la più grande disuguaglianza interna al mondo: la Questione meridionale, frutto di un secolo e mezzo di trattamento coloniale e di razzismo riservato al Sud da parte dello Stato italiano, un Paese ai primi posti al mondo per corruzione politico-finanziaria, per la presenza asfissiante delle mafie e per un neonato sentimento autoritario agitato dalla Lega Nord che, con il pretesto della sicurezza, ripropone vecchi modelli da regime tirannico. Ottimi propositi quelli elencati da Conte, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Italia.

Bene ha fatto Conte a citare la necessità di un “Mezzogiorno rigoglioso”, ma per farlo non bastano i buoni propositi, come far recuperare al Sud il gap di infrastrutture, lavoro, reddito, servizi sociali, dopo tanti anni di abbandono da parte di uno Stato che per un cittadino meridionale ha speso la metà che per uno del resto del Paese?

Non bastano briciole e promesse, per il Mezzogiorno occorre un piano di sviluppo colossale che preveda un programma economico decennale, un progetto di investimenti utili a ridare al Sud quanto finora gli è stato negato. A partire dalle reti ferroviarie ferme all’anteguerra, mentre il Nord viaggia ad alta velocità e si pensa a buttare miliardi di Euro in opere inutili come la Torino-Lione. E mentre Trenitalia, pur società a capitale pubblico, soldi dei meridionali compresi, pensa ad investire in aerei, in Inghilterra e in America, laddove al Sud vi sono regioni prive di ferrovie, strade degne e aeroporti.

Come convincere, ad esempio, l’ex ministro ai trasporti Graziano Delrio, il quale negava la necessità di investire in infrastrutture al Sud? Come raggiungere l’equità per tutti i cittadini se, nei dieci punti per il nuovo governo riportati dal M5s, è stata inserita l’autonomia regionale differenziata, quell’autonomia sostenuta dal Partito unico del Nord, Lega, Forza Italia, PD che, se passasse, legalizzerebbe il furto di 61 miliardi l’anno alle Regioni meridionali?

Bene ha fatto Conte a parlare di un Paese eco-sostenibile, ma questo come si concilia con la permanenza della pestifera ex ILVA a Taranto, con il gasdotto Tap nel Salento e con altre insostenibili realtà devastanti per l’ambiente che il M5s aveva promesso di rimuovere per poi rimangiarsi la parola?

Come affrontare il partito degli affari, di cui ultimamente Matteo Salvini s’è fatto portabandiera, seguito dagli altri partiti nazionali, che intendono spendere 50 miliardi di Euro, massimamente al Nord, in grandi opere utili più a distribuire tangenti che sviluppo?

Conte ha concluso il suo discorso dicendo:

“È il momento del coraggio di disegnare un Paese migliore”.

Bene, il Sud vigilerà sul suo coraggio, sperando che non sia pari a quello manifestato nell’approvare gli anticostituzionali decreti Salvini. In quanto al Sud, è il momento di esibire i muscoli, non si affloscino quelli mostrati il 24 agosto al Parco della Grancia in Basilicata con Pino Aprile, che ha visto nascere un movimento meridionale per la giustizia e l’equità del Paese. Dagli esclusi, i soli ad avere interesse a cambiare lo stato delle cose presenti, può venire un Paese migliore.

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